Lega Nord, Matteo Salvini sfida lo Stato: un giorno di sciopero fiscale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Agosto 2014 13:05 | Ultimo aggiornamento: 18 Agosto 2014 13:05
Lega Nord, Matteo Salvini sfida lo Stato: un giorno di sciopero fiscale

Salvini (LaPresse)

ROMA – La Lega Nord alza i toni e torna a incitare all’evasione fiscale. Una giornata di sciopero. Meglio, “di resistenza nei confronti dello Stato”.

La data è il 14 novembre e l’ha gridata a Ponte di legno il segretario federale Matteo Salvini nel tradizionale Ferragosto del Carroccio. Quello a cui tanto teneva Umberto Bossi. Il programma è pronto e articolato: giù le serrande dei negozi o acquisti senza scontrino, niente Iva, niente sigarette, niente “gratta e vinci”, contadini e allevatori in piazza a regalare frutta e latte.

E poi commercialisti pronti a bloccare il fine settimana cruciale per gli adempimenti fiscali. Commercianti, artigiani, partite Iva pronti a non pagare.

Scrive Giannino Della Frattina sul Giornale:

«Quel giorno – spiega Salvini con i suoi soliti toni da tribuno – dobbiamo dire “tu Stato da me oggi non vedi niente”. Io oggi lavoro per me e per la mia famiglia. Io oggi l’Iva non te la do. Tu oggi Stato, per quanto mi riguarda, muori di fame». Un mantra ripetuto ai militanti e che nelle prossime settimanediventerà la parola d’ordine di una Lega che in via Bellerio dicono cominci a volare nei sondaggi. Chiaro l’alzare i toni per chiamare a raccolta il popolo leghista in vista delle elezioni. Se non saranno quelle nazionali, a primavera toccherà comunque al Veneto e il governatore Luca Zaia con Salvini ha stretto un patto di ferro. Ma nel 2015 lo stesso Salvini vorrebbe candidarsi sindaco di Milano.

Certo che un conto sono i toni forti, un altro l’incitamento all’evasione fiscale. Un reato. «Ci stiamo attrezzando – assicura Salvini – Abbiamo messo al lavoro una squadra di commercialisti che ci spiegheranno come fare molto male a questo Stato che ci sta affamando, rischiando pochissimo. Si possono pagare le tasse in ritardo, con sanzioni minimali». Un gesto dimostrativo, la nuova crociata. «Se qualcuno non paga le tasse e lo fa perché altrimenti deve chiudere, oppure perché preferisce pagare il dipendente piuttosto che lo Stato con il suo 50 per cento di pressione fiscale, per me non è un evasore, ma un eroe». E poi niente acquisti nei centri commerciali, solo prodotti italiani pagati in contanti, via le carte di credito e i bancomat. «Solo i regimi ti dicono che non puoi spendere i soldi in contanti. Anche 30 euro».

L’alternativa è una tregua al premier Matteo Renzi a cui Salvini chiede di partire a settembre proprio dalla riforma fiscale invece di occuparsi dei diritti degli omosessuali («anche i gay chiedono di pagare meno tasse: se gli si chiedesse se vogliono sposarsi o sopravvivere, risponderebbero che vogliono sopravvivere pagando meno tasse»). Una rivoluzione con un’unica aliquota al 20 per cento. «Per tutti, poveri e ricchi». Con il risultato che «lo Stato incassa di più e tutti pagano». Ma a quel punto «con il 20 per cento chi evade va in galera e butto la chiave». Anche «i super ricchi che si possono permettere di evadere» magari con società all’estero, «con il 20 per cento secco preferirebbero non rischiare e pagherebbero».