L'Unesco in Casa Cupiello: il presepe, l'uva della Valpolicella e la cucina alpina patrimonio dell'umanità (foto Ansa-Blitzquotidiano)
“Te piace ‘o presepe?”. Nella commedia di Edoardo De Filippo la domanda del padre al figlio, ripetuta fino allo sfinimento, esigeva, è chiaro, una risposta implicita. Un sì che, a denti stretti, giungerà solo sul suo letto di morte.
L’ingiunzione ad amare come strenua e forse velleitaria ultima difesa delle tradizioni familiari dal logorio della vita moderna (a quando l’amaro col carciofo patrimonio dell’umanità?), il conflitto eterno tra padri e figli, “Natale in casa Cupiello” è anche tutto questo.
È anche – insieme alla incombente valanga celebrativa degli 800 anni dalla morte del poverello d’Assisi, unico titolare riconosciuto del brevetto – una possibile traccia per comprendere la proposta della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco che ha deciso, su proposta del ministero della Cultura, di presentare all’Unesco la candidature del presepe per l’iscrizione a patrimonio culturale immateriale.
In piena bulimia gastro-identitaria e di sovranismi da tavola, al presepe il Mic affianca le candidature dell’appassimento delle uve della Valpolicella e il patrimonio alimentare alpino. Paghi uno prendi tre.
Che poi, il presepe con tutto il peso e il sacrificio in termini di manualità e di fine artigianato, l’uva e i formaggi quali frutti del duro lavoro sull’ingrata terra di cupe colline e aspre montagne finalmente ingentilite e trasformate in ridenti vigne e sontuosi alpeggi, perché mai queste umane conquiste dovrebbero aspirare al vago soglio di un astratto e intangibile culto immateriale, resta un concretissimo mistero.
800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi
Di seguito le motivazioni del Mic. La candidatura ‘Il presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l’arte di crearlo’ valorizza “la creatività artistica, l’artigianato e la spiritualità popolare delle comunità presepiali, con contributi dell’Associazione Italiana Amici del Presepio e dei luoghi simbolo di Greccio e Assisi.
L’iniziativa, promossa dall’Italia con la partecipazione di Spagna e Uruguay, acquista un significato particolare nell’anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi”.
La tradizione del presepe, ha dichiarato il ministro Giuli, è “un elemento qualificante della identità culturale italiana, un collante sociale per le nostre comunità e una testimonianza eccelsa dell’artigianato artistico tradizionale”.

Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella
La candidatura nazionale ‘Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella’ racconta “la tradizione dell’appassimento delle uve e il legame profondo tra comunità, paesaggio e cultura produttiva. Il dossier, destinato anch’esso alla Lista rappresentativa, è frutto della collaborazione tra Snodar, il Consorzio dei vini della Valpolicella e istituzioni accademiche. Alpine Food Heritage: tradizioni alimentari e cooperazione internazionale”.
Le pratiche alimentari tradizionali delle comunità alpine
L’Italia partecipa inoltre alla candidatura multinazionale ‘Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità’, coordinata dalla Svizzera con la partecipazione di Francia e Slovenia, “per il Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia.
L’iniziativa raccoglie pratiche alimentari tradizionali delle comunità alpine e rappresenta un modello virtuoso di collaborazione internazionale per la tutela e la trasmissione dei saperi locali”.
