Lo "sciamano" dell'assalto a Capitol Hill rompe con Trump e si candida a governatore dell'Arizona (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Lo “sciamano” del 6 gennaio si dà alla politica e rompe con Donald Trump. Jake Angeli, diventato uno dei simboli dell’assalto a Capitol Hill per la foto in cui compare con il volto dipinto di rosso, bianco e blu e un copricapo di pelliccia con corna di bisonte nere, ha annunciato l’intenzione di candidarsi a governatore dell’Arizona. E si è trasformato in un duro critico del presidente Usa.
Nonostante la grazia ricevuta per l’assalto al Campidoglio, Angeli (il suo nome legale è Jacob Chansley ed è passato alla cronaca come il “QAnon Shaman” in onore del gruppo complottista di estrema destra QAnon), definisce ora l’amministrazione Trump “un disastro corrotto” e accusa l’inquilino della Casa Bianca di tradire le promesse anti-interventiste e anti-sistema che avevano alimentato il movimento Maga.

Durante il processo si è mostrato pentito, mentre il suo avvocato Albert Watkins ha affermato che Angeli ha sofferto di problemi di salute mentale per tutta la vita adulta, e ha anche spiegato che il 38enne “aveva un’affezione per Trump non dissimile dal primo amore che un uomo può provare per una donna. Trump era per lui come il primo amore”. Ora invece, come ha spiegato lui stesso al Times, ha deciso che a novembre si candiderà come indipendente a governatore del suo stato per combattere un sistema che è “in guerra” con la popolazione a favore dell’élite super-ricca.
All’epoca Angeli si distinse tra la folla dei sostenitori trumpiani penetrati nel Congresso nel tentativo di bloccare la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden. Raggiunse l’aula del Senato e dopo aver occupato il seggio del vicepresidente Mike Pence guidò una preghiera amplificata da un megafono.
Angeli venne condannato a 41 mesi di carcere. Dopo averne scontati 27 venne rilasciato all’inizio del 2023 per buona condotta. Il 20 gennaio dello scorso anno, nel giorno dell’insediamento del nuovo mandato presidenziale, gli venne concessa la grazia insieme ad altri circa 1.500 imputati. Durante il processo, la difesa aveva richiamato la sua lunga storia di fragilità psicologiche.
