Mps, Monti, Elezioni 2013, Esodati: la rassegna stampa e le prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Gennaio 2013 9:39 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2013 9:39

ROMA – Caso derivati, tensione su Bankitalia. Il Corriere della Sera: “Monte dei Paschi di Siena, lo scandalo dei derivati: tensione sulla Banca d’Italia. Il Tesoro e il premier. Il ministro dell’Economia, Grilli: «La situazione di Mps non è una novità. I controlli competono a Bankitalia». Il premier Monti: «Il ministro Grilli è a disposizione per rispondere al Parlamento». Il capo dello Stato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «È una questione grave e se ne sta occupando la Banca d’Italia nella quale ho piena fiducia».”

Grilli: i controlli? Di Bankitalia Il ministro andrà in Parlamento. L’articolo a firma di M.Antonietta Calabrò:

“Dopo il tonfo di mercoledì e le accuse della Banca d’Italia sulla documentazione che sarebbe stata tenuta nascosta da Giuseppe Mussari, il titolo Monte dei Paschi ha archiviato un’altra giornata di passione in Piazza Affari dove ha chiuso in ribasso dell’8,2% tra scambi monstre che hanno riguardato il 7% del capitale. Lo scandalo dei derivati che travolto la banca senese portando alle dimissioni dalla presidenza dell’Abi Giuseppe Mussari, ex numero uno di Rocca Salimbeni, ha infiammato la campagna elettorale e acceso un faro su vigilanza e controlli. I toni della giornata si sono andati via via riscaldando. «Non è un fulmine a ciel sereno, sappiamo da un anno che la banca è in una situazione problematica. Non ho evidenza di problemi simili in altre banche. Sui controlli dico soltanto che spettano a Banca d’Italia» aveva affermato, in mattinata il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Dichiarazioni che sono state interpretate come un attacco alla Banca d’Italia.”

Ecco i documenti dell’ispezione 2010. L’articolo a firma di Milena Gabanelli e Paolo Mondani:

“Ieri Banca d’Italia ha dichiarato in una nota che quelli di Monte Paschi gliel’hanno fatta sotto al naso. «La vera natura di alcune operazioni del Monte dei Paschi di Siena è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all’Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza MPS». In effetti l’Istituto di via Nazionale non è un organo di polizia e tantomeno giudiziario, e se la Banca che da tempo sta monitorando gli nasconde le carte, mica può mettersi ad intercettare i dirigenti! Ma davvero MPS ha nascosto le carte? Leggendo la relazione della Vigilanza di Bankitalia che nel 2010 fa visita al Monte si ricava tutt’altra impressione. L’ispezione dura 3 mesi (inizia l’11 maggio e si conclude il 6 agosto) ed è firmata da Vincenzo Cantarella, Biagio De Varti, Giordano Di Veglia, Angelo Rivieccio, Federico Pierobon, Omar Qaram. Dalle osservazioni generali sull’accertamento emergono risultanze parzialmente sfavorevoli, segue l’elenco dei punti di debolezza. Per quel che riguarda i profili organizzativi e di controllo gli ispettori scrivono: «La regolamentazione delle operazioni finanziarie deve essere estesa ai veicoli di diritto estero, al fine di evitare che possano essere assunte posizioni non monitorabili dalle strutture di controllo» (ovvero: siccome ci sono più centri decisionali in grado di assumere rischi ad esempio acquistando finanza strutturata, è opportuno che la capogruppo sia in grado di conoscere i rischi che tutti questi altri centri si assumono). La relazione prosegue: «L’azione dei comitati interni è incerta, poco incisivo l’operato del comitato rischi, le decisioni prese nei comitati finanza e di stress non vengono riportate con regolarità al Consiglio» (cioè: ognuno assume rischi come gli pare e il Consiglio non sa niente).”

Ecco chi guadagnò con le cedole d’oro. L’articolo a firma di Fabrizio Massaro:

“I 220 milioni di utili realizzati nel 2009 da Mps grazie ai derivati di Nomura con l’operazione «Alexandria» consentirono allora alla banca di remunerare la pesante cedola del 10% annuo ai sottoscrittori del bond fresh, per poco meno di 100 milioni complessivi. Non è ancora chiaro se «Alexandria» sia stata realizzata proprio per ottenere la provvista per quel dividendo, ma di certo senza quel maquillage contabile pagare sarebbe stato impossibile. Quell’anno Mps riuscì a distribuire un utile di appena 186 mila euro e solo alle azioni di risparmio, tutte peraltro in mano alla Fondazione Mps: 1 centesimo per azione. Ma lo stacco di quella cedola fece scattare la clausola che obbligava la banca a remunerare anche i bond «fresh». Ma perché Mps ricorse a quello strumento così sofisticato? Per finanziare la gigantesca acquisizione di Antonveneta, 9 miliardi in contanti versati nel novembre 2007 alla spagnola Santander — che a sua volta l’aveva rilevata solo pochi mesi prima per poco più di 6 miliardi dalle spoglie dell’olandese Abn Amro — il Monte dei Paschi dovette ricorrere a un aumento di capitale monstre: 5 miliardi, metà dei quali dalla Fondazione Mps, che per questo si svenò. Alla banca presieduta da Giuseppe Mussari e guidata dal direttore generale Antonio Vigni ne servivano però almeno 6, di miliardi. Dove trovare quei soldi in più? Anche per agevolare la fondazione presieduta da Gabriello Mancini che non voleva diluirsi sotto il 50% del capitale, venne elaborato con Jp Morgan il «fresh», un prestito che però veniva computato nel patrimonio come se fosse capitale a tutti gli effetti.”

