I divorzi più lunghi d’Europa. Arriva quello breve, 1 anno invece di 3

Pubblicato il 22 Febbraio 2012 12:52 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2012 12:54
Berlusconi e Veronica Lario

Separazioni celebri: Berlusconi e Veronica (foto LaPresse)

ROMA – In Italia per divorziare ci vogliono non meno di mille giorni, due sentenze, un sacco di soldi, visto che tra divorzio e separazione devono passare almeno tre anni obbligatori, che i tempi della giustizia allungano di altri due. In Francia, se il divorzio è consensuale bastano dai tre ai sei mesi. Nel Regno Unito la separazione non è nemmeno prevista, se consensuale in sei mesi ognuno per la sua strada. In Germania, dopo un anno di separazione, se consensuale scatta automatico il divorzio. In Spagna sono ancora più rapidi: ci vogliono due mesi per il divorzio se consensuale, la separazione non serve e si sta procedendo all’assegnazione della pratica direttamente ai notai, senza passare da un tribunale. In Svezia niente tribunali, notai, avvocati: chi decide di divorziare va in Comune, dichiara che il matrimonio è finito, un funzionario annota nel registro e seduta stante accorda il divorzio.

Siamo lontani anni luce dalla Svezia, ma qualcosa sta per cambiare. Oggi, dicevamo, la legge attuale prevede che passino minimo tre anni da quando viene emessa la sentenza di separazione alla richiesta di divorzio. Nelle prossime settimane è in dirittura d’arrivo la riforma detta del “divorzio breve“, il cui testo è praticamente pronto alla Commissione Giustizia della Camera e che potrebbe essere votato nelle prossime settimane. Oggi 22 febbraio si votano gli ultimi emendamenti.

La riforma prevede che i tempi di separazione passino da tre a un anno se non ci sono figli o se sono maggiorenni. Da tre a due anni, invece, in presenza di figli minori. Insomma si fa largo l’idea di rinunciare, parzialmente ma in maniera incisiva, a quel lunghissimo tempo di attesa, utile, secondo le intenzioni dei legiferatori degli anni ’70, per tentare ripensamenti e riconciliazioni. L’avvocato Bernardini Pace, esperta matrimonialista, nella sua lunga carriera ha trattato circa 25 mila cause di divorzio: “Di ripensamenti ne avrò visti una ventina”, dichiara a La Repubblica. In Europa solo Polonia, Irlanda e Malta hanno procedure così lente: e la ragione è sempre la stessa, l’ingiunzione cattolica a doverci ripensare.

E’ per questo che fino ad oggi moltissime coppie italiane erano costrette a prendere una residenza in Francia, Inghilterra, Spagna, Romania ecc… ed ottenere un divorzio immediato (in media circa 6 mesi) e con spese legali ridotte all’osso. La scorciatoia per porre fine ad un matrimonio sbagliato è data dal regolamento 44/2001 del Consiglio Europeo che disciplina il diritto commerciale ma anche quello privato europeo: esso lascia dedurre la possibilità di pronunciare una sentenza di divorzio da parte di un qualunque Tribunale dell’Ue a patto che i coniugi siano stabilmente residenti in quel Paese. Meglio i sei mesi per una residenza a tempo che i tre anni della giustizia italiana. Oggi, però, per le circa trecento separazioni e i 181 divorzi ogni mille abitanti, il treno dei desideri passerà più velocemente. A meno di brutti scherzi di qualche integralista tra Udc e Lega Nord o di qualche pasdaran radicale del divorzio immediato.