Malagò: “Il calcio va riformato o falliremo come classe dirigente”

Pubblicato il 21 Maggio 2013 - 10:46 OLTRE 6 MESI FA
Malagò: "Il calcio va riformato o falliremo come classe dirigente"

Malagò: “Il calcio va riformato o falliremo come classe dirigente” (LaPresse)

ROMA – ”Non ci sono alibi, dobbiamo riformare o falliamo come classe dirigente”: è  l’avvertimento del presidente del Coni Giovanni Malagò  ai dirigenti del calcio italiano durante un convegno a Milano.

”So che il divario fra il calcio e gli altri sport è enorme, ma – ha detto Malagò  – non si può  negare che il calcio ha perso qualche punto negli ultimi anni: non si può  vivere di rendita per tutta la vita”.

”Siamo qui da tre mesi, esiste un metodo vecchio ormai 8-10 anni. Noi stiamo cercando nuovi parametri e abbiamo nominato una commissione con dentro la piu’ ampia rappresentanza delle varie federazioni e numero di discipline”, sarà ”tutto trasparente. Pubblico”.

Ora, aggiunge, ”bisogna ricominciare dalla scuola, dalla famiglia, da una nuova cultura ed educazione allo sport. Finora è stato detto molto e fatto molto poco. Il 38% degli italiani non pratica sport”.

Tante le facce del problema, ma per il presidente del Coni ”l’attività  agonistica andrebbe fatta direttamente a scuola. Servono 4 miliardi per mettere a norma gli edifici scolastici – dice -. E’ uno dei primi obiettivi”.

Andrea Agnelli (applaudito dai presenti per lo scudetto appena conquistato), ha definito la Serie A un campionato di transito che cede i campioni alle altre leghe “perché non ce le possiamo più permettere”.

Ancora Agnelli: “La Federazione deve avere un ruolo strategico di indirizzo politico, che non sia la somma degli interessi delle singole componenti”.

Le riforme impiegano del tempo prima di dare dei frutti.

“La Premier ha iniziato 20 anni fa a vendere il suo prodotto in un certo modo e ora incassa dai diritti esteri 1,5 miliardi contro i 120 milioni della Serie A, ora tutti parlano del modello tedesco ma la Bundesliga è partita 10 anni fa con una politica forte sui vivai”.

Gli stadi italiani sono ‘preistorici’. E’ necessario ricostruirli: questa è la volontà delle tifoserie di tutta Italia, come emerge dal sondaggio di Mannheimer, ed i dirigenti del calcio italiano lo sanno benissimo.

Solo la Juventus è un modello in questo. L’Inter ci sta provando ma  “è indietro, anche perché — racconta Fassone — per un progetto del genere servono 250-300 milioni”.

A riguardo si è pronunciato anche Beretta:  

“In Inghilterra è stato destinato l’8% degli introiti delle scommesse alla costruzione degli impianti”, Franco Carraro, da senatore del Pdl, si assume l’impegno a spingere la legge in Parlamento, “a patto che il calcio faccia una proposta concreta, senza trucchi”.