Isis, terroristi Gb: “Volevano uccidere Tony Blair e moglie”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 10:47 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 10:48
Terrorismo, Tony Blair e la moglie possibili obbiettivi di un attentato

Tony Blair (LaPresse)

ROMA – Un complotto per assassinare Tony Blair e sua moglie Cherie? Oppure un attacco per seminare il panico nelle strade di Londra, sparando e gettando bombe, come accadde nel 2008 a Mumbay in India? Il processo che si è aperto ieri, 14 ottobre, all’Old Bailey, il tribunale dei delitti più efferati, purtroppo non fornirà al pubblico risposte complete a questi angoscianti interrogativi: perché si svolge in gran parte a porte chiuse, in nome di questioni “top secret” e della sicurezza nazionale.

Scrive Enrico Franceschini sul Corriere della Sera:

Probabilmente Scotland Yard non vuole fare sapere all’opinione pubblica in che modo ha scoperto tutto quello che sa sul conto di Erol Incendal, un 26enne inglese di origine mediorientale, che l’anno scorso fu fermato dalla polizia alla guida di una Mercedes nel centro della capitale britannica: gli agenti scoprirono che aveva nascosto nella custodia degli occhiali un biglietto con vergato a mano l’indirizzo dell’abitazione in cui vive Tony Blair con la moglie Cherie e i figli da quando l’ex leader laburista non è più primo ministro. Un indirizzo peraltro noto a molti, a Londra, perché tutti i giornali, quando Blair comprò casa per organizzare il suo trasloco da Downing street, riportarono con ampio risalto la notizia del suo acquisto di una palazzina di tre piani davanti a un giardino privato per svariati milioni di sterline.

Non ci sono prove che Incendal volesse effettivamente attaccare Blair e famiglia, ma il fatto che avesse con sé l’indirizzo dell’ex premier «è comunque significativo» ha detto ieri il giudice aprendo il dibattimento, che permetterà ai giornalisti presenti di riporta- re solo parte delle udienze. L’imputato non venne immediatamente arrestato. Ma le forze dell’ordine nascosero una cimice sulla sua auto e cominciarono a seguirlo, bloccandolo sei mesi dopo, insieme a un complice, ora anche lui agli arresti, a bordo della stessa macchina, su cui avevano due computer con programmi per fabbricare una bomba. Secondo le indiscrezioni dei giornali, gli inquirenti sospettano che i due fossero parte di una cellula intenzionata a compiere un attentato di grandi proporzioni a Londra. Un timore che non è mai svanito dopo l’attacco del 2005 nel metrò della metropoli che fece 60 morti e 500 feriti e che è stato ora risvegliato dalla guerra contro l’Is, a cui la Gran Bretagna partecipa a fianco degli Stati Uniti con i propri aerei (…)

Fabio Cavalera su Repubblica riporta le rivelazioni di un processo che si voleva tenere segreto

E allora si è cominciata a ricostruire la storia dei due imputati, uno dei quali ha ammesso di avere maneggiato «materiale sensibile», e i dettagli dei piani che avevano in testa. Ovviamente, se siano due terroristi che progettavano di eliminare i coniugi Blair e di fare strage o se siano due millantatori lo deciderà Old Bailey, il palazzo della Corte centrale criminale di Londra. Ma le premesse portano la pubblica accusa a indicare in Erol Incedal e nel suo amico i membri di una cellula che è stata a un passo dal compiere attentati dirompenti. E suggeriscono al giudice di giustificare l’anomalia di un processo in buona parte blindato e coperto.

Quanto di vero o di non vero ci sia in questo complotto sventato lo si capirà. Ad esempio la casualità del fermo iniziale di Erol Incedal. Nel quale, stando agli atti, la polizia si sarebbe imbattuta nel corso di una normale operazione di sorveglianza stradale. In realtà lo tenevano d’occhio. Fatto sta che nel 2013, durante il controllo, gli trovano sulla Mercedes documenti inneggianti all’Isis, l’indirizzo dei Blair su un appunto piegato nella busta degli occhiali da sole Versace, e uno scritto con la frase: «Oh credenti, combattete coloro che fra gli infedeli sono più vicini a voi».
Non c’è ancora sostanza per portarlo in carcere, lo rilasciano ma, sfruttando il finto controllo stradale, gli piazzano le «cimici» sulla Mercedes, gli ascoltano le conversazioni al telefono, lo seguono. Fino a che, qualche settimana più tardi, sul Tower Bridge organizzano la resa dei conti. Sparano alle gomme dell’auto e ammanettano Erol Incedal. Con lui c’è Mounir Rarmoul Bouhadjar.

Questa volta sulla vettura c’è dell’altro, oltre ai soliti fogli di propaganda pro Isis. Ci sono nella custodia dello smartphone tre microschede di memoria con le istruzioni sulla fabbricazione di bombe e parecchi messaggi («scambiati con sconosciuti») che contengono linguaggio in codice. Due sigle sembrano un rompicapo: «k 1122 aaa shhh» e «mo88m 55bayy style». Gli 007 le decrittano così: la prima sta per «kalashnikov» e la seconda per «stile Mumbai 2008», l’attacco che fece 174 vittime in India. Manette per Erol Incedal, che si limita a respingere le imputazioni di terrorismo, e per il sodale che invece conferma il possesso di quei documenti. Sono le reclute londinesi del califfato?