Le leggi Fornero inguaiano i precari Iva della Rai

Pubblicato il 20 agosto 2012 11:16 | Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2012 11:17
anna maria tarantola

Il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola

ROMA – La riforma del lavoro di Elsa Fornero inguaia i precari Rai a partita Iva, ovvero oltre 2mila atipici-parasubordinati tra registi, giornalisti, presentatori, autori, che rischiano di veder dimezzati i contratti annuali e quindi anche lo stipendio. Duemila precari, il cuore pulsante di viale Mazzini, che ora hanno scritto alla direzione generale Rai minacciando di fare causa per ottenere l’assunzione. Un’ondata di cause di lavoro che manderebbe in tilt viale Mazzini, visto che secondo i calcoli di “Iva party” (una delle associazioni di base), il popolo delle partita Iva Rai costituisce da un terzo alla metà di tutto il personale di redazione dei programmi di intrattenimento e di approfondimento giornalistico, ad esclusione delle testate.

La questione è questa: la riforma Fornero ha dichiarato guerra alle false partita Iva, decretando che il lavoratore a partita Iva ha diritto all’assunzione se ha dallo stesso imprenditore o azienda contratti più lunghi di otto mesi, una postazione fissa (tavolo, telefono, obblighi di orario) e percepisca l’80% del proprio reddito dalla stessa azienda. Il profilo esatto del precario Rai al quale da anni vengono assicurati contratti anche di dieci mesi lasciando solo una pausa estiva. Ora, in punta di legge, gli oltre duemila precari a partita Iva potrebbero ottenere, facendo causa, un’assunzione. Ma è più probabile che, almeno nel frattempo che l’azienda trovi un compromesso, questi lavoratori che prima lavoravano tutto l’anno con una sola pausa estiva, si ritrovino con contratti di sei mesi e con lunghe pause tra uno e l’altro. Ovvero meno lavoro e meno soldi per il lavoratore precario, che non può usufruire nemmeno degli ammortizzatori sociali; più contrattini a basso prezzo per l’azienda. Andando però ad amputare e sostituire di continuo ruoli anche chiave di professionisti che lavorano da anni nella stessa redazione o nella stessa trasmissione.

Da settembre governo e piani alti della Rai dovranno riunirsi attorno a un tavolo per decidere il da farsi. Viale Mazzini non ha la forza di contrattualizzare oltre duemila precari in un periodo di crisi come questo ma il popolo delle partite Iva Rai è pronto alla guerra. Gli “atipici Rai” avevano già scritto a Mario Monti il 15 giugno scorso: “Dobbiamo notare, con profondo rincrescimento – avevano scritto – che la riforma Fornero del mercato del lavoro non ci assicura nessuna risposta. Invece di ridurre le forme di sfruttamento e di precarietà, essa fornisce più efficaci strumenti di sfruttamento. Cioè lavoreremo di meno, con compensi più bassi e la partita Iva sarà paradossalmente diffusa a tutti… Sono le nostre condizioni di lavoro a mettere sempre più a rischio la qualità e la libertà del servizio pubblico… Ma la Rai siamo noi, molto più di chi per decenni l’ha lottizzata e ne ha abusato vergognosamente”.

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