“Porta il pupo a vedere Sabrina e Sarah…” Ad Avetrana cade l’ultimo tabù: quello dei bambini

Pubblicato il 18 Ottobre 2010 15:15 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2010 16:58

Mauro Masi, direttore generale della Rai, ha chiesto o consigliato di preciso non si sa, “equilibrio e delicatezza” a direttori di reti e testate quando si tratta di “cronaca”, leggi Sarah, Sabrina e dintorni. Chissà se Masi la guarda al mattino, al pomeriggio e alla sera la sua tv e quella degli altri. L’unico “equilibrio” finora messo in campo e in onda è quello dei cronisti televisivi sul “terreno”. Ad Avetrana, davanti a casa Misseri e relativo garage, decidono con equlibrio estetico e lottizzatorio chi può stare e chi no nelle prime file della folla che assedia e scruta. Valutano insomma con “equilibrio” chi sarà inquadrato e chi no. Ecco, quella coppia con il bambino che mette il fiore sì, quel papà che sbraccia per piazzare nell’inquadratura il passeggino, quello no, magari dopo. Con altrettanto “equilibrio” avevano lavorato nei giorni scorsi, in casa Misseri e sul marciapiede: Sabrina la intervisti prima tu, io “ho” Valentina, per Cosima c’è da fare il turno…E la “delicatezza”…Forse quella di Barbara d’Urso che cerca di escludere dalla “diretta” il gruppone di ragazzotti e ragazzotte che fanno “ciao-ciao” alle telecamere e così guastano l’atmosfera. Ecco, deve essere questa l’unica “delicatezza” nota e praticata in tv. Equilibrio e delicatezza? Parole senza senso ed oggetto: le tv  stanno con la “gente” e fanno quel che vuole e fa la “gente”.

“A me Sabrina mi faceva la ceretta, me lo mette il mio nome sul giornale?”. Così domandava una diciassettenne “locale”. Ivana e Paolo vengono invece da fuori, da Lecce: “Facciamo pratica legale, per noi è un caso da studiare”. Mentono, ma almeno un po’ dissimulano. Altri, molti altri non hanno questa “delicatezza” di nascondere, almeno formalmente, perchè sono qui. Ecco quel che fa la “gente” venuta a guardare ad Avetrana. Viola, strapazza, straccia l’ultimo tabù. Non quello del piacere di guardare nella speranza di trovare, se fortunati, un grumo, una traccia di sangue rappreso. Non tanto quello di fotografarsi davanti alla saracinesca del garage, quella abbassata sulla morta e struprata. Non tanto quello di accalcarsi e spintonarsi, perfino tamponarsi in auto mentre si fa “struscio” sulla strada dei “mostri”. L’ultimo tabù violato alla grande è quello dei bambini.

Con una infinita crudeltà esibizionista di cui neanche si rende conto un papà ha messo fiori bianchi in mano al suo bambino e lo guida a deporli davanti alla saracinesca. Guida i suoi passi e li mette a sincrono con quelli delle troupe televisive, il papà guida il bambinmo ad essere inquadrato mentre depone i fiori. Gli riesce, a sera sarà un papà due volte orgoglioso se rivedrà il suo bimbo in un tg o in uno “speciale”. Sono parcheggiati in strada, qui in “questa” strada, passeggini e carrozzine. Alcuni vuoti, i bambini che li occupavano sono stati fatti scendere dai genitori, familiramente accompagnati a “vedere”, come si fa allo zoo. Alcuni passeggini e carrozzine sono “pieni” del loro carico di piccola umanità: i genitori non negano l’esperienza neanche ai più piccoli. Non è che se li portano appresso, è che vogliono farli partecipi del piacere che provano mamma e papà. Piacere di esserci. Qualcuno, qualche genitore, a domanda incredibilmente risponde: “Quando si hanno dei figli, a queste cose ci si pensa”. Ecco sono venuti qui in forma preventiva. Altri genitori, soprattutto papà, bambini e bambine di casa li alzano sulle spalle perché possano vedere la “veranda” e non solo la strada o la saracinesca.

Sono mille e più di mille davanti alla casa, mille e più di mille per ogni ora del pomeriggio della domenica. Va avanti fino a sera e al mattino dopo ricomincia. Mille e mille invidiati da centomila e centomila che abitano e vivono troppo lontano per regalarsi la “gita”. Vengono con i bambini, espongono i bambini, coinvolgono i bambini, mostrano ai bambini e i bambini mostrano. E’ caduto, cade e resta solo polvere dell’ultimo tabù: quello di tenere i bambini “fuori”. Era l’ultimo, finora inviolato, confine della civiltà degli umani. Confine abbandonato.

Ma forse accade solo ad Avetrana, forse è “colpa”  solo delle tv, forse i bambini la “gente” continua ovviamente a rispettarli ovunque, ovunque non sia la “bolla emotiva” di Avetrana che tutti fa impazzire. Sicuri? Domenica allo stadio di Cesena un giocatore della squadra avversaria, Zaccardo del Parma, segna un gol. E poi va a salutare la famiglia che è in tribuna. La “gente” risponde insultando lui e la famiglia, tirando loro addosso quel che si può, male parole e cartacce. La spingono fuori a forza dallo stadio quella famiglia, la costringono ad andarsene, la mettono in fuga. Mettono in fuga un bambino di tre anni. La faccia di quel bambino per sfortuna non l’ha inquadrata nessuna telecamera. Per sfortuna perchè quella faccia di un bambino di tre anni cui la gente mette paura ci avrebbe detto che non solo ad Avetrana è caduto l’ultimo tabù. Come titola il quotidiano La Stampa “I Mostri assediano la casa dei mostri”. Ad Avetrana e non solo ad Avetrana sono i “mostri” generati dal sonno della civiltà. La ragione, quella è stata sconfitta e messa in minoranza da tempo. Da tempo non fa audience la ragione, ora è la civiltà ad essere fuori dal palinsesto della vita.