Bus riservati per portare i rom a rubare. Mario Giordano, Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 ottobre 2014 13:32 | Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2014 13:32
L'articolo di Mario Giordano

L’articolo di Mario Giordano

ROMA – “Bus riservati per portare i rom a rubare”: questo il titolo di un articolo di Mario Giordano su Libero di sabato 25 ottobre.

Avete sentito la storia degli autobus separati per i rom? – scrive Mario Giordano – Ve l’hanno sicuramente raccontata con il solito condimento boldrinian-vendoliano, con spruzzate di retorica da piccoli Mandela crescono, lampi di Malcom X, no apartheid e lotta per l’integrazione. E vi hanno preso, come al solito per fondelli. Perché una linea separata di autobus per i rom, è davvero uno scandalo: ma non perché si tratta di razzismo

Ma, al contrario, perché si tratta di un eccesso di buonismo. Vi pare? Siccome i rom rubano, noi gli dobbiamo pagare l’autobus per andare a rubare. Prego, accomodatevi, servizio furto a domicilio, vi portiamo dove volete, delinquenza senza confini. E poi dovremmo pure sentirci in colpa? Mah. Se c’è una cosa per cui dobbiamo sentirci in colpa non è certo perché siamo razzisti. Al massimo perché siamo pirla. La notizia arriva da Borgaro Torinese. Solita solfa: c’è un campo rom, la linea 69 ferma lì davanti e così diventa terra di conquista dei banditelli che, con la scusa della diversità culturale, delinquono indisturbati. Sull’autobus si moltiplicano furti, sopraffazioni, violenze e angherie di ogni tipo. Portafogli che spariscono, adolescenti aggrediti, capelli bruciati, sputi in faccia, situazione fuori controllo, la gente esasperata. Per un po’ il Comune riesce a mettere a bordo dell’autobus i vigili. Poi si rende conto che il costo è alto e che i vigili servono altrove, e così prende la decisione: il 69 salterà la fermata del campo rom e per i nomadi verrà istituita apposita navetta che li porterà dal campo di Borgaro a una piazza di Torino. Lì potranno intraprendere le loro criminali attività in santa pace e senza essere disturbati da quei ragazzi che, chissà perché, fra una fermata e l’altra non si vogliono far bruciare i capelli né rubare il portamonete. Casa-lavoro, anzi: baracca-furto, servizio di ladro-taxi pagato dal contribuente. La decisione del Comune di Borgaro, anticipata ieri dalla quotidiano torinese La Stampa, ha suscitato subito indignazione. Soprattutto a sinistra. Si sprecano i commenti indignati, le alzate di sopracciglio, ah signora mia, dove andremo a finire, lo Stato deve ispirare l’unione e non la divisione, dovremmo volerci tutti bene, questi razzisti la vincono sempre. A suscitare particolare sorpresa è il fatto che la giunta di Borgaro non sia formata da iscritti a Casa Pound né dai parenti stretti di Borghezio. Macché: è una giunta di centrosinistra. Il sindaco è Pd e l’assessore ai trasporti che ha firmato il provvedimento addirittura Sel, cioè sta sull’autobus politico di Vendola e della Boldrini, per l’appunto. E così tutti e due hanno dovuto passare la giornata a scusarsi per la loro decisione come se fosse l’anticamera del Ku Klux Klan: «Non volevamo essere razzisti», «La solidarietà è importante», «L’inclusione è il nostro faro…». Ma vi pare? Sindaco e assessore pagano (con i nostri soldi) un autobus apposta per portare i rom sul luogo di lavoro, cioè del furto, e vengono accusati di essere razzisti? Mi pare una follia totale che dice a che punto siamo ormai arrivati nell’accettazione dell’illegalità. Come se fosse normale che nelle nostre città ci siano delle zone franche, delle aree di no-lex, luoghi in cui c’è la libertà di delinquere. E anziché pensare a arrestare i ladri e a cacciare i delinquenti, anziché pensare a spazzare via le baraccopoli del crimine e i covi della delinquenza, ebbene che facciamo? L’apposita linea dell’autobus. Il servizio a domicilio. La navetta-ladro-taxi a spese del contribuente… Ecco perché vi hanno preso per i fondelli: lo scandalo di Borgaro Torinese non è che ci sono due linee di autobus. Lo scandalo di Borgaro Torinese è che c’è una linea di autobus che non può fare tutte le fermate previste perché ormai non siamo più padroni del nostro territorio. Ma anziché far rispettare le regole, abdichiamo da ogni principio di legalità, lasciamo che il crimine resti impunito, anzi gli creiamo addirittura le condizioni per potere sviluppare la propria attività indisturbato. Il prossimo passo cosa sarà? Se scopriamo che sull’autobus c’è un pedofilo, gli organizziamo la navetta per la scuola? Se c’è uno stupratore, gli approntiamo la navetta per il collegio delle universitarie? Ormai siamo all’assurdo: viene presentata come normalità quello che invece è un sovvertimento totale della realtà. E così questa vicenda diventa la dimostrazione plastica dell’ipocrisia che dilaga nel mondo buonista boldrinian-vendoliano: altro che razzismo, quell’autobus di linea è aperto a tutti. Chiunque può salirci a bordo, qualsiasi lingua parli, qualsiasi religione professi, di qualsiasi colore sia la sua pelle. Purché rispetti le leggi. E se decide di non rispettare le leggi, noi dovremmo pagargli un servizio parallelo sentendoci pure in colpa? Ma stiamo impazzendo?