L'esplosione di Silvia Salis, dalla musica alle Olimpiadi verso la supersfida (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Sabato pomeriggio, in mezzo a ventimila esaltati dalla musica tecno nel centro di Genova, tra il Palazzo Ducale, la sede della Curia, la grande Chiesa del Gesù, ballava sul palco della superstar dj più famosa al mondo, Charlotte De Witte e le sue manopole ammaliatrici. Ballava al ritmo meccanico, muovendo la testa bionda, alle spalle della superstar nell’evento clou che ha svegliato la Genova giovane e non solo, poi visualizzata milioni di volte su decine di migliaia di telefonini in quell’evento, da lei esaltato come la scossa finalmente impressa “alla città più vecchia d’Europa”. E forse del mondo.
La mattina dopo Silvia Salis, sindaca di Genova e oggi, dieci mesi dopo l’elezione, molto altro oltre a questo, era compunta al Sacrario della Benedicta, nel cuore dell’Appennino ligure piemontese, dove fu massacrato dai nazi fascisti il più alto numero di partigiani giovani durante la Resistenza. E pronunciava l’orazione ufficiale dopo 81 anni dal massacro con parole misurate, non certo scontate o rituali, ma profonde, autorevoli,
Il giorno dopo ancora partecipa, la Salis a un vertice per lanciare l’idea di organizzare le Olimpiadi del 2036 nel triangolo Milano-Genova-Torino. E il giorno seguente eccola a parlare di sicurezza nella città con i sindaci di grandi città italiane, con Gabrieli l’ex capo della Polizia, elegante e appropriata su un tema stringente.
Nel mezzo di questi impegni battagliava, sempre la Salis, in consiglio comunale con la sua opposizione di centro destra, oramai schiacciata da questa presenza politico-mediatica, diffusa su tutti i temi.
Tra una denuncia alla vecchia amministrazione genovese di insolvenza nella gestione delle società partecipate, come Amt e neo-bilanci fallimentari del Teatro Carlo Felice, la signora sindaca appare ritmicamente sui social con un frequenza oramai martellante, sempre sorridente, propositiva, con look diversi e temi diversi da un argomento e l’altro in un ritmo incessante.
E quando non è virtuale, la sua presenza in giro per la città è in carne ed ossa, da un quartiere e l’altro per “prendersi cura”, per far aggiustare un muretto, far restaurare il campetto da calcio per i bambini.
E stiamo andando verso la settimana del 25 aprile, piena di cerimonie e di discorsi per l’Ottantunesimo anniversario, del quale senza dubbio lei sarà la protagonista anche perché ha affidato al suo uomo degli eventi, Lorenzo Garzarelli, un vero festival, un profluvio di avvenimenti celebrativi, spettacoli, mise en scene, in ogni angolo della città, dei quali è ovviamente l’ispiratrice e che compaiono sotto la sigla “Eraora”.
Insomma, siamo davanti anche alla spettacolarizzazione dell’anniversario per uscire dallo schema classico celebrativo. Come dire che prima non si faceva e l’ha inventata lei—–.
Tutto questo sulla scia della sua eclatante intervista a Bloomberg, nella quale aveva dichiarato, alla domanda se sarebbe stata disponibile a entrare in campo nella prossima campagna elettorale, che non avrebbe potuto non pensarci. Salvo aggiungere che intanto lei è sindaca di Genova e deve mantenere l’impegno.
Si è così riaperta ancora la discussione sul ruolo presente e futuro di questo personaggio multi tasking della politica attuale che, sbucato dal nulla tredici mesi fa, sta diventando la figura intorno alla quale sembra girare molto dei futuri assetti preelettorali nazionali.
Era già successo, quando Matteo Renzi l’aveva “lanciata”, come ipotetica partecipante a eventuali primarie del centro sinistra, cui lei aveva subito precisato con motivazione forte di non voler partecipare, spiegando l’aspetto divisivo.
Ma ora tutto è cambiato, perché l’esito referendario ha messo pressione al centro sinistra e l’ipotesi “terza”. di Salis, oltre Elly Shlein e Giuseppe Conte, attizza molto. Al punto che la sindaca di Genova avrebbe perfino l’appoggio di Marina Berlusconi, apparsa prepotentemente sulla scena di “Forza Italia”. Si aprirebbe così un’ipotesi di sconvolgimento nell’alleanza del centro destra, con l’ex partito del Cavaliere, favorevole a una figura civica, ma che viene da sinistra….
