(Foto Ansa)
La causa principale delle guerre è la differenza di ricchezza tra i popoli. È quasi una legge della storia che la ricchezza generi una civiltà e annunci la sua decadenza. La ricchezza aumenta l’ozio che infiacchisce un popolo e invita all’invasione di eserciti più forti e di bocche più affamate.
L’Europa è una possibile “riserva di caccia” degli Imperi armati perché è disarmata e perché è la parte del mondo in cui si vive meglio, dove c’è una sanità pubblica per tutti, un sistema di diritto che garantisce il cittadino nonostante le sue imperfezioni. Lo stesso livello di povertà in Europa, fisiologico a tutti sistemi sociali, costituisce “benessere” per i due terzi della popolazione mondiale.
Persino il conflitto tra Israele e la Palestina ha natura economica, perché si contrappone una Nazione ad elevata maturità tecnologica e finanziaria con un paese di modesta produzione industriale che non è mai stato aiutato dalle ricche tribù arabe. Il grande problema dell’Occidente è quello di attutire il trauma sociale della “perdita relativa” del benessere.
Dire che abbiamo bisogno di un’economia di espansione “continua” non significa che non vi possano essere periodi di stasi. Una libera società avrà sempre di questi momenti. L’espansione “continua” è richiesta piuttosto dalla “finanza” che cerca interessi e capital gain all’infinito e scappa quando il Pil arretra di un punto.
I conflitti possono essere generati anche da etnie e religioni, con effetti ancor più dirompenti. L’Onu è stata concepita secondo un principio fondante: la pace tra i popoli deriva dalla garanzia di condizioni di stabilità sociale e di “benessere economico” delle “singole Nazioni”.
La violazione sistematica dei diritti dell’uomo da parte di un governo costituisce una minaccia di guerra e deve quindi essere repressa dalla comunità umana rappresentata dalle Nazioni Unite.
Ad esempio, la presa del potere da parte degli ayatollah avrebbe dovuto comportare l’espulsione dell’Iran dall’Onu e l’invio di caschi blu per ristabilire la “democrazia”. Ma lo stesso principio dovrebbe valere per la Russia e le centinaia di dittature sparse nel pianeta.
Peraltro, l’attacco sotto la bandiera dell’Onu al regime libico ai tempi dell’americano Barak Obama e del francese Sarkosy, che si concluse con l’uccisione di Gheddafi, aveva finito per destabilizzare l’area e raddoppiare le pratiche di terrorismo. Per quali motivi i paesi occidentali non sono riusciti a imporre i loro “Valori” nel mondo?
Partirò da Netanyahu, dal momento che Israele ha innescato un focolaio “inarrestabile” di morte. La posizione ufficiale dei “democratici doc” è la seguente: “Bisogna distinguere tra il popolo di Israele e Netanyahu, che ha interesse a proseguire la guerra per evitare guai giudiziari; il cui governo è sostenuto da un pugno di integralisti religiosi e di coloni, veri e propri predoni che strappano le terre ai legittimi proprietari palestinesi. Mandiamo via Netanyahu e il mondo potrà tirare un sospiro di sollievo. I democratici non sono mai stati antisemiti”.
Faccio appena notare che Israele possiede almeno 90 testate nucleari “costruite” negli anni 1950/60 con l’assistenza tecnica della Francia. È stato il paese della Liberté, Égalité, Fraternité e non gli americani ad aiutare Israle nel programma atomico.
Tutti i governi israeliani di quel periodo erano guidati dal partito Mapai, confluito nei laburisti di Golda Meir. Sono stati i “laburisti” a dotarsi dell’atomica. Bibì è andato al potere nel 1996, quarant’anni dopo la costruzione del reattore “Dimona” nel deserto del Negev. A me pare che se un paese si dota di armi nucleari, è perché mette in conto la possibilità di sganciarle su altre Nazioni.
Le atomiche impensieriscono gli occidentali quando a possederle è un regime integralista religioso o di tipo ideologico. Sulla base di questo ragionamento “trumpiano” se fosse rimasto la Scià, gli iraniani avrebbero potuto realizzare ordigni nucleari senza alcuna limitazione.
Insomma, l’idea che ci siano atomiche di “legittima difesa” come quelle di Israele e atomiche “illegittime di aggressione” come quelle della Corea del Nord o dell’Iran, può lasciare perplessi i teorici del diritto internazionale. Esiste tuttavia un fatto concreto e immanente.
Gli ayatollah predicano che se ammazzi un ebreo hai diritto al paradiso e a un certo numero di vergini: pensate a quanti paradisi e vergini avrebbe diritto il lanciatore di un missile con testata nucleare, puntato su Tel Aviv. Israele ha tutto il diritto di pretendere la fine dell’attuale regime iraniano per un questione di sopravvivenza.
Il maldestro tentativo “politico” di distinguere tra Netanyahu e il popolo ebraico non sta in piedi. Dietro c’è l’antisemitismo verso un “popolo” che ha lasciato sul piatto della storia sei milioni di morti. Un numero paragonabile di martiri è stato quello provocato dai musulmani in India.
