Thailandia, il governo minaccia l’arresto delle “camicie rosse”. I manifestanti non si arrendono

Pubblicato il 6 Aprile 2010 19:12 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2010 19:51

Il governo minaccia di arrestare i leader delle “camicie rosse”, i manifestanti sfidano le autorità a venire a prenderli. Lo stallo thailandese, che sembrava in procinto di sbloccarsi con l’uso della forza, si protrae così per un altro giorno senza grandi cambiamenti sul campo, con i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra che continuano a controllare il centro di Bangkok chiedendo lo scioglimento immediato del Parlamento.

Nonostante i mandati di arresto emessi nel pomeriggio nei confronti dei capi del movimento antigovernativo, nonché un crescente clima di insofferenza verso le proteste diffuso anche dai media della capitale – fa sapere l’Ansa – le autorità hanno scelto di non passare all’azione. Suthep Thaugsuban, il vice del primo ministro Abhisit Vejjajiva, ha spiegato che i leader dei “rossi” potranno essere arrestati non appena metteranno piede sul palco eretto presso la Ratchaprasong Intersection, “conquistata” sabato.

Dalle camicie rosse, che oggi si sono anarchicamente sparse per mezza Bangkok e promettono di intensificare ulteriormente la protesta domani, non giunge però nessun segnale di resa. “Ignoreremo qualsiasi disposizione emessa sotto la Legge di sicurezza interna”, ha dichiarato Nattawut Saikua, uno degli esponenti di spicco dei manifestanti, la cui protesta ha costretto alla chiusura alcuni hotel di lusso e tutti i maggiori centrali commerciali della zona.

Mentre due poliziotti sono rimasti feriti dal lancio di una granata – non rivendicata, come tutte le decine di esplosioni simili avvenute nell’ultimo mese – contro la sede del suo Partito democratico, Abhisit ha intanto prospettato l’eventualità di cancellare l’imminente viaggio negli Stati Uniti, nel caso l’emergenza non rientri in fretta. Il premier dovrebbe partire il 10 aprile per recarsi a Washington e incontrare il presidente Barack Obama.