Cosa prevede il nuovo patto Ue sui migranti (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Entra oggi in vigore nell’Unione europea il nuovo Patto su migrazione e asilo, concordato nel 2023 sotto la presidenza spagnola del Consiglio Ue. Patto che modifica in maniera significativa la gestione delle frontiere e delle domande di protezione internazionale. Le principali novità riguardano soprattutto controlli, raccolta dati e procedure accelerate. Per gli arrivi irregolari sarà introdotto un triage obbligatorio con identificazione, controlli sanitari, verifica della vulnerabilità e registrazione dei dati biometrici. Oltre alle impronte digitali saranno raccolte immagini del volto e documenti digitalizzati, con l’età minima per il rilevamento dei dati scende da 14 a 6 anni.
Sul fronte dell’asilo, le procedure di frontiera dovranno concludersi entro 12 settimane, mentre sarà applicato il procedimento accelerato di 3 mesi in alcuni casi. La bocciatura della domanda comporterà il respingimento o il rimpatrio. C’è poi la questione legata al sistema di redistribuzione, in base al meccanismo di solidarietà obbligatoria fra gli Stati membri, che tuttavia potranno accogliere richiedenti asilo oppure contribuire finanziariamente. L’entrata in vigore del Patto avviene in concomitanza dell’appello di Papa Leone XIV dalle Canarie all’Europa perché il Mediterraneo e l’Atlantico non siano “cimiteri senza lapidi”.

Un unico sistema di norme tra i 27 Stati membri
Ora tutti e 27 gli Stati membri dovranno attenersi a un unico insieme di norme più strutturate che prevedono anche la condivisione degli oneri. L’obiettivo dichiarato è porre fine a un sistema a macchia di leopardo diverso da Paese a Paese gestendo così il fenomeno della migrazione a livello comunitario. Si tratta di un passo in avanti che prevede la condivisione della solidarietà e la ripartizione delle responsabilità superando la vecchia impostazione del regolamento di Dublino del 1990, il quale faceva ricadere quasi interamente sui Paesi di primo approdo, come Italia, Grecia, Spagna o Malta, l’onere di esaminare le istanze d’asilo. Ora sono stati inseriti dei criteri più dettagliati per individuare lo Stato competente. Chi presenta domanda nello Stato di arrivo ha comunque l’obbligo di risiedervi fino alla designazione del nuovo Paese Ue responsabile. Il nuovo regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, come detto impone inoltre a tutti gli Stati membri di alimentare un fondo di solidarietà, offrendo la scelta tra ricollocamenti di migranti, contributi finanziari, supporto operativo o interventi di potenziamento logistico interno.
Perché il regolamento sui migranti è importante per l’Italia
Il regolamento è molto importante per l’Italia che potrebbe vedersi finalmente alleggerire la pressione rappresentata da chi arriva via mare. La Commissione europea ha tuttavia evidenziato come, a dispetto dei passi avanti, sussistano ancora profonde carenze strutturali in molte nazioni. Per questo, malgrado il regolamento Ue entri in vigore oggi, ci vorrà ancora del tempo per adeguare il tutto. Gli aspetti più complessi riguardano l’implementazione e il collaudo del rinnovato sistema Eurodac sul confronto delle impronte digitali, l’allestimento delle infrastrutture dedicate allo screening e ai controlli di frontiera, le strategie per scongiurare la fuga dei richiedenti asilo verso altri Stati membri e la reale attivazione sia del Fondo di solidarietà sia dei meccanismi indipendenti a tutela dei diritti fondamentali.
La Corte Ue verso l’ok al modello Albania, ma richiama l’Italia
L’approvazione arriva in concomitanza del terzo pronunciamento della Corte Ue sul progetto faro della politica migratoria del governo Meloni. La Corte conferma la legittimità dei centri per i migranti disciplinati dal protocollo Italia-Albania lasciando però aperto il nodo del rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, che – nel parere dell’avvocata generale Laila Medina – le norme italiane non sembrano tutelare in modo “chiaro”.
Il confronto è tuttavia destinato a misurarsi già nelle prossime ore con un quadro giuridico diverso da quello su cui si fondano i ricorsi dei migranti, tra l’attesa entrata in vigore del nuovo Patto Ue sull’asilo e il voto dell’Europarlamento sul regolamento rimpatri che aprirà agli hub nei Paesi terzi. La prova, nelle parole di Giorgia Meloni, che l’Europa sta imboccando “la strada indicata dall’Italia”. Il patto con Tirana, ha rivendicato, era una soluzione “contestata” che oggi sta diventando “uno strumento a disposizione dell’Europa intera”.
Nelle nuove conclusioni di Lussemburgo, Medina si spinge oltre il parere del collega Nicholas Emiliou, che ad aprile aveva promosso l’esternalizzazione dei centri mettendo tuttavia in guardia sulla necessità di garantire le adeguate tutele. La togata entra nel merito delle garanzie offerte dal sistema italiano – dalla difesa al rispetto della vita privata e familiare, al rilascio immediato al termine della convalida del trattenimento -, rilevando che “non sembra contenere disposizioni precise” per assicurare pienamente i diritti previsti dall’ordinamento Ue. Per questo, osserva, “spetterà ai giudici” verificare che nei cpr in Albania sia garantito lo stesso livello di tutela assicurato sul territorio italiano. Una linea che, con ogni probabilità, la Corte Ue validerà nei prossimi mesi, rafforzando la prima – e finora unica – sentenza sul dossier, che nell’agosto scorso aveva riconosciuto ai governi il potere di individuare i Paesi sicuri, fissando però due paletti: il controllo dei giudici e la protezione da garantire.
Nelle prossime ore il nuovo Patto renderà più flessibile la stessa definizione di Paesi sicuri, archiviando uno dei punti centrali di quel verdetto. “Dieci anni fa siamo stati forse troppo aperti e non avevamo regole: ora vogliamo dire alla gente che ci sono”, ha evidenziato il commissario Ue agli Interni, Magnus Brunner, presentando le nuove norme come uno strumento per “riprendere il controllo” delle frontiere e scongiurare l’esplodere di violenze “come quelle di Belfast”. Un’evoluzione che i sostenitori del protocollo leggono come un’ europeizzazione del modello Albania, trovando tuttavia la reazione di segno opposto delle sinistre. L’avvio del Patto segna “l’inizio di una Minneapolis europea”, ha attaccato l’eurodeputata del Pd Cecilia Strada, denunciando l’avanzare della “fortezza Europa delle destre”. I ministri dell’Interno dei Ventisette si ritroveranno nelle prossime ore a Cipro per inaugurare il nuovo corso. Poi toccherà alla plenaria dell’Europarlamento, il 17 giugno, votare il regolamento rimpatri, con l’asse tra Ppe e destre pronto a portare l’intesa politica a traguardo.
