I grassi saturi non favoriscono l’infarto: idea frutto di una tesi mai provata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Maggio 2014 7:00 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2014 1:07
I grassi saturi non favoriscono l'infarto: idea frutto di una tesi mai provata

I grassi saturi non favoriscono l’infarto: idea frutto di una tesi mai provata

NEW YORK – “I grassi saturi non causano problemi cardiovascolari”: è la conclusione a cui è arrivato un importante studio pubblicato a marzo sulla rivista Annals of Internal Medicine e ripreso dal Wall Street Journal. Una conclusione che travolge quello che per generazioni è stato il caposaldo di tutte le diete e che vede sul banco degli imputati i grassi saturi, come quelli di cui sono ricchi il burro, il formaggio e la carne rossa, accusati di ostruire le arterie, causando l’infarto.

Da quanto risulta da una accurata analisi dell’Università di Cambridge condotta su oltre 600mila persone non ci sarebbero rischi legati all’assunzione di grassi saturi, in particolare non risultano correlazioni tra acidi grassi e malattie coronariche.

Ma le conclusioni di questo studio, sottolinea Nina Teicholz sul Wall Street Journal, non sorprendono chi conosce la scienza nutrizionale moderna. Infatti non ci sono mai state prove che i grassi saturi facessero male. Questa è solo una credenza diffusa che risale addirittura agli anni Cinquanta, quando uno scienziato dell’Università del Minnesota, Ancel Benjamin Keys si guadagnò la copertina del Time propalando l’idea che i grassi saturi aumentassero il livello del colesterolo e, come risultato, causassero gli attacchi cardiaci.

Quella teoria attecchì molto negli Stati Uniti dell’epoca, che stavano conoscendo un’epidemia di obesità, con gli infarti diventati la prima causa di morte nel Paese. Persino il presidente Dwight D. Eisenhower ne ebbe uno nel 1955. I medici erano alla disperata ricerca di una risposta.

Il dottor Key, in qualità di direttore del più ampio studio dell’epoca, era nella posizione migliore per promuovere le proprie teorie. Lo studio chiamato “Sette Paesi”, condotto su circa 13mila uomini di Stati Uniti, Giappone ed Europa, dimostrava che gli attacchi cardiaci non erano il risultato inevitabile dell’età, ma potevano essere legati ad una alimentazione povera.

I critici hanno osservato che il dottor Keys violò diverse norme scientifiche nel proprio studio, includendo solo alcuni Paesi e non altri, come Svizzera, Svezia o Germania, i cui abitanti consumano molti grassi saturi ma non hanno particolari problemi cardiaci.

Diversi studi successivi hanno messo in dubbio i risultati del dottor Keys, ma la sua teoria ha avuto una risonanza notevole in tutto il mondo. Alcuni studi a favore di questa tesi furono finanziati dalle grandi case produttrici di olio di semi, che beneficiavano degli studi che mettevano in evidenza effetti negativi dei cibi tradizionali.

Gli studi più recenti, però, ribaltano la tesi del dottor Keys, negando un legame tra grassi saturi e patologie cardiache. Ad avvalorare questa tesi sono i dati relativi ai ricoveri in ospedale per infarto acuto. In due casi su tre gli individui erano affetti da sindrome metabolica, ma solo il 2% di loro aveva il colesterolo alto. Negli stessi Stati Uniti il consumo di grassi è in diminuzione, ma quello delle persone obese è in aumento, a dimostrazione del fatto che non esiste una certa correlazione tra i fattori.

Negli ultimi cinquant’anni è stato speso più di un miliardo di dollari per provare a dimostrare la tesi del dottor Keys, ma non si sono mai avuti risultati che la confermassero. Forse, sottolinea Teicholz sul Wall Street Journal, è arrivato il momento di mettere a letto l’ipotesi dei grassi saturi e cercare altre possibili imputati per i malanni degli americani, e non solo.