(Foto Ansa)
Li chiamano “i volonterosi di Hormuz”. Sono i big UE che con cautela hanno deciso di allearsi per mandare un segnale a Trump (“è necessarie un tregua”) e, soprattutto, per varare un piano che porti a riaprire lo Stretto, ora minato dai pasdaran: uno Stretto che sta bloccando il traffico commerciale impedendo a centinaia di navi di recapitare il loro prezioso carico, per lo più petrolio greggio, gas (naturale e liquefatto), prodotti petroliferi raffinati, prodotti chimici inclusi i fertilizzanti, financo cereali. Di qui il sorgere di una crisi economica globale,una preoccupante emergenza energetica. Di qui l’iniziativa partita dal premier britannico Kei Starmer che ha coinvolto sei Paesi disposti a lavorare per riaprire Hormuz. E l’Italia c’è. Oltre a Londra e a Roma sono scesi in campo anche Tokyo, Berlino, l’Aja e Parigi.
Il piano a sei per Hormuz
A Londra e’ stato firmato un documento congiunto in cui i “sei volonterosi” si sono dichiarati disponibili a “contribuire agli sforzi per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz”. Come da giorni chiedeva a muso duro il presidente americano Trump. L’area interessata attualmente paralizza la navigazione commerciale a causa delle minacce dei pasdaran; un’area da cui transitano una quota enorme del traffico energetico mondiale. Il documento aggiunge: “Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi sferrati dall’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e di gas . Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare Hormuz, e di conformarsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
La risposta di Teheran
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a stretto giro ha risposto: “Chi aiuta Washington a riaprire lo Stretto rischia di essere complice dell’aggressione e dei crimini di guerra”. Ha precisato subito dopo Antonio Tajani:” È stato redatto un documento politico, non militare”. Più tardi è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Ho letto interpretazioni totalmente errate. Nessuna missione di guerra, nessun ingresso a Hormuz senza una tregua e senza una iniziativa multilaterale estesa. Serve una cornice giuridica ONU”.
Ma si può riprendere lo Stretto?
Gli analisti concordano: servirebbero due navi per ogni petroliera. Assurdo. L’Iran utilizza mine navali, droni, piccoli razzi, missili e barche kamikaze. Secondo vari esperti l’unica soluzione sicura è una invasione della costa iraniana.
