Cassazione: divieto di frequentare le lezioni per i bulli che vanno a scuola con la pistola

Pubblicato il 13 Ottobre 2010 16:34 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2010 21:44

Nei casi gravi di bullismo a scuola scatta la misura del divieto di frequentare le lezioni ed avvicinarsi all’edificio scolastico per i ragazzi minorenni responsabili di atti di violenza ed intimidazione nei confronti di professori e compagni di classe. Lo sottolinea la Cassazione a proposito del caso di due studenti violenti di un istituto professionale di Potenza, uno dei quali era andato in classe portando una pistola vera.

Spetta al giudice – rileva inoltre la Suprema Corte con la sentenza 36659 – stabilire se l’obiettivo di allontanare i violenti dalla scuola, garantendo così l’incolumità degli altri studenti e dei docenti e il tranquillo svolgimento della didattica, si possa ottenere con i soli arresti domiciliari o se è necessario ricorrere alla reclusione dei minori negli Istituti minorili.

In particolare, la Cassazione ha detto queste cose affrontando il ricorso di due studenti potentini, Davide S. (18 anni compiuti a marzo) e Moreno S. (diventerà maggiorenne a giugno), contro l’ordinanza con la quale il Tribunale per i minorenni di Potenza aveva ordinato la permanenza dei due ragazzi in un istituto minorile.

Inizialmente il gip aveva, invece, preferito ordinare gli arresti domiciliari per i due giovanissimi indagati denunciati dai compagni di classe, alla Polizia, per “atti di bullismo” commessi a scuola.

Davide e Moreno hanno sostenuto che la reclusione in istituto era eccessiva e che bisognava valutare se l’obbligo di dimora nel loro paese di residenza o il solo divieto di avvicinarsi alla scuola potesse bastare.

La Cassazione su questo punto si è dimostrata sensibile e ha rimproverato il tribunale “per aver escluso l’adeguatezza di ogni altra misura cautelare senza una specifica indagine sugli effetti che l’allontanamento dei prevenuti dall’ambiente scolastico, con altre misure cautelari, potrebbe produrre in ordine al pericolo concreto di reiterazione delle condotte criminose”.

Ora il tribunale motiverà meglio le ragioni per le quali i domiciliari non bastano dal momento che i due bulli non avevano nessuna comportamento “collaborativo”.