Berlusconi, elezioni 2013, pensioni e strage Newtown: la rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Dicembre 2012 9:26 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2012 9:26

ROMA – La proposta di Monti per il voto. Il Corriere della Sera: “Alle elezioni Mario Monti non sarà in nessuna lista, ma il suo nome potrebbe comparire sui simboli dei partiti che aderiranno al programma che lui offrirà pubblicamente: questa la proposta illustrata dal premier al capo dello Stato.”

Monti vede Napolitano: spiegherà le scelte al Paese. L’articolo a firma di Marco Galluzzo:

“Com’è andato veramente l’incontro fra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio? Quando sarà fatta chiarezza sull’impegno del capo del governo, alla scadenza del suo mandato? A Palazzo Chigi dicono che tutte le ipotesi sono ancora aperte, compresa quella di una lista personale del Professore, una versione che può esser presa per buona, ma che non conferma e non esclude nulla, lasciando quasi intatta la curiosità generale. Altre fonti istituzionali invece ricostruiscono un colloquio tutto sommato sereno, in cui Monti avrebbe spiegato di stare pensando ad una sorta di elenco programmatico, un insieme di idee e riforme possibili, da lasciare al Paese e al dibattito della campagna elettorale. Lui ne starebbe fuori, le sue proposte no: e chi volesse sposarle, sottoscriverle, promuoverle, sarebbe libero di farlo.”

Il premier non sarà in lista Offrirà un’agenda ai partiti. L’articolo a firma di Marzio Breda:

“Non lo ha incoraggiato né diffidato a muoversi in una direzione o in un’altra, il presidente della Repubblica. Lo ha soprattutto ascoltato, mantenendo il giudizio di principio che aveva espresso il 22 novembre a Parigi: «Un senatore a vita non è candidabile… semmai lo si può consultare dopo il voto». Certo, da allora è cambiato tutto. Gli aspri, e per Monti offensivi, annunci di sfiducia da parte di Angelino Alfano e Silvio Berlusconi hanno mutilato di colpo la speciale maggioranza e materializzato le prospettive di una rincorsa elettorale distruttiva. Alla quale si sono aggiunte lusinghe più o meno spregiudicate (del Cavaliere) e avvertimenti più o meno impulsivi (del Partito democratico e di Massimo D’Alema in particolare). In una situazione così grave, ha confidato il premier nel lungo incontro al Quirinale, non me la sento di chiamarmi fuori. E, fermo restando che non gli sembra praticabile l’ipotesi di candidarsi personalmente a un collegio per poi optare per Palazzo Madama così come eventuali dimissioni da senatore a vita (perché una simile mossa potrebbe offendere chi lo ha nominato, vale a dire Napolitano), ecco che Mario Monti ha cominciato a valutare altre possibilità.”

Berlusconi al Professore: ha una chance storica. L’articolo a firma di Lorenzo Fuccaro:

“Si comincia la mattina, quando Angelino Alfano che chiude i lavori di Italia popolare, il gruppo filomontiano del Pdl, legge una lettera di due cartelle nella quale il Cavaliere rinnova l’appello a Monti a essere il federatore dei moderati sotto l’insegna dei comuni ideali del popolarismo europeo. Difende la scelta di fare nascere il governo presieduto dall’ex commissario europeo. «Lo abbiamo sostenuto — argomenta — anche quando non eravamo d’accordo senza porre mai veti né ricatti, al contrario di quanto ha fatto la sinistra. Non ci siamo nascosti infine i limiti dell’azione riformatrice che non ha potuto contare su una maggioranza omogenea ma è stata spesso costretta a subire l’influenza nefasta di sinistra e Cgil». Ed ecco il rinnovato appello al Professore: «Se Monti accettasse l’invito che più volte gli ho rivolto, da ultimo a Bruxelles, non sprecheremo un’occasione storica». Berlusconi rievoca il ’94, l’anno della sua discesa in campo, e coglie analogie con quel passato. «Proprio come allora, mentre il campo della sinistra è bene organizzato e appare come una macchina da guerra gioiosamente lanciata verso il successo, l’altra parte, la nostra, sembra impegnata più in sterili polemiche che non a fare fronte comune per battere gli avversari». Non solo. Oggi come allora, insiste l’ex premier, «l’Italia dei moderati, l’Italia popolare, è maggioranza nel Paese, e ci sono ancora tutte le possibilità che prevalga. Nell’attuale contesto, se lo riterrà il professor Monti potrà essere il federatore di questa area, condivide i miei, i vostri i nostri stessi ideali: quelli della grande famiglia dei popolari europei».”

