Riforma della giustizia? Il tema sicurezza è il vero problema in questo momento (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Viviamo in sicurezza nelle nostre città? La gente grida no e ricorda gli ultimi episodi senza dimenticare gli altri: un capotreno ucciso da un croato che doveva essere espulso dall’Italia, un egiziano che accoltella un poliziotto, un peruviano che uccide una ragazza appena maggiorenne. “Non ne possiamo più, lo Stato deve intervenire”, tuonano in molti. In effetti, Roma, Milano, Torino, Napoli sono diventati palcoscenici in un cui la mala dilaga. La cronaca non fa in tempo a registrarne uno che ne nasce un altro. Si ha paura ad uscire di sera, si ha il terrore di rientrare tardi perché gli impegni di lavoro non te lo permettono. Insomma, non si può continuare ad andare avanti così. L’opinione pubblica è sconcertata perché non sono soltanto le periferie ad essere diventate pericolose. Che fare? Ci vorrebbero più agenti di polizia, più carabinieri: si deve fare qualcosa presto, anzi subito.
Questo è il ritratto che viene dipinto se hai la possibilità di parlare con qualcuno. Si trema anche a denunciare i fatti, perché la vendetta potrebbe essere immediata senza sconti per nessuno. I malviventi non perdonano e si vogliono liberare degli “spioni”. Così li definiscono, è un mondo alla rovescia (scrive un giornale) se un delinquente a tutto tondo riesce a farla franca, mentre un poliziotto che spara per difendersi deve poi vedersela in tribunale perché la reazione “è stata eccessiva”.
Si torna a discutere delle responsabilità degli stranieri illegittimi che continuano imperterriti a vivere in Italia anche se per loro è stata decisa l’espulsione. Come mai? Per quale misterioso motivo, non vengono rispediti in quattro e quattr’otto al loro paese d’origine? Forse, anzi, probabilmente, c’è troppa permissività ed a volte la magistratura è fin troppo benevola. In determinati casi il reato che hanno commesso viene derubricato e chi lo ha compiuto non deve andarsene, ma può rimanere nel nostro Paese con il pericolo (sempre più costante) che può delinquere altre volte.
I giudici sono sotto accusa? Dovrebbero essere meno permissivi? Assolutamente no. La maggior parte degli italiani si fidano ciecamente della nostra giustizia tranne che di quella estremamente politicizzata. Spiegano in maniera semplice; “Se un magistrato decide di entrare in politica scegliendo una forza (di sinistra o di destra) può essere ritenuto “imparziale” se torna a indossare la toga? Il dubbio è possibile ed è questo che bisogna assolutamente evitare. Qui non si tratta di dare un colore “all’abito” che indossano nel momento di emettere una sentenza, ma di seguire un principio sacrosanto. Avviene pure nella nostra professione, il giornalismo: se si ha il desiderio di diventare parlamentare nessuno si deve meravigliare, però se torna a scrivere non deve dimenticare il principio della terzietà: si deve essere super partes, una specie di giuramento di Ippocrate valido per i medici.
Comunque sia o comunque la si pensi, il problema della sicurezza nelle nostre città rimane ed è urgente che la politica se ne interessi se non si vuole che l’assenteismo dilaghi e che in molti non vadano a votare il giorno delle elezioni. Numerosi nostri uomini politici si turbano, rimangono esterrefatti dinanzi al fenomeno, pensano che bisogna subito trovare un rimedio, dimenticando che se la sicurezza manca è per colpa loro, perché sono loro che legiferano essendo la nostra una repubblica parlamentare. Chi fa le leggi? Non guardiamo soltanto a chi le deve applicare, andiamo alla fonte se vogliamo essere corretti.
La colpa è di chi guida il Paese, oggi e prima. Le forze dell’ordine non bastano, dovrebbero essere assai di più, forse il doppio. Però l’interrogativo rimane senza una risposta concreta se è vero come è vero, che nelle grandi città (non solo) la delinquenza aumenta e in certi quartieri spadroneggia senza il timore di essere pizzicati in flagrante.
La violenza a volte non ha limiti. Succede ad esempio che un gruppo di giovani venga malmenato da alcuni teppisti solo perché volevano ricordare con dei manifesti il brutto episodio di Acca Larenzia avvenuto il 7 gennaio del 1978, dove trovarono la morte ragazzi simpatizzanti della destra. Di lì a poco, una sede della Cgil viene attaccata e semidistrutta da facinorosi che certo non si sentono di sinistra. Giorgia Meloni legge i due fatti, rimane interdetta e poi scrive: “Questa ondata di odio deve finire”: Insomma chi la pensa diversamente da te è un avversario, non un nemico da far tacere.
Ieri si sono svolti i funerali dei giovanissimi morti nell’incendio di Crans Montana. “Mio figlio non è morto, mi è sempre accanto”, sussurrava una madre; un’altra portava con sè la foto di suo figlio e continuava a ripetere: “Guardate come era bello”: Un dolore che non si può dimenticare mai. Lo posso dire per averlo vissuto.
