Trump annuncia la tregua con l'Iran: "Non avrà il nucleare". Poco prima aveva detto "sarà una notte di bombe" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Gli aerei americani stavano già “volando sull’Iran” per lanciare un attacco “ancora più duro” di quello della notte precedente. Poi, dopo ore di minacce inclusa quella di prendere il controllo dell’isola di Kharg, e la frase “sarà una notte di bombe”, il dietrofront. Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth di aver raggiunto un accordo: “Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo”, ha detto il tycoon, spiegando di aver “annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l’Iran previsti per questa sera”, perché – ha spiegato – le trattative, che sono proseguite nonostante il fuoco incrociato sui cieli del Golfo Persico, “sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate”, sia “a livello concettuale che nel dettaglio”. L’Iran “ha accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95% della questione”, ha detto ancora Trump su Truth.
La firma dell’intesa tra Usa e Iran nel fine settimana in Europa
“Data e luogo della firma saranno annunciati a breve”, ha quindi assicurato il presidente nel post, precisando poi dallo Studio Ovale che potrebbe avvenire “forse nel fine settimana in Europa”, alla vigilia del G7 di Evian, per mano del suo vice JD Vance. Subito dopo “riaprirà anche lo Stretto di Hormuz”, dove nel frattempo resta “pienamente in vigore” il blocco navale imposto dagli Usa ai porti iraniani.
Nel post del tycoon, ci sarebbe dunque un via libera all’intesa, sul tavolo da settimane, da parte dei vertici della Repubblica islamica – non è chiaro se proprio da Mojtaba Khamenei – che potrebbe portare alla fine della guerra scoppiata il 28 febbraio scorso. Non ci sono ancora conferme dirette da Teheran, né dai Paesi mediatori, ma secondo il post di Trump avrebbero dato il loro assenso “tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri”.
I media iraniani Tasnim e Fars, vicini ai pasdaran – l’ala più oltranzista del regime sopravvissuto alle bombe israelo-americane – hanno in un primo momento frenato, avvertendo che non è stato approvato “alcun testo di accordo” con gli Stati Uniti come sostiene Trump. “Ogni ora racconta una bugia e si vanta”, ha rincarato la tv di Stato. Per poi aprire alla possibilità che i vertici del regime “approvino” il testo che – ha rivendicato la stessa Fars – è quello “proposto dall’Iran”.

Dopo l’annuncio su Wall Street, cala il prezzo del petrolio
Nonostante la prudenza d’obbligo, visti i ripetuti annunci di un accordo imminente da parte di Trump poi caduti nel vuoto, a credere nell’avvicinarsi della firma dell’intesa è stata invece Wall Street, con il Dow Jones subito salito dell’1,64% e il petrolio sceso di oltre il 3%. A sbloccare lo stallo, secondo il sito Axios, sarebbe stata la missione dei mediatori del Qatar che mercoledì si erano recati a Teheran con l’obiettivo di finalizzare l’accordo. I negoziati tra l’inviato di Doha Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sono andati avanti fino a tarda notte arrivando a “un testo condiviso che anche gli Stati Uniti avrebbero accettato”.
“Le divergenze – hanno aggiunto le fonti del sito americano – sono state ridotte su tre questioni chiave” della trattativa: il meccanismo per lo sblocco dei beni iraniani congelati; gli accordi per la riapertura dello Stretto di Hormuz durante il cessate il fuoco di 60 giorni e le modalità con cui saranno condotti i colloqui sul programma nucleare iraniano in questo periodo. Oggi, secondo le stesse fonti, funzionari iraniani hanno quindi informato diversi Paesi che i colloqui a Teheran avevano prodotto un accordo di principio, ma che la Guida Suprema Khamenei doveva ancora dare l’approvazione finale. Le fonti hanno inoltre sottolineato che i raid americani della notte avevano comunque aumentato “i sospetti iraniani sulle vere intenzioni di Trump”. Nel frattempo, secondo l’emittente saudita Al Arabiya, Araghchi potrebbe volare in Pakistan il 13 giugno.
Il post di Trump è arrivato dopo l‘ennesima giornata di tensione su Hormuz, con l’Iran che ha colpito tre petroliere negli ultimi giorni – uccidendo anche tre marinai indiani – e il Centcom americano che ne ha preso di mira un’altra “che tentava di trasportare petrolio dall’Iran attraverso il Golfo dell’Oman e si era ripetutamente rifiutata di obbedire agli ordini delle forze statunitensi”. Il commander-in-chief aveva minacciato anche di conquistare l’isola di Kharg “in un futuro non troppo lontano”. L’obiettivo, aveva spiegato il tycoon, è prendere “il controllo totale delle sue infrastrutture e del suo mercato del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela”. E alle nuove minacce anche Teheran aveva mostrato i muscoli, annunciando la chiusura di Hormuz “fino a nuovo ordine”. Tutto sospeso. Almeno per una notte.
Netanyahu sorpreso dall’accordo: “Non siamo parte dell’intesa ma apprezzamento per Trump”
Il post sui social media in cui Donald Trump lasciava intendere un imminente accordo con Teheran ha colto di sorpresa il premier israeliano Benjamin Netanyahu che era impegnato in una discussione sulla sicurezza proprio in merito all’Iran. Israele non era a conoscenza di alcun accordo imminente con l’Iran, né di alcuna approvazione di un’intesa.
L’ufficio del primo ministro di Israele, dopo l’annuncio dell’intesa ha rilasciato un comunicato: “Il presidente Trump ha parlato questa sera con Netanyahu del memorandum d’intesa in fase di definizione con l’Iran per l’avvio dei negoziati. Sebbene Israele non sia parte del memorandum, Netanyahu ha espresso il proprio apprezzamento per l’impegno del presidente Trump affinché l’accordo finale includa l’eliminazione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell’Iran alle sue filiali”.
