Tumore al seno, un test può evitare chemioterapie inappropriate

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Luglio 2020 20:10 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2020 20:16
Tumore al seno, un test può evitare chemioterapie inappropriate

Tumore al seno, un test può evitare chemioterapie inappropriate (Foto Ansa)

Un test può evitare chemioterapie inappropriate nel caso di tumore al seno.

Si tratta di un esame che analizza l’espressione di 21 geni specifici del tumore al seno e definisce la probabilità di risposta alla chemioterapia.

Si chiama Oncotype DX ed è un test molecolare (eseguito su tessuto tumorale) che permette di evitare la chemioterapia nell’80% delle donne con carcinoma mammario in fase iniziale.

Deve però trattarsi di donne con cancro di tipo ormone-sensibile, negativo alla proteina HER2 e linfonodo negativo e che, dopo la chirurgia, possono essere trattate solo con l’ormonoterapia.

Il test è validato con studi clinici ed è disponibile presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, grazie a un accordo siglato con l’azienda produttrice, Exact Sciences.

Il tumore al seno in Italia

“Il carcinoma della mammella, nel nostro Paese, è la neoplasia più frequente non solo fra le donne ma in assoluto in tutta la popolazione”, afferma Giuseppe Tonini, Direttore Oncologia Medica Università Campus Bio-Medico.

“Nel 2019 – prosegue Tonini -, ci sono stati 53.500 nuovi casi. Il trattamento chemioterapico adiuvante, cioè dopo l’intervento chirurgico, riduce il rischio di recidiva ed è tradizionalmente basato sulle caratteristiche della paziente e del tumore. La maggior parte delle donne con carcinoma della mammella presenta una malattia in fase iniziale, locale o localmente avanzata, che esprime i recettori estrogenici ma non la proteina HER2. In questi casi, dopo la chirurgia, la terapia prevede il trattamento endocrino. Questo trattamento può essere associato a chemioterapia nei casi ritenuti a maggior rischio di recidiva. Le stime indicano che oltre il 50% delle donne operate per carcinoma mammario in fase iniziale riceve un trattamento chemioterapico dopo l’intervento, anche se solo una percentuale inferiore beneficia realmente di questa strategia terapeutica”.

Il test, sottolinea, “è indirizzato alle donne in cui è incerta l’utilità dell’associazione della chemioterapia alla terapia endocrina. In questi casi, la scelta della corretta terapia post intervento chirurgico è particolarmente impegnativa, anche perché i parametri clinico-patologici tradizionali si sono dimostrati poco selettivi nell’identificare le pazienti a cui la chemioterapia potrebbe essere risparmiata”.

Il test è stato reso disponibile per la prima volta nel 2004 e, da allora, più di un milione di donne nel mondo ne ha beneficiato.

Rimborsabilità per le pazienti  

Ad oggi, solo la Lombardia e la Provincia Autonoma di Bolzano ne hanno approvato la rimborsabilità per le pazienti con tumore della mammella, pur trattandosi di una tematica attualmente dibattuta a livello regionale, come dimostrano recenti mozioni presentate in Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Nel Lazio la mozione per la rimborsabilità dei test genomici è stata recentemente approvata all’unanimità.  (Fonte: Ansa)