Landini e la piazza permanente: protesta o campagna elettorale? (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Dopo i pro-Pal, ecco i pro-Ven, cioè le persone come Maurizio Landini che inorridiscono per il “rapimento” (così lo definiscono) di Nicolas Maduro. Si ritrovano a manifestare a Roma, nella centralissima piazza Barberini. Non sono molti, meglio dire pochi, ma con loro non può mancare l’onnipresente (negli scioperi) segretario della Cgil. Per quanto ancora rimarrà al vertice del sindacato? Mesi, non di più. Probabilmente per questo non smette di essere in prima linea quando c’è da protestare per qualsiasi ragione. Deve apparire a tutti i costi per non finire nell’oblio ed essere dimenticato. È alla ricerca disperata di un posto in politica, ma le poltrone che contano sono tutte occupate. Perciò, ogni occasione è buona per farsi pubblicità e apparire.
In Venezuela, il blitz di Trump sconvolge l’assetto internazionale, “non si può rimanere zitti dinanzi a quello che sta accadendo”, dice alzando il tono della voceStavolta, Landini è più aggressivo del solito, non ha peli sulla lingua e si lascia trascinare dalla foga. La “chica caliente”, come una parte degli spagnoli definisce la Meloni, è nel mirino dei manifestanti. “È supina a Trump”, complice della violazione del diritto internazionale nel tentativo di cancellare la pace. Parole che non appartengono al vocabolario del politicamente corretto, tanto più che la premier proprio ieri ha firmato, insieme con Macron e Merz, una dichiarazione in cui si afferma che la “Groenlandia appartiene al popolo”. È o non è una decisione che va contro le mire del presidente degli Stati Uniti?
Landini la pensa diversamente, ritiene che Maduro deve essere subito liberato perché “è stato eletto dal popolo”.
Fuorvianti queste parole, visto lo scandalo dei brogli che hanno accusato (senza smentite) l’iter dell’uomo che ora passa i suoi giorni in un carcere non distante da New York. È un fiume in piena il segretario della Cgil: tuona in piazza, ma non c’è molta gente che lo ascolta perchè queste manifestazioni prima in favore di Gaza oggi di Caracas hanno allontanato anche quelli che aderivano sinceramente alle marce. Poi, quando hanno constatato con i propri occhi che queste erano solo occasioni per sfasciare macchine, vetrine, lanciare pietre e ferire gli agenti della polizia, hanno detto basta anche se continuavano a condividere quelle idee che gli avevano suggerito di partecipare a quegli eventi.
Landini non ha più il seguito di una volta? Attenzione: scrivere che non ha un proprio apparato di gente sarebbe affermare una falsità.I fedelissimi non lo hanno lasciato, sperano che un domani lui possa ottenere una carica importante che favorisca pure i fans più oltranzisti. Il numero uno della Cgil è impegnato su più fronti, deve combattere la concorrenza di quanti la pensano alla stessa maniera. Non è facile, perchè i suoi “avversari” si chiamano Elly Schlein e Giuseppe Conte i quali, nel caso di primarie allargate si troverebbero a combattere l’un contro l’altro.
Fra i tanti obiettivi che Landini persegue ecco apparire nell’immediato il referendum sulla divisione delle carriere: un voto popolare in programma nel vicinissimo mese di marzo. Lo slogan preferito dai tifosi del “no” suona così: “Vuoi che i giudici dipendano dalla politica?” “Non è questa la verità”, sostengono coloro che voteranno “sì”. Se così sarà, secondo loro, non ci saranno più casi Garlasco. È una delle tante battaglie che si alterneranno non solo fino a marzo, ma anche oltre, ad esempio nel 2027 quando si dovrà votare per le politiche. Allora le strade saranno soltanto due, i pareggi non conteranno, a meno non si raggiunga una vera maggioranza e la decisione verrà presa fra le quattro mura dei Palazzi.
Per il momento dobbiamo ancora leccarci a lungo le ferite della tragedia di Cans Montana, dove molti ragazzi hanno perso la vita proprio nel momento in cui stavano festeggiando l’arrivo di un nuovo anno. “Un dramma che poteva essere evitato” spiega l’ambasciatore italiano in Svizzera. Sembra incredibile: è successo in un paese modello che forse modello non è se il sindaco della famosa località sciistica confessa che era dal 2019 che non si facevano controlli nel locale incriminato. “Da noi i responsabili sarebbero già dietro le sbarre” denuncia ancora il nostro diplomatico. Già: paese “che vai usanze che trovi”, annuncia un vecchio proverbio. Però, in casi del genere differenze non ce ne dovrebbero essere.
