Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Via via la democrazia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 luglio 2015 8:00 | Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2015 8:00
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Via via la democrazia"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Via via la democrazia”

ROMA – “Ma come si permette questo Tsipras – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – di chiedere al suo popolo – non solo ai suoi elettori: a tutti i greci – che ne pensa dell’ultimo ultimatum (o penultimatum) delle autorità europee sul debito, dunque sull’euro, quindi sul futuro del suo Paese? Dove crede di essere: in una democrazia?”

L’editoriale di Marco Travaglio: Lo sa o non lo sa che da tempo i programmi dei governi (e spesso, già che ci siamo, direttamente i governi) vengono decisi fuori da misteriose entità a Francoforte, Berlino, Strasburgo e Bruxelles, all’insaputa dei cittadini elettori e contro la loro volontà? Insomma, questo giovanotto ci è o ci fa? Tradotto in soldoni, è questo l’Editoriale Unico che esce ogni giorno in Italia sul Quotidiano Unico, da quando il governo di sinistra greco ha deciso di sottoporre a referendum il No o il Sì all’ultima proposta del sinedrio europeo. Con un disprezzo per i governanti (e gli elettori) di Atene che è pari soltanto all’ignoranza di chi lo manifesta. Intendiamoci: noi siamo così poco convinti di avere la verità in tasca su una questione così intricata e dagli esiti tanto imprevedibili, che abbiamo deciso di ascoltare tutte le campane, con una serie di commenti e di interviste di segno diverso, e pure opposto. Anche i nostri lettori sono divisi, tra filotsiprioti e antitsiprioti, e alcuni ci scrivono per protestare ora contro i commenti della prima scuola di Tinti e Scacciavillani, ora contro le opinioni della seconda firmate da Bagnai, Barbara Spinelli e Naomi Klein. Il fatto è che nessuno sa cosa accadrà alla Grecia e all’Europa se vincerà il Sì o il No, e neppure se Atene uscirà dall’area euro o se vi resterà nelle condizioni date. Chi dice di saperlo è un impostore, perché una sola cosa è certa sulla crisi greca, anzi europea: che nessuno sa nulla con certezza. Ed è molto più onesto riconoscerlo socraticamente: so di non sapere. Quel poco che sappiamo, però, è che il referendum – per quanto controverso possa essere su una materia così incandescente – è una lezione di democrazia. Antidemocratico è chi pretende di impedirlo, o addirittura di usarlo per cambiare da migliaia di chilometri di distanza gli assetti politici della Grecia usciti pochi mesi fa da elezioni democratiche. Ne dovremmo sapere qualcosa noi italiani, che dal 2011 siamo governati da premier che mai si sono candidati a quella carica (Monti, Letta e Renzi) e due anni fa abbiamo votato contro le larghe intese. Abbiamo punito i partiti che le avevano sostenute (-6,5 milioni di voti al Pdl, -3,5 milioni al Pd, un misero 9% alla Lista Monti, i 5Stelle dallo 0 al 25%) e ce le siamo ritrovate tali e quali, prima col governo Letta poi col Patto del Nazareno, con la benedizione di Napolitano incredibilmente rieletto con la kryptonite di superpoteri extraparlamentari ed extranazionali. Invece ci siamo abituati, se non rassegnati, all’idea che la democrazia sia un lusso che non possiamo più permetterci. E ci lasciamo fare di tutto da un governo di minoranza che nessuno immaginava nel 2013 e sta in piedi solo grazie alla coalizione Pd-Sel subito sciolta, ma servita a fare scattare il premio di maggioranza poi cancellato dalla Consulta perché incostituzionale; e che, ciò malgrado, si permette addirittura di riformare la Costituzione, la legge elettorale, lo Statuto dei lavoratori e la scuola (…).