Capoeira, la “danza della libertà” che ha conquistato l’Italia

Pubblicato il 13 Maggio 2011 - 08:07 OLTRE 6 MESI FA

MILANO – Chi la pratica è elegante, sensuale, scattante. Il nome di questa sorta di danza, che arriva dalle spiagge di Rio de Janeiro, in africano vuol dire pollaio, campo di fieno, foresta da rami bassi. Stiamo parlando della Capoiera, una disciplina sportiva nata in Brasile nel periodo coloniale, quando vi vennero deportati gli schiavi africani. Nei pochi momenti di pausa si esercitavano in questo ballo con lo scopo di rafforzarsi e conquistare la libertà: l’apparenza di danza tribale li avrebbe messi al sicuro dalla punizione dei padroni.

“La capoeira è una lotta camuffata da danza. Il suo principio si riassume in tre parole: attacco, difesa e contrattacco” spiega Basinho, un “mestre”, un maestro, un insegnante di questa disciplina, che ha la sua scuola a Milano, in via della Pergola. Quando si è trasferito nel capoluogo lombardo nel 1987, nessuno conosceva il significato della parola Capoeira. Per tutto il primo anno nella scuola da lui fondata veniva solo un allievo.

Ma lui non si è dati per vinto, ha girato l’Italia facendo tante esibizioni per far conoscere questa disciplina, e la sua caparbietà ha dato poi i frutti sperati: il 1999 è stato l’anno della svolta “ho “girato la frittata” – racconta Basinho – i giornalisti sono venuti ad intervistarmi, gli allievi hanno iniziato ad aumentare”.

Attualmente in Italia sono presenti circa un centinaio di scuole di Capoeira, la gran parte di queste aderiscono a gruppi che hanno radici in Brasile, ma “tutti quelli che la fanno in Italia in un modo o nell’altro sono passati da qui”, osserva soddisfatto Basinho.

Il bello di questa danza è che non servono abilità particolari, ed è adatta a tutti: “Io lavoro con adulti, con ragazzi, ma anche con bambini dai 4 ai 12 anni: la media è circa 18 anni, ma non c’è una età giusta per iniziare, dipende da quanto ti appassiona”. La costanza poi è fondamentale: “C’è gente che la fa per tre mesi, ma non serve a niente, c’è un tempo fisiologico per diventare abili. La Capoeira non è solo movimento, è una filosofia di vita. Chi la pratica, oltre ai passi base impara la cultura e la lingua portoghese, è una parte fondamentale che trasmettiamo nell’insegnamento, non impari solo delle coreografie. E il tempo è fondamentale per diventare bravi”.

Per iniziare, basta munirsi di Abadà , i pantaloni del capoeirista, un po’ larghi per favorire i movimenti, e imparare la Ginga, il passo base “un dondolamento del corpo, come camminare da fermo” spiega Basinho. Ci si deve disporre poi in cerchio, la famosa “Roda”. I capoeristi battono i palmi delle mani al ritmo del berimbau (lo strumento tipico) e cantano, mentre due capoeristi “giocano”, si sfidano, al centro del circolo. La grandezza della roda può variare da un diametro di tre metri fino a più di dieci metri, e può essere formata da una dozzina di capoeristi come da più di cento. Ed è importante ricordarsi che “qui si viene per faticare, per imparare una disciplina”, conclude Basinho.