Diabete, cellule pelle riprogrammate: nel pancreas producono insulina

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 24 Ottobre 2014 7:59 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2014 8:04
Diabete, cellule pelle riprogrammate: nel pancreas producono insulina

Foto LaPresse

ROMA – Prendere una cellula della pelle, riprogrammarla come una cellula staminale e infine in una cellula Beta, produttrice di insulina. Poi impiantare le nuove cellule Beta nel pancreas, dove iniziano a funzionare producendo l’insulina e regolando i livelli di glucosio nei pazienti malati di diabete di tipo 1. Cellule auto-trapiantate e schermate, che riducano la necessità di utilizzare farmaci anti-rigetto.

Questa la nuova cura messa a punto dai ricercatori guidati da Douglas Melton della Harvard University di Cambridge, scrive Nature, che al momento hanno ottenuto ottimi risultati sulla sperimentazione sui topi in laboratorio.

Innestando le cellule epiteliali riprogrammate in cellule Beta, queste in appena due settimane hanno iniziato ad agglomerarsi formando delle isole di Langerhans funzionanti che hanno risposto ai livelli di glucosio nel sangue, producendo insulina per garantirne la normalizzazione dei valori.

Ottenere cellule Beta dalle epiteliali degli stessi pazienti infatti costituisce un auto-trapianto, spiega Jose Oberholzer, che ha collaborato con il team di Melton:

“Se prendete queste cellule e le mostrate a qualcuno senza dirgli che cosa sono, vi garantisco che un esperto le scambierebbe per perfetti agglomerati di cellule detti isole di Langerhans”.

Anche se le cellule siano auto-trapiantate, il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune e il rischio di dover ricorrere a farmaci immunosoppressori, concessi solo nei casi più gravi, resta. Per questo motivo i ricercatori puntano non solo a riprogrammare le cellule Beta ottenute, ma anche a schermarle così che le nuove cellule trapiantate non siano distrutte.

Una delle soluzioni, studiata nei laboratori di ViaCyte a San Diego, in California, è quella di incapsulare le cellule in una guaina biocompatibile. Una opzione al vaglio dei ricercatori, che il 21 ottobre hanno dato via al trial clinico sul primo paziente umano dopo gli ottimi risultati ottenuti con la sperimentazione animale. L’altra opzione invece è quella di avvolgere le cellule in un idrogel, una soluzione meno sicura, perché sarebbero difficili da rimuovere in caso di problemi.

I trapianti di cellule Beta costituiscono per i pazienti affetti da diabete di tipo 1 una reale speranza di poter condurre una vita normale e libera dalle iniezioni di insulina.