Asl: “Mattia è cardiopatico, non può giocare”. I genitori: “Vogliamo i danni”

Pubblicato il 10 agosto 2012 9:50 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2012 15:49
Piermario Morosini

Piermario Morosini muore in campo per un malore il 14 aprile 2012 (Lapresse)

TREVISO – Mattia G., 12 anni e un futuro da calciatore professionista? Forse, se non fosse per quel battito irregolare che il medico della Asl 9 di Treviso ha auscultato nel suo petto quel 27 febbraio 2009. “Mi dispiace ma non posso firmare l’idoneità alla pratica agonistica”, aveva detto il medico ai genitori del ragazzo, disponendo ulteriori accertamenti. Ma i tempi di attesa erano troppo lunghi, circa un anno per scongiurare ogni rischio, e i genitori di Mattia anziché apprezzare lo scrupolo del medico hanno deciso di fare causa all’Asl, chiedendo un risarcimento danni tra i 5 e i 10 mila euro.

Con la morte di Piermario Morosini ancora negli occhi, il ventiseienne calciatore del Livorno, crollato in campo, in diretta tv, durante la partita col Pescara, la storia di Mattia non può che sollevare qualche riflessione. Sono sempre troppi i casi di Mis, acronimo di Morte Improvvisa da Sport: almeno 1800 l’anno solo nel mondo dilettantistico. E conoscere storie come quella di Mattia non è incoraggiante. Perché tre anni fa, quando il medico dell’Asl chiese ulteriori accertamenti i genitori del baby calciatore scelsero di non prenotare per l’ecocardiogramma e, dopo essere passati da una clinica privata, si presentarono davanti alla Commissione regionale d’appello per l’idoneità sportiva. A giugno 2009 Mattia fu giudicato idoneo e tornò a giocare.

Ora la sua famiglia ritiene che quel breve periodo di inattività, che di fatto ha tenuto il potenziale talento lontano da partite e allenamenti per circa un anno, possa aver compromesso la sua carriera calcistica. “Mattia era destinato a entrare nella rosa degli Esordienti, c’era un osservatore che lo teneva d’occhio”, racconta il legale della famiglia. “La malformazione cardiaca del ragazzo è un dato oggettivo – ribatte il legale della Asl – Il problema è capire se con una certa malformazione si possa giocare a livello agonistico oppure no”.

Ed è tutta lì la questione: tra l’eccesso di scrupolo e l’ipotesi di una carriera milionaria che in pochi possono permettersi di sognare, che fare? E’ una corsa al cardiopalma: pochi mesi e ti sei giocato la carriera, pochi istanti sotto sforzo e ti sei giocato il cuore. Certo fa riflettere il fatto che siano proprio i genitori quelli che, tra le due ipotesi, abbiano scelto di giocarsi il cuore del ragazzo. Intanto le parti stanno trattando davanti al conciliatore: il primo incontro qualche giorno fa, si rivedranno a settembre.