Orfini: “Basta con l’ossessione per Berlusconi. Preferivo il Bersani prima maniera”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Novembre 2014 11:11 | Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2014 11:11
«Basta con l’ossessione per il Cavaliere Preferivo il Pier Luigi prima maniera» Orfini: bene il dialogo, lui attaccava la destra per le riforme a maggioranza

Matteo Orfini (LaPresse)

ROMA – “Mediaset? Sono argomenti che lascerei a quella parte della sinistra italiana che in questi anni ha vissuto dell’ossessione berlusconiana, finendo per diventare subalterna”. Matteo Orfini, presidente del Pd, nonché “giovane turco” tra i più inclini alla mediazione con il segretario, commenta così la battuta di Pier Luigi Bersani sull’impennata in Borsa per Mediaset seguita all’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

L’intervista al Corriere della Sera, a cura di Alessandro Trocino:

Bersani dice anche: «Non c’è nessun bisogno del patto del Nazareno», ovvero dell’accordo sulle riforme siglato dai leader pd e Forza Italia.

«Se abbiamo una legge elettorale in prima lettura alla Camera e una riforma costituzionale approvata in prima lettura al Senato, lo dobbiamo al patto del Nazareno. Forse è utile ricordare, a me e a Bersani, che non era stato concepito come un patto esclusivo con Forza Italia, ma che il risultato è figlio del rifiuto del Movimento 5 Stelle di discutere. E questo, Bersani, che provò per primo a dialogare con Grillo, dovrebbe saperlo bene».

Una parte della sinistra continua a non digerire patti con Berlusconi.

«Non c’era alternativa. Berlusconi è un avversario del Pd, ma non condivido l’ossessione verso di lui che ha coinvolto una parte della sinistra. Bersani non è mai stato incline a questi atteggiamenti».

Però parla di «trasversalismo un po’ paludoso». E anche molti elettori non sono entusiasti del Patto.

«Ricordo che il Pd è andato alle elezioni proponendo di fare le riforme con tutti e anche su questo ha preso i voti. Preferisco il Bersani prima maniera, quello della campagna elettorale. Allora ci si infuriava contro la destra per aver fatto riforme a maggioranza».

Non si dà un vantaggio a Berlusconi, Mediaset a parte?

«Al contrario. Da allora Berlusconi è stato sonoramente sconfitto alle Europee».

Bersani dice che «non si può rimettere il dentifricio nel tubetto». Traducendo dal «bersanese», qualcosa nel Pd si è incrinato, non tutti si sentono a casa.

«Io credo che una volta finito il Congresso, si debba lavorare all’unità del partito. E quello che è successo sul Jobs act è positivo».

L’accordo è fatto?

«Mi pare che si sia raggiunto un buon punto di equilibrio che può garantire un percorso sereno».

Sull’Italicum Renzi ha portato a casa il risultato?

«Sono state recepite gran parte delle richieste che venivano dalle minoranze. Il premio di lista e non di coalizione, le preferenze, sia pure parziali, le soglie più basse. Quando sappiamo ascoltarci riusciamo a fare passi avanti».

Bersani lamenta l’eccesso di voti di fiducia, che sono già 28.

«L’uso delle fiducie nasce dalla difficoltà di approvare provvedimenti a causa di forme di opposizioni ostruzionistiche degli altri partiti».

È una minaccia usata anche per riportare compattezza nel Pd.

«Finora non è mai stato così e il Pd si è mostrato compatto».

Sull’articolo 18 e sulla riforma del lavoro restano l’opposizione di Gianni Cuperlo, Pippo Civati e altri.

«Non si può far contenti tutti. Neanche io avrei toccato l’articolo 18, ma non capisco i sindacati quando parlano di politiche di destra. Credo che se si guarda al merito e non al posizionamento interno, anche gli esponenti della minoranza ancora critici troveranno motivi di soddisfazione. Si sono fatti veramente dei passi avanti. Che dimostrano come non sia vero, da una parte, che il segretario del partito non ascolta abbastanza, dall’altra che le minoranze sono pregiudizialmente ostili».