(Foto Ansa)
Legge elettorale al momento in stand by fino a dopo il referendum e poi si cercherà l’approvazione entro luglio. Sarebbe questo – secondo quanto riferiscono all’Ansa diverse fonti qualificate di maggioranza – la roadmap che si sta concretizzando nella maggioranza per la riforma del sistema di voto. L’intenzione di procedere, anche a sola maggioranza, c’è e lo conferma anche la ministra Elisabetta Casellati. Ma le interlocuzioni, per il momento, proseguiranno più che altro sottotraccia. “In maggioranza si sta discutendo – spiega il portavoce azzurro Raffaele Nevi – ma manca ancora una sintesi. C’è un ragionamento aperto nei singoli partiti, mentre prosegue il dialogo anche con le opposizioni”. Ad ogni modo “si entrerà nel vivo dopo il referendum”, spiega Stefano Benigni che per Forza Italia si sta occupando del dossier. “Prima c’è una campagna referendaria sulla giustizia da vincere”, aggiunge.
La legge elettorale dopo il referendum
Subito dopo il voto del 22 e 23 marzo, l’intenzione della maggioranza è quella di procedere per chiudere entro luglio evitando di arrivare troppo a ridosso del semestre elettorale. Il nodo più grosso da sciogliere, al momento, resta quello dell’indicazione del nome del premier sulla scheda elettorale. “Non è in sintonia con la Costituzione – sottolinea il leader azzurro Antonio Tajani – perché il presidente del Consiglio lo indica il capo dello Stato”. Dunque “si può indicare nel programma” ma, per FI, non si può andare oltre. FdI è però decisa a procedere su questa strada.
“Lo abbiamo spiegato anche agli alleati: l’indicazione del nome accanto all’elenco dei partiti che lo sostengono – è il ragionamento di un big del partito della premier – è utile a tutti perché i voti di un elettore che mette la croce solo su quello vengono distribuiti tra tutti. Se un elettore che vuole votare Giorgia Meloni trova il suo nome solo nel logo di FdI fa la croce lì e i voti vanno tutti a noi”. La Lega, che ha da subito puntato i piedi contro l’ipotesi di eliminazione dei collegi, per ora sul dossier mantiene un profilo basso e fa capire di non avere fretta. “La sta seguendo Calderoli per cui siamo in buone mani”, si è limitato a dire negli ultimi giorni Matteo Salvini.
