Batterio New Delhi, killer nel 40% dei casi: solo in Toscana 17 morti su 75 infetti nel 2019

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 11 Settembre 2019 14:55 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2019 16:32
Batterio New Delhi Toscana

Foto archivio ANSA

ROMA – Il batterio new Delhi registrato in Toscana ha un tasso di mortalità pari al 40% e la Regione ha avviato un monitoraggio dei casi. Tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019, su 75 pazienti infetti ne sono morti 17.

La Regione Toscana ha sollevato un alert sulla situazione, avviando a partire dal 16 settembre un monitoraggio in tutto il territorio regionale. L’assessore alla Sanità Stefania Saccardi ha anche sottolineato che anche se erano infetti, “non vuol dire che ci sia un nesso di casualità con la presenza del batterio”.

Batterio New Delhi, mortalità al 40% negli infetti ma “non c’è un nesso”

Stefania Saccardi, assessore regionale al diritto alla salute, rispondendo a una interrogazione del capogruppo di Forza Italia, Maurizio Marchetti, sulla diffusione del New Delhi in Toscana ha dichiarato: “Fino al 31 agosto 2019 sono stati 708 tamponi con esito positivo”. Per quanto riguarda la lotta al batterio, l’assessore ha riferito che “da oggi tutti i dati sono disponibili sul sito dell’Agenzia regionale di sanità (Ars), dove settimanalmente saranno pubblicati i dati per il New Delhi, con il numero di test positivi e la percentuale di decessi con presenza batterio”.

La Regione, ha proseguito Saccardi, ha inoltre esteso i test ai reparti di medicina “e non solo di terapia intensiva”, accelerando i tempi per l’introduzione del test molecolare: “I risultati passeranno da due giorni a due-sei ore per migliorare i tempi di risposta”. Saranno inoltre eseguiti screening anche nelle case di cura private e sui pazienti delle Rsa che vengono ricoverati in ospedale o dimessi.

L’assessore ha poi concluso: “Nell’interrogazione si fa riferimento alla tardività dell’intervento della Giunta sul tema – con particolare riferimento al decreto del 26 luglio sulle misure di contrasto del batterio, ma le segnalazioni risalgono a marzo – l’allarme è partito dal sistema sanitario, e fin dall’inizio il sistema è stato sotto attento monitoraggio e sono state diramate tutte raccomandazioni e indicazioni poi racchiuse nel decreto esteso a tutta la regione”.

Che cos’è il batterio New Delhi: i sintomi

Il batterio è stato osservato per la prima volta in una turista svedese di ritorno dall’India ed è un diverso ceppo della klebisiella, con dei geni che lo rendono più resistente alle terapie con antibiotici. Ad oggi è considerato uno dei batteri più difficili da contrastare, tanto da avere un tasso di mortalità fino al 70% dei casi, in relazione anche alle patologie pregresse dei pazienti infetti.  

I sintomi principiali sono febbre, infezione del tratto urinario, rush cutanei, dolori al torace, polmonite, problemi neurologici e in alcuni casi anche disturbi gastrici e artrione da antibiotico-resistenza in genere riguarda la popolazione ospedaliera. Si tratta di un batterio che normalmente fa parte della flora intestinale umana, motivo per cui diventa facilmente resistente all’antibiotico, e viene trasmesso per contatto.

La sua diffusione è legata principalmente alle scarse condizioni igieniche, soprattutto in luoghi come l’India, o in ambienti ospedalieri. La prima cosa da fare come profilassi, quindi, è quella di seguire norme igieniche severe e fare molta attenzione alla pulizia, ad esempio delle mani se ci si trova in luoghi a rischio contagio. 

Allerta batterio New Delhi: parte il monitoraggio regionale

A partire dal 16 settembre, la Regione si è attivata per dare un costante monitoraggio del numero di portatori del batterio, degli infetti e dei decessi “allo scopo anche di contribuire ad una corretta informazione tesa ad adottare le misure di prevenzione, ovvero ridurre l’utilizzo non corretto di antibiotici. In questi mesi la Regione è stata in costante contatto con il Ministero della salute e l’Istituto superiore di sanità, e il tema è stato oggetto di confronto all’interno del tavolo regionale relativo al piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza, a partire da marzo 2019”.

E ha aggiunto: “E’ stata poi costituita una unità di crisi regionale con esperti in materia di infezioni. Prodotto di questo lavoro è stato il decreto con il quale sono state formalizzate le indicazioni operative già fornite a tutte le strutture sanitarie: indirizzi omogenei per la gestione dei pazienti colonizzati-infetti, comprese le istruzioni da fornire alla dimissione, i protocolli terapeutici e le indicazioni per la pulizia ambientale”. (Fonte AGI, Infermieristicamente)