Il Papa: “Emigrare un diritto, accogliere un dovere”. Ma anche “Proteggere le frontiere”

Pubblicato il 26 Ottobre 2010 12:42 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2010 12:43

Papa Benedetto XVI affronta il delicato tema dell’immigrazione e lo fa cercando di non scontentare nessuno. Nel suo messaggio, sul tema ”Una sola famiglia umana”, per la novantasettesima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 16 gennaio 2011, Ratzinger, infatti, da un lato ribadisce il “diritto all’immigrazione”, dall’altro afferma il “diritto degli Stati a difendere le loro frontiere”.

”Gli Stati – esordisce Benedetto XVI – hanno il diritto di regolare i flussi migratori e di difendere le proprie frontiere, sempre assicurando il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana”. Quanto ai migranti, questi devono “integrarsi nel Paese di accoglienza, rispettandone le leggi e l’identità nazionale”.

Dopo aver spezzato una lancia in favore di chi difende il proprio benessere, però, il Papa ricorda che ‘tutti fanno parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa”. Secondo il Pontefice, in questo concetto ”trovano fondamento la solidarietà e la condivisione”. Spiegando il tema da lui scelto per il messaggio, Ratzinger parla di ”una sola famiglia di fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più multietniche e interculturali, dove anche le persone di varie religioni sono spinte al dialogo, perche’ si possa trovare una serena e fruttuosa convivenza nel rispetto delle legittime differenze”.

La Chiesa, aggiunge il Pontefice, dice no a ”ogni egoismo nazionalista” e riconosce quello a emigrare come ”un diritto di ogni uomo”, ma la necessità dell’accoglienza va coniugata con quella di ”una vita dignitosa e pacifica” sia per i migranti che per gli abitanti dei Paesi di arrivo. Benedetto XVI cita i suoi predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II per sostenere che ”il bene comune universale abbraccia l’intera famiglia dei popoli, al di sopra di ogni egoismo nazionalista”, ed è ”in questo contesto che va considerato il diritto ad emigrare”: ”La Chiesa lo riconosce ad ogni uomo, nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio Paese e possibilita’ di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita”.

Al tempo stesso, però, ”gli Stati hanno il diritto di regolare i flussi migratori e di difendere le proprie frontiere, sempre assicurando il rispetto dovuto alla dignita’ di ciascuna persona umana”. Gli immigrati, inoltre, ”hanno il dovere di integrarsi nel Paese di accoglienza, rispettandone le leggi e l’identita’ nazionale”. Si trattera’ allora, aggiunge Ratzinger citando Wojtyla, ”di coniugare l’accoglienza che si deve a tutti gli esseri umani, specie se indigenti, con la valutazione delle condizioni indispensabili per una vita dignitosa e pacifica per gli abitanti originari e per quelli sopraggiunti”.

Il ”rispetto dei diritti” dei rifugiati, per i quali la fuga dal proprio Paese ”è necessaria”, ”favorisce una convivenza stabile ed armoniosa” aggiunge poi il Papa sottolineando che ”in vari casi la partenza dal proprio Paese è spinta da diverse forme di persecuzione, cosi’ che la fuga diventa necessaria”. E a proposito della situazione ”dei rifugiati e degli altri migranti forzati”, che ”sono una parte rilevante del fenomeno migratorio”, Benedetto XVI ricorda che ”nei confronti di queste persone, che fuggono da violenze e persecuzioni, la Comunita’ internazionale ha assunto impegni precisi”. ”Il rispetto dei loro diritti – osserva – come pure delle giuste preoccupazioni per la sicurezza e la coesione sociale, favoriscono una convivenza stabile ed armoniosa”. Il Pontefice avverte che ”quanti sono forzati a lasciare le loro case o la loro terra saranno aiutati a trovare un luogo dove vivere in pace e sicurezza, dove lavorare e assumere i diritti e doveri esistenti nel Paese che li accoglie, contribuendo al bene comune, senza dimenticare la dimensione religiosa della vita”.