Il rebus della pace in Ucraina e Medioriente. Fibrillazioni a Garlasco e Venezia. E 669 comuni in campagna elettorale per le Amministrative di maggio (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Siamo appena usciti dalla settimana più caotica e indecifrabile del 2026 e già si presenta questa seconda settimana di maggio ricca di incognite. Tira aria di nuovi colpi di scena, nuove turbolenze. In Italia e altrove. C’è parecchia carne al fuoco. Oltretutto pesa la campagna elettorale delle imminenti Amministrative che coinvolgono 666 comuni, dalla Valle D’Aosta alla Sicilia e Sardegna. Non sono escluse sorprese come qua e là si va già dicendo. Occhi puntati in modo particolare su Venezia e Toscana: le ultime vicende sono potenzialmente sconquassanti. Si teme inoltre una ricaduta negativa alla partecipazione alle urne in tutto il Paese. Insomma la Politica, questa politica, sta raffreddando gli animi.
È successo di tutto
In tutti i campi. L’elenco è corposo. Come se i guai (nazionali, internazionali) non bastassero, è spuntato pure il focolaio di Hantavirus (“febbre dei topi”) che ha messo sotto osservazione quattro residenti in Italia e fatto riaffiorare lo spettro dei giorni del Covid. In Veneto, Toscana, Campania e Calabria è scattata la “sorveglianza speciale” fatta di controlli e quarantena. Tutti si chiedono: c’è da preoccuparsi? L’Oms ha smorzato gli allarmismi, i tele-virologi viceversa sono di nuovo sotto le telecamere e non aggiungono niente.
Garlasco e l’orgoglio alpino
Due scenari opposti, stessa (o quasi) attrazione dei media. La nuova inchiesta sul delitto Chiara Poggi riscrive l’omicidio: i militari del Sacis non credono all’innocenza di Andrea Sempio; sono convinti che il giovanotto (indagato)reciti un copione a sua discolpa. Una raccomandazione: calma, prudenza. Una indagine non è una sentenza. Non è soprattutto un derby tra Alberto Stasi (condannato in Cassazione dopo due assoluzioni a 16 anni di carcere) e Sempio di nuovo tornato nel mirino degli inquirenti.
Quanto alla adunata degli alpini a Genova (domenica sfilata di oltre 8 ore; bagno di folla, alcol ma nessuna tensione) tutto secondo copione: strade invase dalle Penne Nere (400 mila, famigliari compresi), canti e balli, festa e affetto; un flop il corteo delle femministe che temevano molestie. Ma, come dice Marco Rizzo (alpino e leader di “Democrazia sovrana popolare”) il clima oggi è questo: oggi si politicizza anche una sfilata. E’ una cosa folle.
Come il dibattito politico sull’arte alla Biennale di Venezia (mobilitazione contro la presenza di Mosca, corteo pro Pal contro il ritorno di Israele, il forfait dell’Iran a causa della guerra). Comunque inaugurazione record, Papa Leone invitato a parlare di pace dal presidente Buttafuoco. Una sommessa considerazione: la cultura non si fa con veti ed esclusioni. A proposito: il ministro Giuli ha licenziato i vertici del suo staff, un repulisti per il caso Regeni (il relativo film era stato escluso dai fondi).
Il rebus della pace
Ucraina e Medioriente: è stallo indecifrabile. Dopo la grigia parata di Mosca lo zar a sera ha sentenziato: “La guerra con Kiev può finire. Siamo pronti a negoziare con l’UE”. Ma al mattino aveva detto: “Combattiamo contro la Nato”. Gelata del Cremlino. Putin cerca una strada per uscirne vincitore. Stessa ambiguità di Trump: nuovo attacco al governo Meloni, spari Usa su navi iraniane, tregua sempre più appesa ad un filo. La Casa Bianca ha ricevuto da Teheran la risposta alla sua proposta ma il regime teocratico degli ayatollah non cede sull’uranio. Furioso il tycoon: “Ci prendono in giro, ma ora non rideranno più”. E il tempo scorre fra proposte e controproposte. Continua il gioco di nervi. Cresce il rischio escalation.
