Turchia, mistero sul ritrovamento dell’arca di Noè. I resti a 4000 metri sul monte Ararat

Pubblicato il 29 Aprile 2010 13:08 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2010 13:08
I resti trovati sul monte Ararat

I resti trovati sul monte Ararat

La scoperta è risuonata come un evento clamoroso: un gruppo di ricercatori turchi e cinesi avrebbe ritrovato la mitica Arca di Noè di biblica memoria. Il luogo in cui è affiorata l’Arca è il Monte Ararat, in Turchia vicino al confine con l’Iran.

La missione. La spedizione è composta da 15 cinesi e turchi, il budget alto, le motivazioni archeologiche ma anche religiose. Il gruppo principale, infatti, ha base a Hong Kong ed è formato da cristiani evangelici cinesi. Gli esploratori sono dunque saliti sul monte per trovare la nave. E’ lì che avrebbero scoperto una struttura in legno che avrebbe 4800 anni. «La struttura della barca – spiegano gli esperti – possiede molti scomparti e si può dire che si tratta degli spazi in cui si trovavano gli animali». Secondo la Bibbia, infatti, Noè costruì l’Arca per sfuggire insieme alla sua famiglia al Diluvio Universale. Contattato anche il governo, al quale è stata chiesta la protezione dell’area per avviare gli scavi. Anche l’Unesco verrà coinvolta per inserire questa regione nella sua lista del patrimonio dell’umanità.

La Bibbia e le “prove”. La Bibbia sulla descrizione dell’Arca è chiara. Dice Jahve a Noè: «Costruisci per te un’arca di legno resinoso, la farai a celle e la spalmerai di bitume di dentro e di fuori. Ecco come devi costruirla: avrà 300 cubiti di lunghezza, 50 di larghezza e 30 di altezza». Tradotte le misure in metri, pare che le dimensioni siano compatibili con quel che si è trovato. Il tutto, cioè i resti di una nave, a 4000 metri di altitudine. Bibbia alla mano niente di strano, perché lì evidentemente si arenò l’Arca quando le acque del diluvio cominciarono a calare. Tra le altre compatibilità tra il legno ritrovato e la Bibbia ci sarebbe poi il carbonio 14: in base alla prova il reperto ha 4800 anni, quindi l’epoca corrisponderebbe.

Il documentario. Secondo molti, però, lo scetticismo è d’obbligo: Yeung Wing-Cheung, di nazionalità cinese, che ha annunciato al mondo la scoperta non è un archeologo ma un documentarista che sull’Arca ha già girato un film: «The days of Noah».

Le precedenti scoperte. Gli esploratori cinesi, comunque, sono solo gli ultimi di una lunga lista di “Indiana Jones” ad aver “ri-scoperto” pezzi di Arca. I primi ritrovamenti importanti risalgono al 1955 e ‘69, quando il francese Navarra estrasse dei pezzi di legno dal ghiacciaio. Poi le scoperte dell’italiano Angelo Palego, un ingegnere di Trecate (Novara) che ha cominciato a cercare l’Arca nel 1985, nell’89 la trova e nel ‘90 ha scritto il libro «Ho camminato sopra l’Arca di Noè». Altri esploratori sono tuttora Tito De Luca e Roberto Tiso. Il primo ha scritto «Ararat, sulle tracce dell’arca di Noè». «In 20 anni di ricerche non so più quante volte sono andato lassù», racconta De Luca. «Ho trovato varie porzioni di legno a quote più basse di Palego», dice, «ma non ne ho mai dato notizia».

Sulla ri-scoperta dei colleghi cinesi è scettico: «Non ho ancora visto il video, ma so da ricercatori stranieri che non si tratta di studiosi molto attendibili». Yeung Wing-Cheung ha chiarito: «Non possiamo dire al 100% che si tratta dell’Arca di Noè, ma al 99,9% sì». Che sia una bufala solo all’1%? Resta il mistero.