Tumore al seno. Inps: invalidità civile se gene Jolie

di Dini Casali
Pubblicato il 26 febbraio 2019 9:21 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2019 9:21
Tumore al seno. Inps: invalidità civile se gene Jolie

Tumore al seno. Inps: invalidità civile se gene Jolie

ROMA – Il cosiddetto gene Jolie, quello legato alle mutazioni brca1 e brca2 che possono far insorgere il tumore al seno e alle ovaie, entra nelle linee medico-scientifiche di cui terranno conto le commissioni dell’Inps che decidono sull’invalidità anche quando l’intervento chirurgico di mastectomia (rimozione della mammella) è stato eseguito preventivamente, cioè prima dell’insorgere della malattia.

Sull’argomento il 13 febbraio l’Inps ha emanato una comunicazione a tutte le commissioni, firmata dal coordinatore generale medico legale Massimo Piccioni e dal vice coordinatore Onofrio De Lucia. La circolare dell’Inps viene indicata come un importante passo dall’associazione abrcadabra, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione Brca, e dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) che hanno preso parte al tavolo con l’Inps.

“Le indicazioni date dall’Inps per una corretta valutazione della disabilità anche per le persone sane portatrici di un rischio genetico ma che affrontano interventi terapeutici preventivi di non poco rilievo, costituisce una vera apertura di orizzonti che in futuro riguarderanno anche altri rischi di malattia diagnosticati prima dell’insorgenza”, ha commentato Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo.

Attualmente in Italia non ci sono dati nazionali certificati sul numero di persone portatrici delle mutazioni brca. Secondo una proiezione dell’associazione abrcadabra, si va dai “75 ai 150 mila casi di persone esposte al rischio di sviluppare in giovane età, anche sotto i 30 anni, tumori al seno, all’ovaio, e all’endometrio, oltre ad altre neoplasie”. L’associazione sottolinea l’importanza della circolare: “Le persone con mutazione dei geni brca, d’ora in poi in Italia anche quando non affette da una malattia oncologica in atto, diventano di fatto oggetto di una speciale tutela del nostro sistema di welfare: una rivoluzione di diritto che apre anche a una nuova consapevolezza sul rischio genetico”, ha detto la presidente dell’associazione Ornella Campanella.

La mastectomia preventiva di Angelina Jolie. Le mutazioni Brca1 e Brca2 praticamente sconosciute ai non addetti ai lavori fino al 14 maggio 2013, diventarono oggetto di discussione mediatica quando Angelina Jolie pubblicò un articolo sul New York Times per raccontare di essersi sottoposta ad una duplice mastectomia per prevenire il rischio di sviluppare un cancro al seno. L’attrice dichiarò di avere ereditato la mutazione del gene brca1 che, secondo i medici, la esponevano all’87% di rischio di sviluppare il cancro, malattia di cui erano morte la madre, la nonna e la zia.

Sulla mastectomia preventiva tuttavia la comunità scientifica resta divisa e, se secondo alcuni medici è un vero salvavita, come nel caso degli oncologi americani che hanno operato la Jolie, altri non la pensano così. In uno degli ultimi studi sul’argomento, pubblicato su Lancet Oncology, i ricercatori dell’Università di Southampton hanno esaminato i dati di 2.733 donne con tumore al seno e hanno visto che la percentuale di mortalità era uguale sia nelle pazienti che avevano avuto la mutazione genetica che in quelle che non l’avevano.

(fonte Ansa)