Primarie del centrosinistra, Conte lancia la sfida al Pd: il centro resta senza una guida (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Eh, sì, non c’e dubbio. Quando ci saranno le primarie un garante sarà necessario. Lo dice Giuseppe Conte, il quale non dimentica il proverbio “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. È questo il principio a cui deve ispirarsi il campo largo? Se tanto mi dà tanto, vuol dire che la diaspora è già cominciata. A meno di improvvisi capitomboli saranno loro due, i leader del Pd e dei 5Stelle, a contendersi il primato. Chi vince va a Palazzo Chigi, chi perde dovrà accontentarsi delle briciole. A meno che non sia il pentastellato a dover ingoiare il rospo. I numeri potranno dargli torto, ma le proteste sono lecite, anche le più accanite e vibranti.
Reddito di cittadinanza e Ucraina, i paletti di Conte
Che non sarà un duello facile lo si evince anche dai primi passi compiuti prima di approvare il programma. Su due punti, Conte non arretrerà di un metro: sulle armi da mandare ancora all’Ucraina (“Sono soldi che ci servono per riparare ai danni del governo Meloni”) e sul reddito di cittadinanza, un suo cavallo di battaglia che gli regalò in passato una strepitosa vittoria nel Mezzogiorno. In breve, si torna a parlare (con discreta faccia tosta) di una legge, il reddito di cittadinanza, che costò al Paese 34,5 miliardi spesi tra il 2019 e il 2023. Non è solo questo il danno di quella stravagante iniziativa. Essa concesse infatti a migliaia di persone di starsene tranquillamente a casa (magari davanti alla tv) e percepire uno stipendio anche senza aver fatto un tubo.
Sapete cosa successe a proposito? Lo può dire chi scrive essendo un terrone puro sangue. Pochi rispondevano al richiamo di andare sui campi e coltivare la terra per il semplice motivo che “guadagnavano” di più rimanendo fra le quattro mura domestiche. Chi fu il padrino di quel progetto dimenticò forse l’articolo uno della nostra Costituzione che la sinistra invoca spesso quando si tratta di bocciare un disegno di legge portato avanti dalla destra. Per chi non lo ricordasse, quell’articolo della Carta dice espressamente: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Giovani e primarie, la partita dei consensi
Tornare indietro di fronte ad un simile disastro sarebbe imperdonabile, però a questo non ci si pensa minimamente, perché importante è raggiungere l’obbiettivo di avere maggiori consensi. Quindi, il duello delle primarie è già cominciato anche se il campo largo (formato Sclhein, Conte, Fratoianni, Bonelli) ha deciso che questa consultazione non si terrà prima di febbraio. L’imperativo categorico è guadagnare voti: così lo stesso Conte vorrebbe che andassero alle urne anche i sedicenni. Probabilmente non per le primarie, ma per le politiche. I sondaggisti più autorevoli sono concordi nel confermare che questa iniziativa porterebbe a chi l’ha voluta circa ventimila preferenze che non sono poche se si pensa che la vittoria si potrà raggiungere pure con un solo voto in più. È proprio sugli studenti che la politica preme per portarli dalla sua parte.
Le marce e le manifestazioni degli ultimi giorni hanno dimostrato che i giovani sono in fermento. Chiedono aiuti per la scuola, l’università, per il costo della vita che ha avuto un rincaro del 5,4 per cento. Una camera in affitto ha prezzi inavvicinabili per chi deve trasferirsi in città. Tutte richieste sacrosante, ma non dimentichiamo che la parola studente appartiene a chi studia, non a chi incendia le macchine, i cassonetti, spacca vetrine ed entra nei negozi fracassando vetrine per compiere ruberie di ogni genere.
Centro moderato in difficoltà, poi arriva il trionfo di Antonelli
Destra e sinistra si contendono il primato. I conservatori sono al comando, ma i progressisti premono e sono certi di vincere alle prossime politiche. Una dimostrazione la si è avuta il giorno in cui si è votato per la riforma della giustizia quando la maggioranza ha subìto una sonora scoppola. È vero, ma il vecchio centro che fa? Dorme o aspetta improbabili miracoli? Sfoglia la margherita, si inventa progetti che rimangono tali, qualcuno ritiene che si possa fare molto per riportare il Paese ai tempi della Dc quando il partito di Alcide De Gasperi e Aldo Moro si imponeva anche se i mugugni non mancavano. D’accordo, ma oggi da chi dovrebbe essere rappresentata questa forza se non si trova un denominatore comune? Carlo Calenda e Matteo Renzi litigano, i riformisti del Pd parlano e studiano senza mai arrivare al traguardo. Manca sempre uno per giungere al trentuno. Così la barca dei cosiddetti moderati cerca di navigare anche se non c’è vento e si rimane sempre al punto di prima.
Oggi, però, non è il giorno dei litigi e degli intrighi di Palazzo. Un giovane italiano ha trionfato guidando un bolide della Formula 1. Erano decenni che non accadeva. La prima volta fu Nino Farina nel 1950; la seconda Alberto Ascari nel 1953. Quanto tempo è passato da quel giorno? Troppo, finché un giovanotto di vent’anni che potrebbe ancora frequentare il liceo ha trionfato strapazzando tutti. Si chiama Kimi Antonelli, una leggenda, un mito. Non correva con una Ferrari, ma con una Mercedes. Chi bisogna ringraziare?
