Rassegna Stampa

Berlusconi avverte Renzi: “Non fidarti mai di me”. Marco Travaglio anticipa

Berlusconi avverte Renzi: "Non fidarti mai di me". Marco Travaglio anticipa

Denis Verdini (a sin.) è stato l’artefice dell’incontro Berlusconi Renzi

Cosa si diranno Berlusconi e Matteo Renzi quando si incontreranno, assistiti da Gianni Letta e da Lorenzo Guerini rispettivamente, nella sede del Pd sabato 18 gennaio alle 16?

Marco Travaglio, sul Fatto, ha provato a ricostruire o meglio costruire l’immaginario dialogo.

Berlusconi: “Ehilà Matteo, ma lo sai che è proprio bella ’sta sede del Pd? Niente bandiere rosse, statue di Stalin, felci e mastello. O le hai nascoste perché venivo io?”.

Matteo Renzi: “Capisco, presidente, però dobbiamo parlare della nuova legge elettorale. Denis Verdini mi ha detto che lei preferisce la spagnola…”.

Berlusconi: “Di’ la verità, te l’han detto la Marysthelle e la Katiuscia. Cribbio però come girano le voci…”.

Matteo Renzi: “Dev’esserci un equivoco, io mi riferivo al modello elettorale con i piccoli collegi e il diritto di tribuna per i partiti minori”.

Berlusconi: “Guarda, io di collegi conosco quelli delle orfane e di tribune quella vip di San Siro. Comunque quel che va bene a Denis Verdini va bene a me: è tanto una brava persona, Verdini, anche se un po’ troppo onesto per i miei gusti. L’importante è che si voti e che io arrivi primo. E se arrivo secondo, pace: tanto tu mi richiami lo stesso al governo, no? Pensavo al ministero della Giustizia”.

Berlusconi: “No, guardi che quelli che la volevano al governo sono D’Alema, Napolitano e Letta, e sto cercando di rottamarli”.

Berlusconi: “Allora facciamo un partito unico. Se uniamo Forza Italia e il Pd, chi ci ferma più? Lo chiamiamo ‘Forza Pd’. Io ci metto le tv e i soldi, tu la faccia. Cercavo giusto un giovane pregiudicato”.

Matteo Renzi: “Io sono spregiudicato, presidente, non pregiudicato”.

Berlusconi: “Ah già, hai solo 38 anni. Io ce ne ho messi 77 per arrivare alla prima condanna. Ne hai di tempo, ragazzo.

[…]

Berlusconi: “Mi scordo sempre che i tuoi elettori sono comunisti. Allora vieni solo tu, anzi porta pure la Boschi, e li fottiamo tutti”.

Matteo Renzi: “No grazie, ho già dato. Provi con Letta, semmai”. […]

Berlusconi: “Dai su, fai un’opera buona, lo vedi come sono ridotto. Pur di levarmi dai piedi la Santanchè, ho fatto i provini alla Marina, ma parla come Paperino. Se Dudù non mi fermava in tempo, stavo promuovendo coordinatore unico quel bietolone del Toti, che pare Ciccio di Nonna Papera. Ora mi tocca portarlo alla clinica ‘Sette chili in sette giorni’. Sono momenti difficili”.

Matteo Renzi: “Presidente, le ricordo che siamo qui per chiudere sulla legge elettorale”.

Berlusconi: “E che palle. Dai, dimmi la verità: è poi così importante? Ne abbiamo cambiate tre in vent’anni e ho sempre fatto quello che volevo io”.

Matteo Renzi: “Una legge bisogna farla, o si vota col sistema della Corte”.

Berlusconi: “Già, la Corte prostituzionale: mai che si faccia i cazzi suoi”.

Matteo Renzi: “Costituzionale, presidente: si chiama Corte costituzionale”.

Berlusconi: “Pardon, è che la lingua batte dove il dente duole. Allora, vuoi la spagnola? E facciamola. Tanto io non posso candidarmi. […] Da quando ho rimpiazzato Angelino con Dudù, io mi trovo benissimo: ultimamente non riportava più l’osso indietro. Allora siamo intesi: modello francese corretto all’inglese con sbarramento alla tedesca, ok?”.

Matteo Renzi: “Eh no, questo si chiama barare. Lei cambia le carte in tavola: si era detto spagnolo”.

Berlusconi: “Ah già, tu sei giovane e ancora non mi conosci: quando dico una cosa, io intendo il contrario. Anzi, ora esco e dichiaro che mi hai chiesto di entrare in Forza Italia. Vedo che Max, Uolter, Pierlu e il nipote di Gianni non ti hanno spiegato niente. Su con la vita, Matteo: Franza o Spagna purché se magna” .

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