Ictus, perché la dieta mediterranea sembra proteggere di più le donne (blitzquotidiano.it)
Negli ultimi anni la dieta mediterranea è diventata uno dei modelli alimentari più studiati in ambito scientifico, soprattutto per i suoi benefici sul cuore. Ora, nuove evidenze suggeriscono che questo stile alimentare potrebbe avere un ruolo ancora più ampio nella prevenzione dell’ictus, in particolare nelle donne.
Un grande studio osservazionale, pubblicato sulla rivista scientifica Neurology (sezione Open Access), ha infatti rilevato che le donne che seguono più fedelmente la dieta mediterranea presentano un rischio significativamente più basso di andare incontro a tutte le principali forme di ictus, comprese quelle più gravi.
Perché l’ictus colpisce in modo diverso le donne
L’ictus è una patologia che interessa i vasi sanguigni che portano il sangue al cervello e rappresenta una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo. Sebbene spesso venga percepito come un problema “neutro” rispetto al sesso, i dati mostrano una realtà più complessa.
Le donne, nel corso della vita, hanno una probabilità più elevata di sperimentare un ictus rispetto agli uomini. Questo dipende in parte dal fatto che vivono più a lungo, ma anche dalla presenza di fattori di rischio specifici, come la gravidanza, l’uso di contraccettivi ormonali e i cambiamenti metabolici legati alla menopausa.
Non solo: quando l’ictus si verifica, le donne tendono ad avere esiti più gravi e una maggiore probabilità di disabilità residua. Per questo motivo, individuare strategie preventive mirate rappresenta una priorità crescente nella ricerca.
Lo studio
La ricerca ha analizzato i dati di oltre 105 mila donne, con un’età media di circa 53 anni all’inizio dello studio, tutte senza precedenti di ictus. Le partecipanti sono state seguite per un periodo medio di 21 anni, uno dei follow-up più lunghi mai condotti su questo tema.
Nel corso del tempo, le abitudini alimentari sono state valutate attraverso questionari dettagliati e tradotte in un punteggio di adesione alla dieta mediterranea. Il punteggio teneva conto del consumo di alimenti tipici di questo modello, come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e olio extravergine di oliva, insieme a una minore presenza di carne rossa e prodotti altamente trasformati.
Durante il periodo di osservazione, sono stati registrati oltre 4.000 casi di ictus, suddivisi tra forme ischemiche, emorragiche e altre varianti meno comuni.
Dieta mediterranea e riduzione del rischio di ictus
I risultati mostrano un’associazione chiara: le donne con la maggiore adesione alla dieta mediterranea presentavano un rischio complessivamente più basso di ictus rispetto a quelle con le abitudini alimentari meno in linea con questo modello.
Dopo aver tenuto conto di fattori come fumo, attività fisica, pressione arteriosa e altre condizioni di salute, è emerso che l’aderenza elevata alla dieta mediterranea era associata a una riduzione significativa del rischio complessivo di ictus, con benefici osservabili sia per le forme ischemiche sia per quelle emorragiche.
Questo aspetto è particolarmente rilevante perché, mentre il legame tra alimentazione e ictus ischemico è già relativamente consolidato, quello con l’ictus emorragico è storicamente meno chiaro e più difficile da dimostrare.
Perché il risultato sull’ictus emorragico è così importante
L’ictus emorragico, seppur meno frequente rispetto a quello ischemico, è generalmente più grave e presenta un tasso di mortalità più elevato. I fattori di rischio non coincidono completamente tra le due forme, e ciò rende più complesso individuare strategie preventive comuni.
Secondo gli autori dello studio, identificare un comportamento modificabile come l’alimentazione che possa influenzare entrambe le tipologie rappresenta un passo avanti significativo. In particolare, l’effetto protettivo osservato suggerisce che la dieta mediterranea potrebbe agire su più meccanismi biologici contemporaneamente.
I possibili meccanismi protettivi
La dieta mediterranea è caratterizzata da un insieme di alimenti che, nel loro complesso, favoriscono la salute dei vasi sanguigni. L’uso regolare di olio extravergine di oliva, il consumo di pesce ricco di omega-3, l’abbondanza di fibre, antiossidanti e composti antinfiammatori contribuiscono a migliorare la funzione endoteliale e a ridurre l’infiammazione sistemica.
Allo stesso tempo, la minore presenza di grassi saturi, zuccheri raffinati e sodio aiuta a controllare la pressione arteriosa, la glicemia e il profilo lipidico, tutti fattori strettamente legati al rischio di ictus.
Gli esperti sottolineano che è probabilmente l’effetto combinato di questi elementi, più che un singolo alimento, a spiegare i benefici osservati.
Limiti dello studio e cosa non possiamo ancora dire
È importante precisare che lo studio ha un disegno osservazionale. Questo significa che mostra un’associazione, ma non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, i dati alimentari si basano su informazioni auto-riportate, che possono essere soggette a errori o imprecisioni.
Nonostante questi limiti, la dimensione del campione, la durata del follow-up e la coerenza dei risultati rafforzano l’ipotesi che lo stile alimentare giochi un ruolo chiave nella prevenzione dell’ictus nelle donne.
Ulteriori ricerche saranno necessarie per confermare questi risultati in popolazioni diverse e per capire se benefici simili si osservino anche negli uomini.
Un modello alimentare realistico e sostenibile

Uno degli aspetti più interessanti della dieta mediterranea è la sua praticabilità. Non si tratta di un regime rigido o restrittivo, ma di uno stile alimentare flessibile, adattabile a culture e preferenze diverse.
Gli esperti suggeriscono che il modo più efficace per adottarla non è rivoluzionare la dieta dall’oggi al domani, ma introdurre gradualmente piccoli cambiamenti: usare l’olio d’oliva al posto del burro, aumentare il consumo di verdure e legumi, ridurre la frequenza dei piatti a base di carne rossa.
Nel lungo periodo, questa continuità sembra essere la chiave per ottenere benefici concreti sulla salute cardiovascolare e cerebrovascolare.
