Piccole imprese tasse record. Luisa Grion, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Maggio 2014 10:36 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2014 10:36
La tabella di Repubblica

La tabella di Repubblica

ROMA – Le tasse non sono uguali per tutti – scrive Luisa Grion di Repubblica – e aprire un’impresa a Cuneo, sotto il profilo fiscale, è più conveniente che mettere su un’azienda a Roma o Bologna. Meglio avere a che fare con gli uffici imposte di Carbonia, Sondrio o Belluno che con quelli di Reggio Calabria e Firenze. Il federalismo ha fatto esplodere le differenze territoriali e oggi fra la pressione fiscale di un Comune e l’altro ci può essere una distanza percentuale di oltre 18 punti. Si passa dal total tax rate (l’insieme delle tasse pagate) del 74,4 di Roma, a quello del 56,2 di Cuneo”.

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Lo ha scoperto il centro studi del Cna (artgiani e piccole imprese), che nel rapporto «Comune che vai, fisco che trovi», ha messo assieme i dati della tassazione nazionale, regionale e comunale di 122 città (capoluoghi di provincia e regione), applicandoli ad una piccola azienda standard con 430 mila euro di fatturato. Nel 2014 la pressione fiscale media esercitata su tale imprese da quello che la categoria chiama «il mostro a tre teste» toccherà il tetto del 63,1 per cento (considerando la somma versata in Irpef e relative addizionali regionali e comunali, Irap, Imu, tassazione rifiuti e i contributi previdenziali Ivs). L’aumento medio, rispetto al 2011 è del 4%, ma a Roma, nello stesso periodo, le tasse sono aumentate dell’8,7, a Reggio Calabria dell’11,8 e a Firenze, la città guidata fino a poco tempo fa del premier Renzi, del 10,2 (anche se l’assessore al Bilancio ha contestato i dati). In tempi di crisi e di mancati trasferimenti, i sindaci hanno dovuto scaricare il peso dei servizi forniti sui cittadini e sulle aziende residenti. Di fatto fra il 2011 e il 2014, per le piccole imprese, la quota della tassazione comunale su quella totale è passata dal 15,9 al 24,2%.

Secondo i numeri del Cna, al piccolo imprenditore che non evade, quest’anno rimarrà in tasca un reddito netto che va dai 12.814 euro di Roma ai 21.190 di Cuneo: tutte soglie ampiamente al di sotto di quel tetto di 26 mila euro che permette ai loro dipendenti di ottenere il bonus Irpef fino a 80 euro. In realtà, che l’evasione sia un problema lo ammette anche la categoria, visto che — fra gli otto suggerimenti che il Cna dà al governo — c’è anche quello di correggere il sistema fiscale degli autonomi con un meccanismo premiante che riduca l’aliquota all’aumentare del reddito dichiarato. Resta il fatto che, per il presidente di Cna Daniele Vaccarino «gli effetti prodotti dal federalismo fiscale sono stati drammatici», hanno toccando l’apice nel 2012, quando l’introduzione dell’Imu ha causato un’impennata del total tax rate medio del 5,9%. Per la categoria, sottolinea il centro studi del Cna, altrettanto pesante sarà però il passaggio dall’addizionale Tari alla Tasi per quanto riguarda il finanziamento dei servizi indivisibili: se l’anno scorso la piccola azienda pagava in media 157 euro, quest’anno ne verserà 438 (più 179%). Sale la pressione fiscale, si allontana il tax free day, ovvero il giorno in cui, finito di pagare le tasse, l’impresa comincia a lavorare per sé. La media nazionale lo fissa al prossimo 19 agosto, ma se a Cuneo arriverà già il 25 luglio, Roma, Firenze, Bologna e Reggio Calabria si dovrà aspettare fino al 29 settembre.