House of Cards, Frank Underwood sputa su Gesù. E se fosse stato Allah?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Marzo 2015 10:57 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2015 11:02
House of Cards, Frank Underwood sputa su Gesù. E se fosse stato Allah?

House of Cards, Frank Underwood sputa su Gesù. E se fosse stato Allah?

ROMA – Uno sputo dritto nell’occhio di Gesù, in una chiesa. E’ quello che gli spettatori hanno appena visto in una puntata della terza serie di House of Cards. Uno sputo, va da sé, offensivo per alcuni ma visti i tempi è legittimo chiedersi: e se fosse stato Allah? Intendiamo un qualsiasi simbolo collegabile all’Islam? Non statue di Allah perché per i musulmani è peccato rappresentarlo in forma umana, ma le vignette di Charlie Hebdo ci ricordano che offendere cristiani, ebrei e anche musulmani è possibile, eccome.

Nella puntata in questione il protagonista Frank Underwood, conquistata la Casa Bianca, si reca in chiesa per confessarsi e farsi assolvere da quei peccati commessi durante la sua scalata al successo. Il sacerdote non lo assolve e si allontana. E a quel punto Underwood se la piglia con un crocefisso, centrando l’occhio di Gesù con uno sputo.

Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, in un articolo dedicato a questa scena della serie tv, con qualche imbarazzo chiede e si chiede: “Ora, è inopportuno, provocatorio, spregevole, domandarsi: se una scena del genere avesse avuto come vittima non un crocefisso ma qualcosa che riguardava, per dire, Maometto, ci sarebbe stata una reazione così tollerante?”. Perché la puntata trasmessa negli Usa ha avuto sì qualche rimostranza da parte di qualche spettatore cattolico, ma tutto sommato la cosa è finita lì. House of Cards è stato trasmesso senza censura, continuerà a essere trasmesso senza grossi trambusti e patemi d’animo.

No, probabilmente se fosse stato offeso un simbolo dell’Islam la reazione non sarebbe stata altrettanto morbida. Charlie Hebdo docet. Ma questa riflessione ne chiama un’altra: è possibile immaginare un mondo dove il livello di tolleranza per le offese alla religione sia lo stesso dappertutto e per tutti? Naturalmente questo non giustifica reazioni violente, tantomeno omicidi in nome della “difesa della fede”. Ma il quesito resta. Così come il concetto di libertà d’espressione, e la conseguente tolleranza verso la satira e i suoi bersagli, non è ovviamente lo stesso ad ogni latitudine.

House of Cards, o Charlie Hebdo, o qualunque altro veicolo della libertà d’espressione e di satira, dovrebbero fermarsi, fare un passo indietro, quando si prende in giro un qualche simbolo religioso per paura di ritorsioni violente? E’ facile immaginare che un giornalista, un vignettista, uno sceneggiatore, dopo i fatti di Parigi, sia molto più attento a non offendere, molto più cauto. Soprattutto verso i simboli cari a chi è pronto a imbracciare un fucile per difendere la propria fede. Va da sé che l’autocensura non è omogenea: e no, forse uno sputo diretto a Maometto non l’avremmo visto in tv.