Italia in bilico tra guerre, sondaggi e leadership: la politica vive già la campagna elettorale del 2027 (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Orientarsi nella politica di casa nostra diventa difficile se non impossibile. I più noti commentatori vanno alla ricerca di uno spiraglio, ma sono sforzi vani perché tutto cambia da un giorno all’altro, per non dire da mattina a sera. Il discorso vale sia per la destra che per la sinistra, quindi non dipende dall’ideologia, ma dalla corsa sfrenata ad apparire nel timore che alle prossime politiche si possa scomparire dal grande giro.
A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni tenta di ricreare un po’ d’ordine, ma l’impresa è ardua. Matteo Salvini e Antonio Tajani bisticciano, la pensano in modo diverso su svariati problemi. La premier cerca di metterci una toppa, ma è assai complicato trovare un denominatore comune. Ormai siamo in piena campagna elettorale per le elezioni del 2027. Non si pensa ad altro, nemmeno al fatto che la guerra continua in Medio oriente e in Ucraina.
Nel Golfo, Hormuz è sempre il nodo della polemica. L’Iran non molla, in quel tratto di mare non si passa. Gli Stati Uniti lanciano proclami e tentano in qualche maniera di convincere gli avversari, ma è soprattutto la minaccia nucleare a dividere il tycoon dai pasdaran. Trump non fa un passo indietro, Teheran nemmeno. Così mentre un giorno l’accordo sembra essere ad un passo, ventiquattro ore dopo siamo da capo a dodici. Quale sarà il punto d’incontro? Fare previsioni diventa complicato, se non impossibile.
Le tensioni internazionali e il rischio di una nuova crisi globale
Alle varie proposte di tregua si risponde picche: una volta perché c’è di mezzo l’uranio, l’altra perché non ci si mette d’accordo su come debba riaprire lo Stretto. L’Iran sa di avere il coltello dalla parte del manico perché questo “divieto” rischia di mandare a carte quarantotto l’economia mondiale. Già si accusano i primi sintomi che saranno sempre più catastrofici con l’andare del tempo. La Casa Bianca spara a zero: “Quel Paese sarà ridotto ad un cumulo di macerie”, si grida, ma il nemico non si spaventa e continua imperterrito ad andare dritto per la sua strada.
Va un pò meglio a Tel Aviv, perchè all’improvviso Putin non sembra irremovibile come una volta. Nasce la speranza della fine di un conflitto che dura da oltre quattro anni. Altro che “Una operazione speciale”, come l’aveva definita il Cremlino.
Centrodestra tra sondaggi, alleanze e timori di ribaltone
Questa è la situazione internazionale. Però, nonostante il pericolo che tutto possa precipitare, in Italia si continua a polemizzare e ad essere gli uni contro gli altri. A destra, si ha paura del ribaltone che potrebbe esserci nel 2027 e si va alla ricerca di nuovi espedienti. La premier, che mangia pane e politica da quando era poco più che una ragazzina, sente odore di ribaltone e tenta di correre ai ripari cambiando strategia per riacquistare quella parte degli italiani che l’hanno abbandonata quando si è trattato di votare al referendum della giustizia. Servendosi anche del Vinavil fa in modo che i cocci si possano ricomporre. E non respinge nemmeno una retromarcia del generale Vannacci. Per meglio dire è il leader di Futuro Nazionale ad aprire una porta, se non un portone. Sostiene che se la Meloni lo chiamasse, lui sarebbe pronto a risponderle. Ci mancherebbe altro.
La verità è nel mezzo perché la maggioranza ha estremo bisogno di recuperare quel 3,5 per cento che viene oggi attribuito dai sondaggi alla destra più estrema. Dal canto suo Vannacci sa perfettamente che da solo non caverebbe un ragno dal buco, rimarrebbe un cespuglio che con l’andare del tempo sfiorirebbe, mentre al contrario qualche poltrona potrebbe in futuro occuparla. I moderati della destra non sono affatto d’accordo, sono pronti ad andarsene dalla coalizione se tutto ciò avvenisse. Tanto per cambiare un’altra gatta da pelare per la Meloni. Come se non bastasse ricucire lo strappo avuto con Trump più che con gli Stati Uniti.
Il centrosinistra alla ricerca di un leader credibile
A sinistra, non si gode ugualmente ottima salute: meglio è la Schlein a trascorrere giorni difficili perchè il campo largo spesso si restringe per poi tornare ad essere un tutt’uno. Il problema è sempre quello: la leadership. Chi dovrà essere nel 2027 il candidato pronto ad opporsi alla Meloni ed a sedersi al suo posto? Elly, naturalmente, ma Giuseppe Conte non ci sta perché ritiene che quella poltrona spetta a lui che l’ha già occupata per due volte con maggioranze diverse. Sono i cosiddetti riformisti a soffiare sul fuoco di questa polemica perché tra i due litiganti potrebbe essere un outsider a vincere e a placare la loro ira contro i rivoluzionari spostatisi troppo a sinistra.
Si fa largo Silvia Salis, il sindaco di Genova, che ha una gran voglia di entrare di prepotenza nel grande giro. Va dovunque la chiamino per apparire. Dopo un primo brevissimo periodo passato ad occuparsi solo della “sua” città, ora fa a gara con Matteo Renzi che vorrebbe almeno questo scettro visto che gli altri sono lontanissimi. È la voglia di centro che assale una parte del Pd che vuole tornare alle origini quando la Dc non aveva rivali quando si trattava di scegliere. Già, ma a sua volta via del Nazareno deve combattere con quella sinistra targata Fratoianni e Bonelli che spinge tutti i giorni per arrivare ad una patrimoniale, l’asso nella manica di questi signori.
Vogliamo aggiungere altro? Non crediamo ce ne sia bisogno. Ecco perché godiamo quando vediamo la squadra del Frosinone tornare prepotentemente in serie A. Come? Facendo giocare gli italiani e i giovani. Se pure la nazionale avesse seguito questa strada, ai campionati del mondo avrebbero partecipato anche gli azzurri che ora si dovranno accontentare di vedere le partite in tv.
