Roma, clochard nelle cabine in via della Conciliazione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 agosto 2015 11:50 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2015 11:50
L'articolo del Messaggero

L’articolo del Messaggero

ROMA – “Un ombrello aperto a riparare dalle luci – scrive Valeria Arnaldi del Messaggero – Un letto costruito con stracci e cartoni. I panni stesi tra i marmi. E due immagini: il volto di Gesù e quello del Pontefice, entrambi benedicenti, a proteggere dagli sguardi ostili e, soprattutto, forse, a “legittimare” la presenza. Poi, vecchi tessuti, coperte, carta, tutto quanto possa risultare utile per ripararsi dall’umidità della notte. Sotto le luci e la “protezione” di San Pietro”.

L’articolo di Valeria Arnaldi: O meglio della sua Basilica. È un vero e proprio dormitorio a cielo aperto, con vista sulla cupola e a volte tetto lungo il colonnato, quello che ogni sera, puntuale, si riforma in piazza San Pietro, ai piedi delle colonne, ma anche nelle strade circostanti, da via della Conciliazione a via del Mascherino.
LE POSTAZIONI

Di giaciglio in giaciglio, è un susseguirsi di postazioni che, insieme, tracciano la mappa di un degrado, se non nuovo comunque rinnovato – e aumentato – che lambisce il Vaticano senza riuscire a penetrarlo e racconta il fraintendimento di un’accoglienza promessa, annunciata, e professata come regola, che però lascia fuori molti. Proprio a un passo dalla porta. Più ancora, forse, a un passo dalla finestra che a quella promessa di apertura fa cornice, nelle parole che il Pontefice, spesso, ha dedicato e dedica a migranti e rifugiati, appellandosi alla scena internazionale perché non siano respinti. Fino a chiamare “guerra” il rifiuto di ospitarli. Eppure è proprio una sorta di guerra quella che, quando cala il buio, si combatte all’ombra della Basilica. Una guerra tra poveri per accaparrarsi i posti migliori, quelli lontani dalla strada, sui marmi, i più riparati. Quelli dove si spera che l’immagine del Papa possa tutelare

da eventuali controlli e allontanamenti. Quelli meno illuminati per non farsi notare, ma non in completa oscurità, per timore di possibili aggressioni. Così, ogni sera, i più “fortunati”, o semplicemente quelli che nella zona hanno acquisito una sorta di titolo per anzianità di presenza – e periodo di permanenza – costruiscono piccole stanze tra le colonne. Posti stretti ma privati, dove si può dormire da soli, senza dover condividere lo spazio. O gli oggetti. Gli ultimi arrivati, invece, si dispongono in fila, uno accanto all’altro, sotto i porticati di via della Conciliazione. Alcuni rinunciano a una copertura e scelgono zone meno affollate. Dormono davanti a porte e vetrate dei negozi di oggettistica sacra, gioielli, opere d’arte. Spesso, visto il caldo, sono seminudi: un paio di pantaloncini e un lenzuolo, la testa poggiata su sacchi con i pochi oggetti e ricordi di una vita, non vendibili per affetto o valore (…).