La dottrina Trump. Intervista ad un intellettuale MAGA di passaggio a Genova (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Mr. White, un intellettuale Maga, alla mia domanda sulla povertà nel mondo, ha risposto con un’altra domanda: “Secondo te, è più credibile il candidato che chiede voti alle elezioni politiche promettendo il Paradiso oppure chi giura di far lavorare tutti e di abolire la povertà”?
Il vero millantatore è il secondo, ha soggiunto. Infatti, mentre sull’aldilà puoi nutrire qualche speranza, la povertà in Terra, più o meno diffusa, è sempre stata una certezza sotto i regimi democratici o polizieschi, comunisti o liberisti, laici o clericali. È una questione di misura e di livello del benessere considerato. In Cina e in India non sei povero se hai il riso quotidiano, in Europa sei povero se non vai in ferie.
È storicamente provato che tutte le classi dirigenti sorte a seguito di Rivoluzioni sociali hanno finito per impoverire il paese in cui si sono insediate, senza alcuna possibilità di sbarazzarsene per tempi lunghissimi. Ne costituisce un esempio attuale il Venezuela, il cui leader Maduro, all’opposto di Re Mida, ha saputo trasformare l’oro in “shit”, riducendo in miseria l’82% delle famiglie e costringendo all’esilio milioni di individui.
Egli non si è limitato a questa distruzione di ricchezza in casa propria ma è entrato in un sodalizio che cerca un nuovo Ordine mondiale, rimescolando le carte ai danni dell’Occidente, il nemico contro cui si era scagliato il comunismo delle origini.
Il fattore aggregante di questi “ideologi” che hanno il principale megafono nelle università, è la rivendicazione di un “credito atavico” degli “sfruttati” che finisce per generare odio nei confronti del singolo abitante dei paesi “sfruttatori”.
Maduro ha svolto questa “missione” riservando il petrolio ai mercati cinesi e russi, entrando in stretti rapporti con i terroristi all’ordine degli ayatollah iraniani, organizzando cartelli che invadono di Fentanyl le città americane e provocano 1.500 morti per settimana, affidandosi all’intelligence militare dei cubani che continuano a essere governati da una dittatura che resta al potere da 65 anni e “garantisce” condizioni di estrema povertà all’89% della popolazione.
Migliaia di venezuelani, sin da tempi di Chavez, scendevano sulle strade per rapinare i “rapaci” occidentali. Ci sono stati periodi in cui gli americani o gli europei che circolavano in una via di Caracas, dovevano stare attenti a non tenere aperto il finestrino dell’auto perché rischiavano il taglio del braccio con il machete da parte del “patriota” che voleva impossessarsi dell’orologio.
La tecnica di demonizzare i paesi capitalisti invadendoli con l’emigrazione incontrollata che assimila poveri in cerca del pane con i delinquenti dediti ai delitti contro la persona e la proprietà, è diventata un’arma impropria che destabilizza l’intero Occidente.
In Colombia, Perù, Equador e parte del Messico, la classe “dirigente” più ricca è quella dedita all’esportazione della droga, dei migranti e delle armi destinate alle guerriglie stanziali.
In alcuni di questi paesi è subentrato il controllo della delinquenza: il 43% delle case è costruita da malavitosi mentre il 93% dei trasporti pubblici è controllato dalla criminalità organizzata. Di fatto i 2/3 dei poveri non sono né agricoltori né operai ma piccoli imprenditori il cui lavoro è spesso trattato alla stregua di un’attività criminale.
Mr. White mi ha chiesto di rispondere ad una ulteriore domanda, a suo dire comprensibile per qualsiasi “Housewife”: se i venezuelani e i cubani demonizzano e disprezzano l’american way of life ed esaltano il comunismo vecchio e nuovo, perché ci mandano masse di individui in cerca del benessere? Perché non fanno accordi con cinesi e russi ai quali garantiscono il monopolio del greggio e l’appoggio politico, per inviare in quei paesi i milioni di loro cittadini in cerca di lavoro?
È vero, gli americani non si sono mai interessati delle dittature in Sud America e hanno anzi appoggiato i golpe militari in Cile o in Argentina. Ma era il periodo dei conflitti ideologici tra comunismo e democrazia, durante il quale i russi insediavano i loro missili a Cuba.
Ciò che voi europei non avete capito è che la globalizzazione economica comporta anche quella politica. Se un singolo paese entra a far parte di una “Lega” contro uno Stato, la questione non è più un problema limitato a quello Stato ma diventa di “Tutti gli Stati”.
Sono d’accordo con chi afferma che la più grande responsabilità delle Nazioni vincitrici della Seconda Guerra è stata quella di sminuire il ruolo dell’Onu, che era previsto dovesse intervenire per eliminare con la forza militare i regimi illiberali. Accade ora che l’Onu non interviene per sostituire Maduro che tutti ritengono un despota e poi condanna l’intervento americano che “Viola la Carta delle Nazioni Unite”. C’è un che di farisaico in tutto ciò.
L’unica cosa certa dei nostri tempi è stata la fine del comunismo, che si è dimostrato contrario alle leggi dell’esistenza, che offriva insufficienti stimoli all’inventiva, all’industria e all’economia. La mancanza della ricompensa per il più capace favoriva un livellamento delle capacità contrario allo sviluppo e alla competizione economica. Non esiste Nazione, Cina e Russia comprese, che non abbia ripudiato il comunismo.
