Cervello resta attivo per 5 minuti dopo la morte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 marzo 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2018 9:14
Cervello umano sopravvive 5 minuti dopo la morte

Cervello resta attivo per 5 minuti dopo la morte

ROMA – Cervello resta attivo per 5 minuti dopo la morte.

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Riscontrate nel cervello di alcuni pazienti delle onde elettriche che sembrano precedere l’interruzione dell’attività dell’organo. La scoperta degli scienziati indica che la coscienza sia presente, per un massimo di cinque minuti, anche dopo che il corpo ha smesso di mostrare segni di vita.

Un team di neurologi, inclusa la Charité-Universitätsmedizin di Berlino, ha monitorato costantemente gli impulsi elettrici nel cervello di nove persone in fin di vita. Ciascuno dei pazienti, di Berlino, Germania, e Cincinnati, Ohio, aveva delle lesioni cerebrali letali ed era stata cessata la terapia di sostegno vitale.

Gli esperti speravano che, impiantando degli elettrodi nel cervello avrebbero potuto scoprire i meccanismi e i tempi nel processo del decesso. Hanno scoperto che anche cinque minuti dopo che il cuore di una persona smette di battere, le cellule cerebrali, o neuroni, possono ancora funzionare.

In una dichiarazione, l’autore dello studio Jens Dreier, dell’Universitätsmedizin Berlin, ha sostenuto che “dopo l’arresto circolatorio, la diffusione della depolarizzazione segna la perdita di energia elettrochimica immagazzinata nelle cellule cerebrali e l’inizio di processi tossici che portano alla morte”.

“Fatto rilevante, è fino a un certo punto reversibile quando la circolazione viene ripristinata”, scrive il Daily Mail. Le cellule muoiono quando il sangue smette di scorrere, privandole dell’ossigeno di cui, per funzionare, hanno bisogno. Quando accade ciò, le cellule cerebrali prima di spegnersi completamente, attingono alle riserve energetiche per alcuni minuti.

Questo accade quando iniziano ad andare in crisi i meccanismi che i neuroni usano per tenere separati gli ioni; la rottura delle barriere di queste particelle rilascia nel cervello un’enorme quantità di energia elettrochimica mentre i neuroni cercano freneticamente di attingere ossigeno.

Il processo di depolarizzazione è caratterizzato da iperattività nei neuroni, seguita da un improvviso silenzio che segna solo il conto alla rovescia finale fino alla morte e può essere invertito per un periodo di tempo, come scoperto dai ricercatori.

Esattamente per quanto tempo rimane ancora da capire tuttavia lo studio, anche se non ha un effetto diretto sugli attuali pazienti, in futuro potrebbe portare a procedure diagnostiche migliori e rispetto alle cure. I risultati possono essere utili allo sviluppo di strategie per affrontare l’arresto cardiaco e ictus per ripristinare la circolazione.Possono inoltre alimentare il dibattito sulla donazione di organi dopo la morte del cardio, in cui la morte viene dichiarata tra due e dieci minuti dopo che il cuore ha cessato di battere.