Coronavirus paralizza le sale operatorie: 400mila pazienti in attesa, rischio 20mila decessi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2020 11:52 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2020 11:52
Coronavirus paralizza le sale operatorie: 400mila pazienti in attesa, rischio 20mila decessi

Coronavirus paralizza le sale operatorie: rischio 20mila morti (Ansa)

ROMA – Alla già infinita lista di decessi provocati direttamente dal coronavirus rischiano di aggiungersi ventimila morti.

Contagio e emergenza hanno paralizzato il lavoro di ospedali e sale operatorie, almeno 400mila interventi chirurgici programmati sono stati messi in stand by.

Con un’attesa media di ripristino delle operazioni di circa sei mesi: risultato, un aumento drammatico e prevedibile di decessi prematuri.

La sospensione dei ricoveri per interventi chirurgici non urgenti scattata in febbraio a causa dell’epidemia ha messo in attesa il 75% dei casi in regime ordinario e centinaia di migliaia di pazienti.

Oggi viene calcolato che ad essere riprogrammati saranno 410 mila interventi.

La stima è stata elaborata dalla Società di ricer che di mercato e consulenze Nomisma nell’analisi “Riprogrammazione degli interventi chirurgici, liste d’attesa e mobilità sanitaria: il Covid spingerà gli italiani a curarsi vicino a casa?”.

Nel rapporto viene sottolineato che da questo conteggio sono esclusi i ricoveri con diagnosi di tipo oncologico.

La Fase 2 interrompe i “viaggi della salute”

Ed emerge che anche i “viaggi della salute” tra regioni meno attrezzate e centri specialistici di eccellenza lontani da casa, subirà nella Fase 2 della pandemia un forte rallentamento, con presumibili ricadute sulle condizioni sanitarie dei pazienti.

“Il persistente timore del contagio, accentuato nel caso di condizioni di salute precarie e le criticità legate agli spostamenti – prime fra tutti la disponibilità e i costi dei biglietti aerei – rallenterà la mobilità sanitaria di breve-medio periodo”, dicono Maria Cristina Perrelli Branca e Paola Piccioni, analiste di Nomisma.

Angioplastica: erano 20 giorni d’attesa, ora 4 mesi

Non solo, il blocco degli ambulatori nei mesi del lockdown ha provocato l’allungamento delle liste d’attesa, i tempi si sono dilatati con conseguenze facilmente immaginabili per i cittadini.

“Per un intervento programmato di bypass coronarico o di angioplastica coronarica, che in genere richiedono un’attesa media nazionale di 20-25 giorni, i tempi potranno raggiungere i quattro mesi, mentre per un impianto di protesi d’anca si potranno superare i sei mesi”, afferma l’indagine Nomisma.

Le quote di interventi rimandati variano sensibilmente a seconda della categoria diagnostica.

Le stime passano dal 56% dei ricoveri per interventi legati a malattie e disturbi dell’apparato cardiocircolatorio, alla quasi totalità dei ricoveri per patologie relative all’otorinolaringoiatria e al sistema endocrino, nutrizionale e metabolico.

Un terzo degli interventi da rimettere in agenda riguarda l’area ortopedica, dove – valuta il rapporto – saranno 135 mila i ricoveri.

Nomisma auspica che tutti coloro che necessitano di prestazioni non disponibili dentro i confini regionali, continuino a rivolgersi altrove senza apprensione.

Resta il fatto che in tempi normali, ogni anno sono circa 750.000 i cittadini che affidano la propria salute a strutture di regioni diverse da quella di residenza.

Di questi, oltre il 90% si sposta per ricoveri acuti in regime ordinario (69%) e in regime diurno (23%).

Lombardia ed Emilia Romagna sono le due regioni maggiormente attrattive.

Al lato opposto della classifica, Campania e Calabria. (fonti Nomisma, Ansa)