Gelo tra Maroni e il Cavaliere: la Lega da sola alle politiche. Senza Lombardia a rischio i numeri Pdl in Senato. L’articolo a firma di Marco Cremonesi:

“E in Lombardia? Il candidato del centrosinistra Umberto Ambrosoli si troverà davanti un fronte diviso e dunque perdente? Non è detto. La Lega resta convinta che la partita dentro il Pdl non sia chiusa, che Berlusconi non si ripresenterà, che Monti non si farà agganciare dal Pdl. Il che, tuttavia, apre il confronto dentro al movimento. Da una parte, la Lega lombarda e Roberto Maroni: sotto alla Madonnina si pensa che il sostegno ad Angelino Alfano sia un prezzo che si può pagare, se il premio è il governo della regione maggiore. Di opinione opposta parecchi dei non lombardi. Che con «Berlusconi e i suoi avatar», a partire da Angelino Alfano, nulla vogliono avere a che fare. «Nei gazebo di questi giorni — racconta un dirigente — ce lo dicono tutti: questa è l’ultima firma che vi diamo, ma vedete di non fare scherzi». Insomma: «Noi pensiamo che Milano non valga questa messa». Questa componente del movimento, semmai, guarda con interesse a un possibile accordo con l’area che fa capo ai «buoni del Pdl», Giorgia Meloni e Guido Crosetto. Nei desiderata leghisti — e forse anche nelle segrete trattative — questi ultimi potrebbero presentarsi sì come Pdl. La sigla, però, significherebbe «Popolo della Lombardia». Ma un alto dirigente di rito lombardista chiude il discorso: «Prima il Nord significa perseguire gli obiettivi veri della Lega nei nostri territori. E dunque conquistare la nostra regione più importante».”

Ricongiunzioni, ecco i conti La pensione scende al 60%. L’articolo a firma di Domenico Comegna:

“La totalizzazione. L’alternativa gratuita rimasta a disposizione è la totalizzazione. Tuttavia, mentre la ricongiunzione consente di avere una pensione “retributiva”, calcolata cioè con il vantaggioso vecchio sistema in percentuale sulle ultime delle retribuzioni (per tutta l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011), la totalizzazione presuppone comunque e sempre il calcolo della pensione con il meno favorevole criterio contributivo, cioè in percentuale variabile a seconda dell’età, applicata al monte contributivo accumulato durante gli anni di lavoro. Con l’emendamento, se passa così come è stato formulato, la situazione dovrebbe rimettersi a posto; almeno per gran parte degli interessati. Non si tratta infatti di un completo ritorno al passato. In sostanza, viene offerta la possibilità di totalizzare i contributi, conservando il diritto al calcolo della pensione retributiva. Perciò, se un dipendente ha pagato i contributi all’Inps e all’Inpdap (l’ex ente di previdenza dei dipendenti pubblici), potrà così far valere il cumulo dei due periodi ai fini della maturazione del diritto alla pensione, mentre ciascun fondo (Inps ed ex Inpdap) procederà a calcolare la propria quota di trattamento spettante pensione in base al sistema retributivo. Il calcolo finale della pensione — è questa la novità, rispetto alla vecchia ricongiunzione — non sarà lo stesso di quello che si sarebbe avuto con la ricongiunzione, perché la totalizzazione retributiva presuppone che ciascun ente calcoli la pensione «sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento». Il che vuol dire, per esempio, che può capitare che una quota di pensione venga calcolata anche con riferimento a stipendi incassati molti anni fa; mentre con la ricongiunzione la pensione sarebbe stata calcolata tutta sulla media degli stipendi degli ultimi anni.”

«Cos’è un carter?» Le domande per diventare prof. L’articolo a firma di Mariolina Iossa:

“La maggior parte dei candidati, poco più di 300 mila, si è esercitata nei giorni scorsi sul simulatore del sito del ministero, e ha dovuto rispondere a domande come «Che cos’è un carter?» (involucro metallico che copre la catena) o cliccare sulla esatta definizione di home banking (accesso via Internet ai servizi bancari) o ancora scegliere l’opzione giusta per spiegare che cosa gestisce il programma informatico outlook express (posta elettronica). Ha dovuto dedurre il comportamento della signora Pazzarelli che quando esce di casa porta con sé l’ombrello quando c’è il sole e gli occhiali da sole quando nevica, rispondendo esattamente alla opzione che recita: «Se la signora Pazzarelli non porta con sé gli occhiali da sole, non nevica». In 50 minuti, esattamente come accadrà a partire da questa mattina, i candidati si sono allenati a rispondere a 50 quesiti a risposta multipla, 18 di logica, 18 di comprensione del testo (con testi anche lunghi per leggere i quali pur velocemente trascorrono in media non meno di un paio di minuti), 7 di informatica, 7 di lingua straniera a scelta. C’è il sillogismo dei marescialli: tutti i marescialli sono valorosi, nessun valoroso è delinquente, quindi nessun delinquente (questa la risposta giusta) è maresciallo. E c’è il verbo essere nella forma in ing (ovvero being), per chi ha scelto la lingua inglese, da inserire nella frase Do you like….. the only boy in the class? Sono stati eliminati dai quiz (3.500 in totale) quei pochi che presentavano errori o refusi, in particolare nel modo in cui le domande erano formulate.”