Dall’Università al Palio, fino al basket La Rocca cede e la città traballa. L’articolo a firma di Marco Imarisio:

“La «marcata connotazione territoriale» che i manuali economici attribuiscono al Monte è un gentile eufemismo, che diventa trappola quando finisce il tempo dell’abbondanza. Ogni cosa sta sfiorendo, dicono i pensionati che girano intorno a Rocca Salimbeni, fortezza economica che da cinque secoli domina e incombe sulla città. Nessun simbolo è immune. L’omonima squadra di basket, orgoglio sportivo cittadino in quanto indigena in ogni posizione societaria, ha ridotto del cinquanta per cento budget e ambizioni, naviga a mezza classifica nel campionato nazionale dopo averlo dominato per sei stagioni consecutive. Il Siena calcio è malinconicamente ultimo, vicino sia alla retrocessione che a un futuro gramo: Mps non rinnoverà la sponsorizzazione da 8,5 milioni. L’inverno di Babbo Monte non risparmia neppure il Palio, la creatura più amata. Ogni contrada dovrà rinunciare all’obolo annuale. Erano solo 225 mila Euro in tutto, ma di tutti i tagli questo è il più simbolico perché riguarda un bene protetto e inalienabile che con la sua esistenza definisce l’identità cittadina. «Ma certo, siamo in un cono d’ombra» dice Emilio Giannelli, avvocato ex direttore generale della Fondazione che i lettori del Corriere conoscono da anni per le sue quotidiane vignette in prima pagina. «Se vogliamo usare lo sport come metafora, questo declassamento è il risultato di anni trascorsi vivendo al di sopra delle proprie possibilità».”

Mps, Monti contrattacca. La Stampa: “La bufera che ha investito il Monte dei Paschi di Siena non ha risparmiato il presidente del Consiglio, coinvolto nella diatriba dei mancati controlli dopo la tensione registrata ieri tra Bankitalia e il ministro Grilli. «Non accetto strumentalizzazioni elettorali», ha detto Monti, che ha aggiunto: «Il governo è pronto a riferire alle Camere».”

Tra un mese si vota: ecco come potrebbe essere il Parlamento. L’articolo a firma di Marco Castelnuovo:

“Manca esattamente un mese al voto. Il 25 febbraio sapremo chi ha vinto le elezioni. Non sapremo però, se sarà in grado di governare. La fotografia scattata a trenta giorni dal voto dall’Istituto Piepoli per La Stampa è chiara: Pd e Sel vincono agevolmente alla Camera dei deputati, ma non al Senato. Per avere la maggioranza a Palazzo Madama, dovranno allearsi con il centro. Il sondaggio non si ferma alle percentuali, né al livello nazionale. Calato in ogni circoscrizione della Camera e in ogni Regione per il Senato, calcola l’esatto numero di seggi che ogni partito guadagnerà. Ovviamente manca un mese, quindi i numeri potrebbero cambiare, ma oggi la situazione sembra consolidata. Ampia maggioranza alla Camera per la coalizione che sostiene Bersani, che però non sarà autosufficiente al Senato. Una coalizione che oltre a Pd e Sel si apra al centro, invece, avrebbe ampi numeri per governare il Paese. Ben 181 seggi, contro i 168 che aveva la maggioranza Pdl-Lega nel 2008. Ma ha ragione Bersani a dire che non lascerebbe Vendola per Monti. Al Senato una coalizione Pd-Lista Monti avrebbe la maggioranza assoluta, ma per solo un seggio. Troppo fragile per poter governare.”

