Simone Camilli, Renzi, Ucraina: le prime pagine dei giornali

Il Corriere della Sera: “La spinta di Draghi e Napolitano”. Sguardi assenti, memorie labili. L’editoriale di Giovanni Belardelli:

Le cronache che riferiscono di migliaia di esseri umani in fuga davanti all’avanzata dell’Isis riportano inevitabilmente alla mente alcune delle pagine più atroci della storia del ‘900. La marcia disperata di fiumane di persone senza acqua né cibo non può non ricordare il trasferimento forzato degli armeni verso l’Anatolia, un secolo fa, che si concluse con oltre un milione di morti; le fosse comuni in cui — leggiamo in questi giorni — vengono gettati, spesso ancora vivi, uomini, donne e bambini ricordano il modo terribile in cui iniziò lo sterminio di ebrei nell’Est Europa, prima che Auschwitz e le altre fabbriche della morte cominciassero a funzionare a pieno regime.
È anche per questo, perché le immagini e le notizie del presente ricordano così da vicino quelle del passato, che colpisce il ritardo con cui le autorità e le opinioni pubbliche dei Paesi occidentali hanno preso atto di ciò che sta avvenendo, quasi fossero condizionate da una singolare schizofrenia. Da decenni veniamo giustamente sollecitati a praticare un culto della memoria che viene inteso in primo luogo come ricordo delle vittime prodotte dai genocidi del ‘900; fino al punto che si sono istituite apposite giornate a quel culto dedicate e si sono anche prescritte precise modalità e forme del ricordo: in alcuni Stati, come è noto, negare lo sterminio degli ebrei, ma anche il genocidio degli armeni, costituisce un reato, come tale sanzionabile penalmente (ciò che è apparso a molti discutibile).

La Repubblica: “Simone, il reporter italiano morto per raccontare Gaza”.

La Stampa: “Riforme, Renzi rassicura Draghi”.

Il Fatto Quotidiano: “C’è posta per Renzi. La Ue: l’Expo così non va”.

Il Giornale: “L’immigrazione fa ricca la mafia”.

 

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