Tempeste solari e asteroidi Profezie per una fine del mondo. L’articolo a firma di Alessandra Arachi:

“Grande civiltà, quella dei Maya. Per illustrare la fine del mondo ci hanno trasmesso anche un variegato ventaglio di ipotesi apocalittiche. La più accreditata: saremo annientati dal passaggio di Nibiru, il grande pianeta che i Maya associavano al dio Marduk. Ma non si può escludere che l’apocalisse avverrà anche per via dell’inversione dei poli del globo terrestre, un fenomeno che darà origine ad eventi climatici incontenibili. Non ci si ferma qua. Se la fantasia popolare ha alimentato pure le ipotesi che il mondo avrà fine per un’invasione degli alieni, o per l’esplosione del nucleo incandescente del nostro pianeta terra, dalle tradizione dei Maya è stata invece traghettata una terza ipotesi concreta: l’apocalisse per colpa del sole. Di una violenta tempesta solare. Grande, grandissima civiltà, quella dei Maya. Ciascuna delle loro ipotesi sulla fine del mondo ha solide basi scientifiche. Tranquilli: il 21 dicembre 2012 non c’entra nulla. E il pianeta Nibiru è probabilmente il semplice frutto di una fantasia letteraria. Ma l’asteroide Apophis esiste invece, è stato battezzato nel 2005 (con il nome greco di un dio dell’antico Egitto) ed incombe sul nostro pianeta con una data, il 13 aprile 2036, che non è scritta su tavolette Maya ma nei libroni dei nostri scienziati contemporanei. “

L’ultimo show di Silvio “Sì, mi sono fidanzato”. La Stampa: “Più di due ore a Canale 5 con Barbara D’Urso che l’intervista.” L’articolo a firma di Mattia Feltri:

“Sì ma si davano del tu o del lei? Saranno sottigliezze ma deliziose perché, di un’intervista fra le più struggenti della storia dell’emittenza, nulla va lasciato all’interpretazione. Siamo a Domenica Live , Canale 5. Barbara D’Urso chiama la pubblicità, e mentre immagine e audio sfumano si sente la voce di Silvio Berlusconi: «Poi mi domandi…». Ecco: si davano del tu o del lei? Stava per «poi mi domandi» per piacere, cara signora, se volesse usarmi la cortesia… Oppure stava per «poi mi domandi» Barbara siccome te paghi mi… Sarà stato un garbato invito o un’imperiosa indicazione? Ah e poi: ma quale domanda avrà suggerito/ preteso? Quella sulla cresta di El Shaarawy o quella dei riti natalizi arcoriani, fra le più insidiose del pomeriggio? Sarebbe davvero bello se si trattasse della domanda più fulminate dell’intera avventura umana: «Presidente! Mi si è fidanzato?». Eh, le si sarà mica fidanzato il presidente? Sì che le si è fidanzato: «E’ ufficiale», dice il boy friend così noncurante dell’effetto che può provocare quella frase – «mi sono fidanzato» – in bocca a un uomo di settantasei anni, tenuto insieme con le pinze e le colle e gli inchiostri. E insomma sì, le si è fidanzato. «Si chiama Francesca», dice lui con sorriso e compiacenza ginnasiale. E infatti lei «è una ragazza bella di fuori ma ancora più bella di dentro», dice con stilnovismo prime time.”

Un mitra l’arma del massacro. L’articolo a firma di Francesco Semprini:

“Si chiama Bushmaster calibro 223 (5,56 mm) ed è il fucile semiautomatico utilizzato da Adam Lanza nella strage della Sandy Hook Elementary School dove ha ucciso 26 persone, di cui 20 bambini, prima di togliersi la vita. E’ questo l’ennesimo colpo di scena emerso nel corso delle indagini di Newtown, in Connecticut. Inizialmente si pensava che il killer avesse usato due pistole per attuare la mattanza di venerdì mattina, ma l’esame autoptico ha smentito questa versione. «Sembra che ogni vittima sia stata colpita più volte», dice Wayne Carver, responsabile dell’Istituto di medicina legale del Connecticut. Lanza ha scelto proiettili particolari «fabbricati in modo da rimanere conficcati nei muscoli», spiega Carver il quale dice di «non aver mai visto niente di peggio». Il Bushmaster 223 è un’arma tristemente famosa nella cronaca nera americana, fu usata anche dal cecchino di Washington, John Allen Muhammad, che nell’ottobre del 2002 terrorizzò le autostrade della Virginia.”

Alta velocità. L’articolo a firma di Marco Ansaldo:

“Non bisognerà dimenticarselo quando scoppieranno le polemiche per la sentenza romana come se non bastassero le lamentazioni di chi chiarisce che non cerca polemiche ma poi snocciola l’elenco dei torti subiti, tenendo in tasca quello dei favori. Con la vittoria sull’Atalanta la Juve ha raggiunto con due turni d’anticipo la quota che l’anno scorso aveva toccato alla fine del girone di andata. Può completare la prima parte del campionato a 47 punti, affrontando il Cagliari e la Samp. Con lo stesso ritmo, potrebbe chiudere la stagione a 94, cioè 10 punti più di quanti servirono per vincere lo scudetto. Siamo nella teoria, da qui a maggio possono succedere tante cose, soprattutto con la Champions League di mezzo, tuttavia la dimensione della Juve nella prima parte di stagione è più impressionante di quando era la squadra degli imbattibili e diventa stupefacente se si pensa che fino a due partite fa giocava senza avere in panchina il proprio allenatore.”