Crisi in Venezuela e riforme interne: perché il 2026 sarà l'anno più difficile per il Governo Meloni (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il mondo è in ansia, perché? Accade che in Venezuela il leader Nicolas Maduro viene arrestato da un blitz organizzato meticolosamente da Trump. In Italia come ci si comporta dinanzi ad una notizia così clamorosa? Si litiga per l’improvvisa azione delle forze statunitensi. Legittimo o no il golpe? La destra con Giorgia Meloni che, pur usando prudenza, ritiene che l’intervento sia legittimo, mentre la sinistra sostiene – con la Schlein e Conte in testa – che “sia stato violato il diritto internazionale”.
In Europa, l’unico a essere contro il tycoon è Emmanuel Macron, stavolta davvero isolato dal resto dei premier del vecchio continente. Siamo alle solite: mentre il mondo si interroga su quello che potrebbe accadere, nel nostro Paese si cerca di dimostrare che la ragione è da una parte o dall’altra. L’esercito venezuelano riconosce la nuova premier, Delcy Rodriguez, ma gli Stati Uniti storcono la bocca. “Faccia le cose giuste o per lei andrà male”, tuonano dalla Casa Bianca. Così, la Meloni pensa di telefonare a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione del governo di Caracas, perché la transizione possa essere estremamente democratica.Romano Prodi è contro la decisione degli Stati Uniti: “Maduro è stato rapinato”, dice e subito chi è contro la sua tesi risponde: “Lo vuole paragonare ad Aldo Moro”. Quando finirà questa “lite condominiale”? Quando si penserà in modo serio di guardare al futuro invece che bisticciare su problemi che sono assai lontani dalle nostre convinzioni? Naturalmente le due donne più importanti del Paese Italia non sono d’accordo: Giorgia appoggia l’intervento americano, Elly lo boccia senza se e senza ma. Noi tutti sappiamo quali e quanti siano i tanti crucci che ci assillano.
Allora, forse, invece che fronteggiarsi (magari alzando il tono della voce e usando parole non politicamente corrette)sarebbe bene che da noi la politica si interessasse di quel che sta sconvolgendo il mondo intero. La guerra in Ucraina, quella in Medio Oriente che si regge appena su una tregua che non si concretizza, l’Iran in fiamme. Dinanzi ad un simile palcoscenico qualcuno sostiene sillabando i termini: “Si sta giocando con il fuoco”. E’ auspicabile quindi che in Europa e oltre Oceano, si rifletta e si rifiuti un conflitto che potrebbe portare soltanto morte e atrocità.
Per l’Italia, insomma, non sarà un 2026 facile con tutti i problemi che abbiamo da risolvere. Il primo è dietro l’angolo, intendiamo il referendum sulla riforma della giustizia. Si terrà in marzo, probabilmente il 22 e il 23: non si può negare (nonostante un ottimismo di facciata) che il voto popolare rappresenterà un vero e proprio spartiacque della nostra politica. I sondaggi che fino a qualche tempo fa, davano la destra vincere a mani basse, oggi sono assai più cauti perchè le sorprese non sono da escludere. Inutile dire che l’opposizione entrerà in campo agguerrita perchè se il voto non dovesse dar ragione al governo, per la maggioranza non si vivranno giorni tranquilli. Hai voglia a dire “che tutto rimarrà come prima”: se dovesse trionfare il no, il colpo potrebbe essere mortale per l’esecutivo che guida oggi il Paese.
Per questo la campagna elettorale non farà soltanto prigionieri: fin da ora si raccolgono firme, si va alla ricerca di quelle preferenze che sono rimaste chiuse in un cassetto (gli assenteisti), la magistratura è da tempo in fermento perchè non vuole perdere gli attuali privilegi. Un si o un no potrebbero essere determinanti perchè la legge in questo caso non prevede il quorum. I pronostici sono impossibili perchè non si confrontano destra e sinistra, ma una folla di gente che potrebbe essere favorevole alla maggioranza e votare no. Il ragionamento vale anche per chi è contro il governo, ma ritiene che la giustizia non deve essere cambiata.
Il prossimo 2027, sarà l’anno delle elezioni politiche. Anche in questo caso, il confronto sarà durissimo perchè non si vuole lasciare la Meloni a Palazzo Chigi. Si cercano nuove strade che possano favorire l’una e l’altra sponda. Ad esempio, una nuova legge elettorale, proporzionale, ma con la soglia di sbarramento al tre per cento. Se quindi un partito volesse presentarsi senza alleati non avrebbe posto in Parlamento se non superasse quell’ostacolo. Se non vogliamo negare la realtà si deve dire che è la maggioranza a inseguire questa riforma perchè a destra si teme che il campo diventato finalmente grande possa pareggiare il conto, di modo che non sia il popolo sovrano a decidere, ma le segreterie dei partiti e gli intrighi dei Palazzi.
Si legge (ma speriamo non sia vero) che Chrìstine Lagarde, il presidente della Banca centrale Europea, abbia guadagnato nel 2024 726 mila euro, il 56 per cento in più dello stipendio che percepisce. I patiti dei numeri e delle percentuali aggiungono che la signora abbia guadagnato ogni giorno duemila euro in più. Chissà se lo sanno quegli iscritti della Cgil che per qualche spicciolo in più debbono scioperare, rinunciare ad un giorno di paga e marciare per diversi chilometri. Maurizio Landini li avrà informati?