Il “Vendola di governo” perde consensi a sinistra. L’articolo a firma di Federico Geremicca:

“Il 3,5%, con tendenza al ribasso. Il migliore – volendo accontentarsi – è quello fornito da Pagnoncelli a «Ballarò»: 4,8%, più o meno stabile. In mezzo, la rilevazione di Emg per il Tg de La7: 4,1%, cioè a un passo dal baratro. Ed eccola qui, allora, raccolta in queste cifre, la via Crucis di Nichi Vendola e di Sel: una difficoltà inattesa, che ora preoccupa il Pd e che molti prevedono addirittura si accrescerà durante la campagna elettorale. Non ci sono oscuri misteri dietro la lenta emorragia che sta fiaccando la forza di Sinistra ecologia e libertà: non scandali, non ruberie, non divisioni o pasticci così. Vendola e il suo partito, paradossalmente, stanno pagando una scelta (che il Pd definisce «di responsabilità») che li ha collocati in un crocevia politico comodo come il letto di chiodi di un fachiro e precipitati in una campagna elettorale «a sovranità limitata», se si può dir così.”

Il “disincanto” per il centrodestra riapre la partita. L’articolo a firma di Michele Brambilla:

“Quando c’era la Dc, qui vinceva sempre la Dc. Non parliamo poi della Seconda Repubblica: solo due anni e mezzo fa, il leghista Zaia è diventato governatore con un vantaggio del trenta per cento; vuol dire 790.000 voti in più in una regione che ha poco meno di cinque milioni di abitanti e poco meno di quattro milioni di elettori. Adesso invece i sondaggisti dicono che il Veneto è diventata una regione, appunto, «contendibile». Secondo Piepoli, il centrodestra dovrebbe comunque ottenere il premio di maggioranza al Senato (ma alla Camera vincerebbe il centrosinistra con 23 deputati contro 16). L’Ispo di Mannheimer dà al centrodestra solo 3,9 punti di vantaggio, un margine che rientra nella tradizionale «forbice» di errore; e il Pd si accende di speranza guardando i risultati del sondaggio che ha commissionato alla Ipsos: Berlusconi sarebbe tra il 31 e il 34 per cento, Bersani a un soffio, 30-33 per cento. Niccolò Ghedini, che il Pdl ha candidato al Senato al secondo posto dopo il Cavaliere, si dice tranquillo, e ha dichiarato di avere in mano sondaggi molto più rassicuranti per il centrodestra: «Abbiamo nove punti di vantaggio». «Ma già il fatto che si stia guardando al Veneto con queste lenti di ingrandimento è una novità assoluta», commenta il professor Marco Almagisti, docente di scienza della politica a Padova.”

Monti: governo pronto a riferire in Parlamento. L’articolo a firma di Luca Fornovo:

“«La questione è grave, bisogna occuparsene, ma ho piena fiducia nella Banca d’Italia». Con toni preoccupati anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ieri a a Torino per la messa in ricordo di Gianni Agnelli, è intervenuto sul caso Mps, ormai terreno di scontro tra destra e sinistra radicale che attaccano governo e Pd. Lo scandalo dei derivati che ha travolto il Monte dei Paschi di Siena portando alle dimissioni il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, ex numero uno della “banca rossa”, ha infiammato la campagna elettorale e acceso un faro su vigilanza e controlli. Mentre in Borsa il titolo è tornato a crollare con un tonfo dell’8%.”

Italia-choc, ogni giorno muoiono mille aziende. L’articolo a firma di Luigi Grassia:

“La recessione si vede anche dalle statistiche di natalità e mortalità delle aziende e purtroppo da questo punto di vista l’economia italiana è messa male. Dice l’Unioncamere (che federa le Camere di commercio) che nel 2012 nel nostro Paese hanno chiuso i battenti mille imprese al giorno. Nell’anno che si è appena concluso le chiusure sono state 364.972 (cioè 24 mila in più rispetto al 2011). La notizia può sembrare un po’ meno grave se si considera che il numero delle aziende che sono nate nel 2012 (383.883) è stato comunque superiore (di 18.911 unità), anche nell’anno scorso delle grande crisi, a quello delle imprese che sono morte. Tuttavia il dato di 383.883 è il valore più basso degli ultimi otto anni e inferiore di 7.427 unità a quello del 2011.”

Merkel replica a Cameron “Alla Ue serve stabilità”. L’articolo a firma di Tonia Mastrobuoni:

“Prova a rasserenare il clima, Angela Merkel, dopo l’annuncio di David Cameron su un possibile referendum sulla permanenza nella Ue del Regno Unito dopo le elezioni del 2015 – sempre che il primo ministro conservatore le vinca. Davanti alla platea di manager e leader politici ed economici di tutto il mondo convenuti a Davos per il Forum dell’economia mondiale, la cancelliera ha sottolineato che anche l’Europa ha tutto l’interesse a promuovere una maggiore competitività, come richiesto da Cameron. Anzi, che dopo il fiscal compact e la vigilanza bancaria unica andrà promosso in Europa un «patto per la competitività». E in ogni caso la cancelliera ha precisato che il suo auspicio per i patti europei sia che restino vincolanti per chi è nell’euro ma «chi ne è fuori possa aderire volontariamente».”