Sbucano da ogni angolo sondaggi e conteggi mirabolanti di followers, dai quali l’avanzata della bionda sindaca genovese appare sempre più spinta. La musica tekno è stata poi uno squillo fortissimo, quasi una svolta culturale in una città ingessata, che si è presentata all’esterno come attrattiva, quasi esplosiva, rimbalzante in migliaia di visualizzazioni che l’hanno messo in uno stato di visibilità inconsueto. Ma anche propositivo.
Questo grazie a una sola mossa, anche avventata perché la misura del successo non era prevista e il centro della città è stato preso d’assalto con conseguenti disagi sia per lo stato nel quale è stata lasciata dopo l’invasione, sia per una certa imprevidenza degli organizzatori, che non avevano provveduto ai servizi igienici e a un a un servizio d’ordine più penetrante. Inoltre, centinaia se non migliaia di spettatori, arrivati da lontano, sono rimasti “fuori”, impossibilitati a partecipare per mancanza di spazio e inaccessibilità.
A prescindere da questo l’evento è servito a far compiere a Salis il secondo balzo dopo quello di Blooberg e ora il problema è come Genova sta affrontando questa situazione di una sindaca super protagonista, che potrebbe essere “a tempo”, ma sostiene di non esserlo.
Alle elezioni politiche manca poco più di un anno. A quelle comunali più di quattro anni. Genova sta sospesa in questa divaricazione temporale, che tiene sulla corda sia la maggioranza “larga” di centro sinistra, che governa dopo otto anni di Bucci e di centro destra, sia l’opposizione di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, che assaggia con fatica il ruolo.
Infatti, sul terreno genovese lo scontro avviene con una animosità che prescinde certamente da quella sospensione.
La Salis e i suoi assessori sembrano finora più impegnati a scoprire e denunciare i deficit dei loro predecessori, a incominciare dal famoso “buco” di bilancio dell’AMT, azienda dei trasporti che sarebbe sull’orlo del crak, a coprire l’altro buco nel bilancio del Teatro Carlo felice, a denunciare la mancanza di qualsiasi decisione, per risolvere finalmente il problema del termovalorizzatore, cioè la soluzione del ciclo dei rifiuti e a decidere cosa fare delle grandi opere lasciate a metà dai predecessori.
In questo senso la tattica è quella di “curarsi” della città, della sua manutenzione più spicciola e di seguire le grandi opere, accettando quello che è già partito, come il tunnel subportuale, ma di tagliare quello che è fermo o il resto che non hanno mai approvato dalla campagna elettorale. Così è stato con uno Skymetro di collegamento tra il centro della città e l’area della Valbisagno, cassato da Salis e sostituito con un studio per una ovovia, che sta suscitando un inferno di reazioni.
L’opposizione, ancora capeggiata dall’ex vicesindaco Pietro Piciocchi, lo sconfitto dieci mesi fa, contrasta duramente tutto, come se non avesse ancora calzato un ruolo efficace e allora i consigli comunali diventano dei ring, nel quali non c’è esclusione di colpi. Esiste un abisso di interpretazioni, tra la giunta Salis, che denuncia i deficit e quindi una gestione fallimentare di Bucci&C e gli eredi di quella gestione, che accusano la nuova giunta si saper solo attaccare sul passato, senza capire cosa è successo.
In questa situazione la città appare bloccata, come su una scena ripetitiva. La sindaca efficace ed efficiente che passa da un palcoscenico all’altro, senza sbagliare un colpo, pronunciando discorsi senza sbavature. che sembrano scritti da una IA perfettamente imbeccata, apparendo sempre al meglio di se stessa in ogni, anche verticalmente diversa, situazione.
E l’opposizione che attacca all’arma bianca in uno scontro che non ha toni diversi da quelli della polemica frontale. E sullo sfondo questi rimbalzi continui delle voci, che un po’ allontanano Sivia Salis dal suo ruolo a Genova e po’ la riavvicinano. Come finirà?
Tutto naviga nell’incertezza, mentre in mezzo al grande golfo di Genova, a cinquecento metri dalla diga foranea, come formiche la navi speciali cercano di costruire le nuova banchine, che non si sa mai quando finiranno e se finiranno.
Nell’Appennino la galleria della linea ferroviaria veloce tra Genova e Milano è quasi tutta scavata. Manca meno di un chilometro, ma una bolla di gas impedisce di usare la talpa e il lavoro prosegue a tre metri al giorno per un’opera che i genovesi attendono da 110 anni e sulla quale si lavora da quasi dieci anni.
La città è crivellata di cantieri grandi e piccoli, allestiti da Bucci e dai suoi, che in parte avanzano, in parte sono fermi anche nel cuore genovese. La musica tekno martella da par suo, la sindaca balla con grazia….
Come finirà?