È stata la povertà creata dalle classi dirigenti dell’Impero sovietico a far cadere i muri. Guardate che tutti i grandi leader comunisti avevano conti riservati in Svizzera, come i moderni tiranni da Maduro a Al-Assad ce l’hanno in Russia. È il denaro e non le ideologie e le fedi che uniscono il mondo e le classi dirigenti.
La Polonia, non appena uscita dall’orbita sovietica ha raggiunto livelli eccezionali di benessere e se oggi visiti “Praga Varsavia” ti accorgi che è più bella e imponente di Milano. Non a caso, i polacchi sono i più spaventati dalle politiche aggressive di Putin.
I Cristiani mandano i missionari in Africa, come gli iman vengono in occidente per fare opera di proselitismo. Una guerra ad armi pari, si potrà affermare. Non è così perché i nostri missionari vanno in Africa per combattere la fame, costruiscono ospedali, raccolgono le elemosine per salvare i bambini. Non si conoscono iniziative di Stati petroliferi a favore dei palestinesi, lasciati al loro destino. Anzi, i soldi raccolti dagli europei e dagli americani sono convertiti spesso in armi e in kamikaze destinati a seminare morte in occidente. Proprio a Genova si è verificato un caso eclatante a questo riguardo, che la vostra classe politica relativizza in quanto ci sarebbero di mezzo i servizi israeliani.
Voi ospitate e esaltate gli Iman e Trump attacca i terroristi in Nigeria. Voi affermate che non si tratta di genocidio religioso perché i jihadisti hanno ucciso tanti mussulmani. Il punto non è questo: il fatto rilevante è che esistano organizzazioni che vanno tolte di mezzo con la forza militare perché i terroristi sentono solo il linguaggio delle armi. La lotta contro il terrore deve unire gli occidentali, non dividerli.
A questo punto ho ricordato che non solo il comunismo ma anche il liberalismo è entrato in crisi. A partire dagli anni Settanta, negli Usa le grandi compagnie truffavano i piccoli azionisti, abbandonavano i lavoratori come utensili consumati, chiudevano gli impianti; la stessa libertà era minacciata dalla corruzione dei funzionari pubblici, la pace civile e la proprietà venivano messe a rischio. Frequenti depressioni o rigorosi cicli economici e scandalose operazioni finanziarie continuavano a shockare il pubblico, distruggendo la fiducia nei mercati.
È vero, mi ha risposto l’intellettuale Maga, ma noi abbiamo sempre rispettato le regole della competizione economica. Vi lamentate dei dazi imposti da Trump e dimenticate che l’Europa ha adottato un protezionismo mascherato da almeno trent’anni in forza della politica dei “privilegi speciali per tutti”. La più seria accusa che può essere rivolta alla vostra classe dirigente non è che essa abbia aumentato i poteri pubblici, ma esattamente l’opposto, cioè che abbia accresciuto la forza di condizionamento dei gruppi privati organizzati. La concentrazione dei poteri nei monopoli d’affari, nelle istituzioni finanziarie, nelle associazioni commerciali, nei sindacati, nelle burocrazie, in misura tale che questi possano sfidare l’autorità dello Stato, rappresenta un pericolo, non solo per la democrazia, ma per qualsiasi forma di società organizzata.
I Vostri PIL sono drogati perché dal prodotto interno bisognerebbe togliere gli aiuti di Stato per le auto, i frigoriferi e tutte le altre categorie produttive. Per quanto riguarda gli aiuti ai lavoratori, anche noi adottiamo un salario per la disoccupazione e la povertà. Tuttavia, la riforma della sanità e previdenza proposta dai democratici ha sempre trovato i più duri contrasti da parte delle organizzazioni dei lavoratori che non intendono subire trattenute sui salari a vantaggio di classi ritenute non produttive, sindacati e lavoratori che rappresentano la base elettorale del nostro movimento MAGA.
Mr. White ho chiesto, siamo certi che la politica di Trump non sia giustificata dall’esigenza di creare nemici esterni per nascondere i problemi interni e per mantenere il potere?
È infatti Trump ad evocare il pericolo che viene dalla Cina e dalla Russia, a stabilire il diritto alla difesa nazionale che giustifica la richiesta di annettere territori come la Groenlandia, a riconquistare Panama e altri territori. È stato Trump a delineare un quadro di guerra che coinvolge tutte le Nazioni. È Trump che ha ridotto le democrazie ad un fatto formale. Si tratta dunque di una costruzione fittizia di un “despota democratico” oppure di uno stato di guerra che può esplodere da un momento all’altro, che richiede interventi nell’immediato da parte dei governi europei?
Molto bene, ha replicato l’esponente Maga. Se non fosse vero che esiste un pericolo per gli europei, che Putin ha aggredito l’Ucraina tanto per scherzare, Trump avrebbe tutte le ragioni per abbandonare l’Europa al proprio destino, come vorrebbe il nostro movimento.
Se risponde invece a verità che le flotte cinesi e russe fanno manovre al largo della Groenlandia e che questo immenso paese detiene ricchezze da valorizzare, si pone un problema. La Danimarca ha fin qui considerato la Groenlandia una meta turistica e non ha certo i mezzi per sfruttare le risorse del territorio. Che ci pensi l’Europa a farlo in nome di un Patto Nato rinnovellato, sarebbe meraviglioso.
Bye bye, ciao ciao.
