Trump da Xi Jinping, il mondo aspetta la pace mentre l’Italia resta prigioniera delle sue guerre interne (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Si dice, meglio si spera, che il viaggio di Trump in Cina possa portare finalmente la pace in Medio Oriente e, forse, in Ucraina. Il tycoon incontrerà Xi Jinping già domani. Sono passati otto anni da quando avvenne l’ultima visita degli Stati Uniti in quel Paese. Perché tanto ottimismo? È evidente che fra America e Iran non si veda l’ora di trovare un accordo. Trump lancia parole di fuoco, sostiene che se non si arriverà ad un patto, Teheran verrà distrutta: si conteranno solo macerie in quella città e nei dintorni. Queste minacce non spaventano i pasdaran, i quali non arretrano e si dicono pronti a fronteggiare l’attacco e a respingerlo.
Sono frasi di circostanza: entrambe i contendenti, a parte, non vedono l’ora di far tacere le armi. Gli iraniani perché probabilmente non sarebbero in grado di difendersi dall’attacco dei soldati yankee. Trump perchè si è cacciato in una guerra da cui non sa come uscire. La fronda interna, non soltanto degli avversari democratici, ma anche di una parte degli stessi repubblicani ritiene che il conflitto sia un enorme danno economico per il loro Paese. Così mettono sui carboni ardenti il presidente il quale spera in cuor suo che tutto finisca al più presto.
Il ruolo di Xi Jinping e le tensioni ancora aperte
Che cosa c’entra la Cina? Perché questo viaggio potrebbe essere determinante per un ritorno alla pace? Per la semplice ragione che XI Jinping ha un ottimo rapporto con quel popolo tanto da essere considerato il leader che possa convincere gli iraniani a trovare quella tregua e poi gli indispensabili negoziati che facciano scrivere la parola pace, tranquillizzando il mondo intero che vive nell’ansia di una guerra nucleare. È solo una visione ottimistica, oppure si deve credere a quanto commentano i più autorevoli editorialisti di Washington? Incrociamo le dita e aspettiamo fiduciosi, anche se in quei territori la tregua è stata solo una parola e nulla più. In Libano, tutto è come prima, a Gaza si muore ancora di fame e sete, in Cisgiordania i coloni continuano a terrorizzare e a uccidere i palestinesi, mentre a Hormuz lo Stretto è ancora chiuso e il commercio internazionale è praticamente fermo con danni giornalieri di centinaia di miliardi.
Nell’altro punto caldo (stavolta esclusivamente europeo) non ci sono quei segnali che possono essere significativi per un cessare del fuoco. “Non ci sono le condizioni, Putin non è credibile”, sostengono a Kiev. “Promette una cosa e poi fa esattamente il contrario”. Però, anche in questo caso Trump è ottimista e spera che quanto prima anche tra Ucraina e Russia si possa trovare un accordo che metta fine ad una guerra che dura da oltre quattro anni.
L’Italia tra politica estera e campagne elettorali permanenti
Questa grave situazione internazionale preoccupa il nostro Paese? Certo, se ne parla mettendo in primo piano i tanti pericoli che possono scaturire da un conflitto che tende ad espandersi. Però, non bisogna dimenticare le elezioni politiche del 2027. Tranquilli, sono sempre quelli i dibattiti che dividono la destra e la sinistra. In via del Nazareno, ogni giorno i riformisti vanno alla ricerca di un quid che possa mettere in imbarazzo Ellly Schlein che, invece, se ne va in Canada per incontrare i suoi amici che la pensano come lei. Sfoggia un discreto inglese come a voler dire ai suoi amici-nemici: “Guardate che anch’io come la Meloni posso andare in giro per il mondo e parlare “vis a vis” con i miei interlocutori senza la paura di non essere compresa”.
Dai timori per l’Hantanavirus al caso Giuli
Al di là delle chiacchiere e delle liti da cortile sono due gli argomenti che la fanno da padroni nei giornali. Il primo riguarda l’Hantanavirus che ha gettato nel panico molte famiglie le quali ricordano con terrore i giorni del Covid. Stavolta, a detta del ministro della salute, l’Italia non corre alcun pericolo perchè i casi si contano sulle dita di una mano e sono sotto osservazione senza creare preoccupazione. Contro queste parole di conforto, ecco apparire di nuovo gli esperti che non vedevano l’ora di tornare in auge. Vanno in tutti i talk show, non se ne perdono uno: così Il Foglio di stamane li qualifica come i “virologi da salotto”. Dunque, per il momento, si deve mantenere la calma e basta.
Un altro virus campeggia nel nostro Paese che ha per protagonista il ministro della cultura Alessandro Giuli, il quale, in un sol colpo, ha licenziato due suoi stretti collaboratori, Emanuele Merlino ed Elena Proietti, cari al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Attenzione, la coppia è vicinissima ai Fratelli d’Italia, cioè allo stesso partito della premier e, guarda caso, anche del sottosegretario, Ne è nata una buriana. La Meloni ha convocato il ministro il quale si è detto pronto ad andarsene. Nessun problema, rimane la fiducia, non c’è altro. La verità è diversa. Palazzo Chigi non poteva “far fuori” un altro componente del governo, perciò ha messo a tacere il caso, ma non ha spento il fuoco che cova sotto la cenere.