La conquista musulmana dell’India è la vicenda più sanguinosa dello Storia, che fu possibile perché le religioni “buoniste” indiane non avevano organizzato alcuna difesa militare delle frontiere, a seguito dell’indebolimento del sentimento nazionale.
Maumud, considerato dai musulmani il più grande monarca di tutti i tempi, massacrava qualche milione di buddisti in nome di Allah, esattamente come vorrebbero fare gli ayatollah iraniani nei confronti degli ebrei. Il problema non è di “religioni” ma di “numero” dei “praticanti”.
I cittadini di fede ebraica nel mondo sono circa 15 milioni, lo 0,2% della popolazione planetaria, mentre i musulmani raggiungono i 2 miliardi, pari al 25%. Se la questione si limitasse a vicende di “Credo spirituale” non mi preoccuperei troppo. Nella nostra epoca anche le religioni sono entrate in libera concorrenza e ciascun individuo può scegliere il prodotto che vuole.
Se musulmani ed ebrei vogliono farsi tagliare il prepuzio come atto di fede atavica, alla fine sono “affari loro”.
Avete mai letto un contratto matrimoniale tra un musulmano e un’italiana? La sottomissione della donna all’uomo è totale e impietosa: distrugge tre secoli interi di civiltà occidentale.
Gli ebrei non organizzano tratte per entrare in Europa o negli Usa e sono integrati nei sistemi giuridici e sociali dei paesi dove vanno a vivere. I trafficanti di vite umane sono in maggioranza musulmani e la loro integrazione non avviene neppure nelle seconde generazioni. Peraltro, quando l’esercito israeliano ammazza cento civili per snidare dieci soldati, i giovani si infiammano e le piazze si mobilitano.
Non si può pretendere che i governi europei impieghino polizie e servizi segreti per proteggere gli ebrei. I fedeli nelle Sinagoghe e i rabbini scendano in piazza pagando quache migliaio di italiani dei “movimenti” come fa il regime iraniano con le manifestazioni Pro-Pal.
Ed eccoci al tycoon. Ciò che Trump dimentica quando afferma che la Meloni non lo sta aiutando nella guerra con l’Iran, è il fatto che è stata l’America a disarmare l’Italia. Le Costituzioni dei paesi “vinti” sono state imposte dai “vincitori” e la prima clausola del disarmo è il “ripudio della guerra”. Una norma 3 di questo genere ha un senso se tutte le nazioni la applicano o se esiste una potenza sovranazionale che la fa rispettare. In caso contrario, il ripudio della guerra da parte dei paesi vinti accresce il potere di dominio dei vincitori.
Accade così che in Europa esistono paesi come la Francia e l’Inghilterra che possiedono armi di distruzione di massa e hanno sempre investito nel settore militare ed altri come il nostro che sono rimasti disarmati. L’idea di “Stati Uniti d’Europa” formulata da Churchill nel 1946, osteggiata da De Gaulle e dai partiti comunisti, avrebbe avuto certo miglior sorte rispetto alla timida “aggregazione disarticolata di Patrie” voluta da De Gasperi e Adenauer.
La stessa Inghilterra della Brexit non si riconosce più nella propria classe politica e si tiene stretta la monarchia perché il “popolo” diffida dei capi di Stato di origini “plebee”. Se l’Iran decidesse di attaccare l’Italia, potrebbe distruggerla in pochi minuti, come affermano gli ayatollah.
Per questa ragione l’Italia non ha mai avuto peso nello scacchiere internazionale e ha dovuto difendersi dal terrorismo e nella competizione tecnologica con lance e frecce. Per questa stessa ragione l’Italia chiede la fine della guerra con l’Iran nonostante che questo paese finanzi il terrorismo.
Insomma l’Italia è stato il villaggio contadino che ha bisogno di qualche signore della guerra per difendere i propri raccolti.
L’Italia è entrata a patti con l’Olp e le formazioni internazionali del terrore ai tempi di Craxi e Andreotti e ha sempre dovuto convivere con questi banditi. Trump ha destabilizzato l’Onu riducendo tutto alla supremazia delle armi. Se dovessimo ammettere il principio imperialistico di Trump che è un bene, per la diffusione del diritto, per la sicurezza, il commercio e la pace, che molti Stati vengano sottomessi con la persuasione o con la forza, dovremmo riconoscere i “meriti” del comunismo.
L’Europa può solo ricordare a Trump e Putin che l’unico rimedio al caos mondiale è la rinuncia alla forza e agli armamenti. Il fatto drammatico è che non esiste più la “deterrenza atomica” che ha mantenuto fin qui la pace. Ogni Nazione può produrre atomiche più o meno potenti, più o meno devastanti.
Il problema è quello di distruggere le armi e mettere fuori legge i fabbricanti di morte. Non lo dice solo il Papa, ma un militare americano che aveva vinto il nazismo: Dwight David Eisenhower. Ne riporto le illuminate parole: “Ogni arma da fuoco prodotta, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, in ultima analisi, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. Questo non è affatto un modo di vivere, in alcun senso legittimo. Dietro le nubi di guerra c’è l’umanità appesa ad una croce di ferro”.
