Usa, crisi. Obama lancia sfida contro strapotere dei super-ricchi

Pubblicato il 6 Dicembre 2011 14:50 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2011 14:50

Il presidente Barack Obama

WASHINGTON, STATI UNITI – Barack Obama si è messo sulle orme di Teddy Roosevelt. Ormai da tempo il presidente Usa batte sugli stessi punti: contro di lui c’e’ il partito dei ricchi, i repubblicani appoggiano lo strapotere della finanza e non difendono i diritti della povera gente. E siccome in politica i simboli contano, Obama ribadisce questo concetto parlando a Osawatomie, uno sperduto paesino del Kansas, che pero’ ha un grande valore per la politica americana.
 
Qui, il 31 agosto 1910, l’ex presidente repubblicano, Teddy Roosevelt, lanciò in un famoso discorso il suo ”New Nationalism’, una politica in cui si esaltava il ruolo del governo centrale a favore di uno stato sociale piu’ umano, ultimo baluardo all’ingordigia del capitalismo senza regole. Quel giorno Roosevelt disse che ”solo un forte governo federale può regolare lo strapotere dell’economia e garantire la giustizia sociale”.

All’epoca di quel comizio, Roosevelt, presidente dal 1901 al 1909, era il leader di un partito progressista appena nato, dal forte connotato populista, schierato a favore del ”vigoroso intervento pubblico a favore dei cittadini contro l’interesse egoista delle grandi compagnie”. Barack Obama, probabilmente usera’ toni meno ideologici. Tuttavia, da questo angolo dell’America profonda, tentera’ di giocarsi la carta di una sorta di ‘populismo democratico’, sperando di conquistare i voti del ceto medio, messo in ginocchio dalla crisi economica.

Nella sua crociata anti-ricchi, Obama non e’ ancora arrivato ad appoggiare apertamente il movimento degli arrabbiati di ”Occupy Wall Street” per non inimicarsi l’elettorato piu’ moderato. Tuttavia, intende andare avanti, attaccando la destra sul piano del fisco e del lavoro. Ormai da mesi, in ogni occasione, Obama denuncia Capitol Hill di non aver ancora approvato il suo piano straordinario per il lavoro e di non aver accettato di condividere il prezzo per uscire dalla crisi, bloccando ogni ipotesi di aumento delle tasse per i piu’ ricchi e detrazioni per il ceto medio in difficolta’.

In questa chiave, ha ingaggiato una battaglia all’ultimo sangue con il Congresso per nominare alla guida del Consumer Financial Protection Bureau il leader di un’organizzazione a difesa dei consumatori. Una posizione che negli ultimi tempi sta facendo breccia nella pubblica opinione – esausta dalla crisi di cui non vede la fine – anche grazie al movimento degli ”indignati” che, nato a Zuccotti Park, a New York, ormai s’e’ sparso a macchia d’olio in tutto il Paese.

E non e’ un caso che Move-On, un movimento progressista vicino a Obama anche se a volte critico nei confronti della sua eccessiva prudenza, abbia gia’ battezzato Mitt Romney, ”Mister 1%” (cioè appartenente alla casta dei ricchi), un candidato ultramiliardario con una villa da 12 milioni di dollari, comprata con i soldi guadagnati dai proventi di Borsa. Se sara’ lui il candidato da battere, c’e’ da scommettere che anche la macchina elettorale di Barack Obama seguirà gli ordini del capo: ”Kill Romney” , nel senso di distruggerlo politicamente per restare alla Casa Bianca altri quattro anni.