L'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato (Foto Ansa)
“I governi, non potendo contare più sulla coesione dei partiti, creano la coesione con gli strumenti: decreti, maxi-emendamenti, fiducia”. Lo spiega, in un’intervista a La Stampa, Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio. “Ci possono essere riforme utili – aggiunge – ma il malato, nel frattempo è diventato la politica. Non la casa in cui sta. Aggiustare la casa senza aggiustare chi la abita ti illude di risolvere il problema. E infatti abbiamo inseguito due chimere francesi – il doppio turno e il semipresidenzialismo – tranne poi constatare ora che la politica disfunzionale ha travolto tutto pure in Francia”.
“Se i cittadini partecipano non attraverso i dialoghi collettivi – prosegue Amato -, ma attraverso i social, in cui ognuno è solo e spara la sua, e la spara ‘contro’, eccitato da una politica a sua volta ‘contro’, come si pensa che riparando la casa ci si comporterà in modo diverso?”.
La Costituzione, finora, è stata più forte dei tentativi di cambiarla. Come mai? “Al fondo – afferma ancora l’ex premier – c’è un legame sentimentale degli italiani con la Carta. Ci sono pilastri della Repubblica più radicati di quanto si pensi”. Anche l’Europa è un pilastro o è solo un vincolo? “L’Europa – aggiunge – nasce su una grande spinta valoriale, ‘mai più guerra tra noi’, sui milioni di morti, sulla Shoah, poi certo, oltre ai valori, c’è la convenienza. Ci ha colto Jean Monnet a partire da questo secondo aspetto col mercato comune”.
Questa democrazia, che ha retto per decenni contro ostacoli esterni, può reggere davanti alla sua malattia? “È il tema. E ha ragione Mattarella – conclude Amato – quando parla dei giovani come leva per cambiare. La politica radicalizzata è presentista: arretra di fronte al futuro in nome di una protesta presente. Per i giovani il futuro di un mondo cui noi non poniamo rimedi è parte del loro presente. Se si impegnano, attraverso la partecipazione dialogata e non digitale e privata, questo può aiutare la politica a guarire”.
