Disease X. Allarme Oms per la epidemia che non c’è ancora

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 marzo 2018 6:02 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2018 2:47
Disease X. Allarme Oms per la epidemia che non c'è ancora

Disease X. Allarme Oms per la epidemia che non c’è ancora

Epidemia X, Disease X: una nuova epidemia potrebbe uccidere in pochi mesi centinaia di migliaia se non milioni di persone. Non se ne conoscono le caratteristiche, non esistono, ancora, vaccini né terapie.

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Ma gli esperti della Organizzazione mondiale della sanità hanno lanciato l’allarme e hanno già tenuto tre riunioni nel loro quartier generale di Ginevra, in Svizzera. Vogliono anticipare l’emergenza.

Disease X, si legge sul sito ufficiale della Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization),

“rappresenta la consapevolezza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un agente patogeno attualmente sconosciuto. Il punto è assicurarci di preparare e pianificare in modo flessibile in termini di vaccini e test diagnostici”.

In altre parole: non sappiamo cos’è ma estote parati. Trattandosi di una organizzazione dell’Onu, in cui confluiscono potenti interessi politici e meno edificanti interessi privati (ricordate lo scandalo oil for food? E anche i vari esagerati allarmi dalla Sars in giù costati ai contribuenti milioni in vaccini poi buttati), c’è da prenderli con le molle.

Questa della Epidemia X ha più il sapore di un tentativo di finire sui giornali, di una trovata di marketing. Come dire: non so chi verrà a rapinarmi, non so quando, non so come, però ho paura. L’Epidemia X si aggiunge alla lista delle otto più note e spaventose epidemie: Ebola, Zika e sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Si tratta di malattie che presentano un significativo rischio di un’emergenza sanitaria pubblica internazionale per la quale non esistono, o non sono sufficienti, contromisure secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Eccola per intero:

Febbre emorragica Congo-Crimea (CCHF)
Malattia da virus Ebola e Marburg
Febbre di Lassa
Mers, o sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus, e SARS
Nipah e Henipavirus
Febbre della Rift Valley
Zika
Disease X

Inserendo l’Epidemia X nell’elenco, l’OMS riconosce che le malattie infettive e le epidemie sono intrinsecamente imprevedibili. Al pari della cosiddetta febbre spagnola che tra il 1918 e 1920, uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone, l’Epidemia X può trasformarsi nella catastrofe che nessuno aveva previsto fino a quando non sarà troppo tardi. “Disease X rappresenta la consapevolezza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un agente patogeno attualmente sconosciuto, afferma l’OMS.
Una possibile fonte di Disease X, inoltre, potrebbe essere la sua diffusione intenzionale come arma.

E’ noto che una forma rudimentale era stata già usata nel medioevo: nel 1346 i Tartari, nel porto di Caffa, portarono dei cadaveri affetti da peste accanto ai nemici ma la biologia sintetica consente la creazione di nuovi virus mortali. Dove compare una nuova malattia non c’è resistenza nella popolazione e questo significa che può diffondersi rapidamente.

Durante la Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sperimentato le armi biologiche, ed entrambi i Paesi nei laboratori segreti che si spera sicuri, continuano a detenere agenti patogeni mortali, incluso il virus del vaiolo. Arrivando a tempi più vicini, sotto il regime di Saddam Hussein furono sfoderate le tossine botuliniche. E nel 2014 fu trovato un computer dello Stato Islamico con file che mostravano procedure dettagliate per utilizzare il virus della peste.

Si sospetta che anche la Corea del Nord e la Siria abbiano armi chimiche. La Siria le ha utilizzate sui civili nell’attuale conflitto, nel 1972 c’è stata un’epidemia di vaiolo e da allora si ritiene che all’interno del complesso militare-industriale detenga ceppi di vaiolo. Sembra che Pyongyang abbia una riserva di antrace: nel sangue di un disertore militare nordocoreano, sono stati trovati anticorpi anti-antrace.

Il lato positivo è che il numero di incidenti che hanno coinvolto armi biologiche è molto basso, i falsi allarme superano di gran lunga gli attacchi reali. Soggetti non statali, incluso l’IS, sembra non abbiano la capacità di sviluppare un’arma biologica da poter utilizzare su larga scala. Le armi biologiche sono un rischio, gli animali ne rappresentano un altro.

La fonte più probabile di Disease X potrebbero essere le malattie zoonotiche o zoonosi, presenti negli animali selvatici e domestici trasmissibili all’essere umano. Circa il 70% delle epidemie dell’ultimo secolo erano zoonotiche. Il virus Ebola è un ottimo esempio. Si ritiene che la pandemia dell’Africa occidentale nel 2013-2016 sia iniziata in Guinea quando un bambino di un anno fu morso da un pipistrello infettato. Contagiò la madre, la sorella, la nonna e si diffuse fino a uccidere più di 11.000 persone in Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Ugualmente l’epidemia di HIV umana molto probabilmente iniziò quando qualcuno uccise e mangiò uno scimpanzé selvatico. Da allora sono rimaste contagiate 70 milioni di persone e 35 milioni sono morte.
Gli allevamenti di animali potrebbero essere il più probabile veicolo di Disease X. Grandi gruppi di animali da allevamento (polli, maiali e persino cammelli) creano le condizioni riproduttive ideali per le malattie zoonotiche. I virus, in costante mutamento, si spostano rapidamente dagli animali selvatici agli animali da allevamento e poi agli umani. Possono essere diffusi dalle zecche, ma per via area è il modo più rapido.

L’Epidemia X potrebbe essere una mutazione di una malattia animale esistente, come l’influenza aviaria o la peste suina africana, o potrebbe essere un agente patogeno inedito che si sposta dagli animali all’uomo. Man mano che si coltiva, si estrae e si colonizzano luoghi sempre più remoti del pianeta, è sempre più probabile entrare in contatto con insetti e animali ancora sconosciuti. Abbattere la savana africana per i terreni agricoli o praticare attività estrattive nella foresta pluviale brasiliana presenta un rischio costante di esposizione a nuove malattie zoonotiche.