Si apre un nuovo capitolo giudiziario per Marcello Dell’Utri. Il cofondatore di Forza Italia è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Milano con l’accusa di aver violato gli obblighi previsti dalla normativa antimafia in materia di comunicazione patrimoniale.
Al centro del procedimento c’è la presunta mancata comunicazione di variazioni del proprio patrimonio tra il 2014 e il 2024, periodo successivo alla condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, Dell’Utri non avrebbe dichiarato somme ricevute da Silvio Berlusconi per almeno 10 milioni e 840 mila euro, denaro finito sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta.
Il processo inizierà il 9 luglio e si concentrerà proprio sull’ipotesi di violazione della legge Rognoni-La Torre, che impone specifici obblighi di trasparenza patrimoniale ai soggetti sottoposti a misure di prevenzione.
La vicenda riporta al centro un nome storico della politica italiana e apre un nuovo fronte giudiziario dal potenziale forte impatto mediatico e politico.
L’inchiesta sui bonifici di Berlusconi e i 10 milioni contestati
L’indagine era nata a Firenze, all’interno di un filone collegato agli approfondimenti sui possibili mandanti esterni delle stragi mafiose del 1992-1993. In una fase iniziale, gli inquirenti avevano ricostruito flussi economici ben più ampi, ipotizzando trasferimenti per circa 42 milioni di euro tra bonifici, prestiti e operazioni immobiliari.
Secondo l’impianto accusatorio originario, quelle somme avrebbero potuto rappresentare il corrispettivo di un presunto silenzio mantenuto da Dell’Utri su vicende legate alle stragi. Un’ipotesi che però ha perso forza quando, in udienza preliminare, è caduta l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.
Proprio l’esclusione di quell’aggravante ha spostato il fascicolo a Milano, restringendo il perimetro del processo all’ipotesi di omissione patrimoniale e agli obblighi di rendicontazione previsti dalla legge.
Restano comunque al centro del procedimento i fondi ricevuti da Berlusconi, la loro natura e soprattutto la mancata comunicazione alle autorità, che rappresenta il fulcro dell’accusa.
La linea della difesa e il nodo dei trasferimenti di denaro
I legali di Dell’Utri contestano radicalmente l’impianto accusatorio. La difesa sostiene che le somme contestate fossero trasferimenti leciti e trasparenti, motivati da rapporti personali di amicizia e gratitudine tra Berlusconi e Dell’Utri.
Secondo i difensori, inoltre, la vicenda sarebbe già stata valutata più volte da diverse autorità giudiziarie, comprese pronunce della Cassazione che avrebbero escluso ipotesi di trasferimenti fraudolenti.
Anche sul piano tecnico-giuridico, la difesa aveva sollevato dubbi sulla competenza territoriale e sulla stessa ricostruzione accusatoria, sostenendo che non ci fossero elementi per collegare la vicenda a ipotesi ulteriori rispetto alla semplice gestione dei flussi di denaro.
Ora sarà il processo a verificare se quelle somme costituiscano davvero una violazione della normativa antimafia oppure, come sostiene la difesa, movimentazioni perfettamente lecite.
Coinvolta anche la moglie Miranda Ratti: cosa succede adesso
Nel procedimento è stata rinviata a giudizio anche Miranda Ratti, moglie di Dell’Utri, accusata di intestazione fittizia di beni. Secondo la Procura, circa 8 milioni dei fondi contestati sarebbero transitati attraverso conti a lei riconducibili. Anche questa contestazione viene respinta dalla difesa, che si dice pronta a dimostrare l’assenza di responsabilità per entrambi gli imputati.
Il processo milanese potrebbe però avere rilievo non solo per il profilo penale, ma anche per i possibili riflessi sul dibattito pubblico, dato il legame della vicenda con temi storicamente sensibili come mafia, politica e stragi.
